Il reato di cui all’art. 615 ter c.p..Vietato spiare i dati sensibili altrui introducendosi abusivamente in un sistema telematico.

L’art. 615 ter c.p. prevede che: “Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni”.

La Quinta sezione penale della Corte di cassazione ha affermato che il reato previsto dall’art. 615-ter cod. pen., configura un reato di pericolo che si concretizza ogniqualvolta l’ingresso abusivo riguardi un sistema informatico in cui sono contenute notizie riservate, indipendentemente dal tipo di notizia eventualmente appresa.

Trattasi della sentenza n. 8541 del 2019 (ud. 09/11/2018 – deposito del 27/02/2019).

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Ancora sulla fallibilità delle società di capitali in house.

La società di capitali con partecipazione pubblica (cd. “in house”) è assoggettabile a fallimento, atteso che, da un lato, l’art. 1 l.fall. esclude dall’area della concorsualità gli enti pubblici, non anche le società pubbliche, per le quali trovano applicazione le norme del codice civile nonché quelle sul fallimento, sul concordato preventivo e sull’amministrazione straordinaria, e che, dall’altro lato, la particolare relazione interorganica che lega l’ente societario all’amministrazione pubblica (c.d. controllo analogo) serve solo a consentire all’azionista pubblico di svolgere un’influenza dominante sulla società, se del caso attraverso strumenti derogatori rispetto agli ordinari meccanismi di funzionamento, senza tuttavia incidere sull’alterità soggettiva dell’ente societario rispetto all’ente pubblico controllante, restando il primo pur sempre un centro di imputazione di rapporti e posizioni soggettive autonomo rispetto al secondo.

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Rassegna tematica della giurisprudenza di legittimità sul Processo civile telematico Aggiornata con le decisioni pubblicate al 31 dicembre 2018

Sul sito internet della Cassazione è stato pubblicata il 19 febbraio 2019 una interessante relazione relativa alla giurisprudenza di legittimità in tema di processo telematico.

La relazione tratta delle notifiche ex legge 53/1994, delle comunicazioni e notificazioni  di cancelleria, del domicilio digitale e dell’atto processuale in forma di documento informatico.

In pratica un piccolo vademecum da leggere con attenzione.

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L’istituto del “prospective overruling”: quando è ammissibile.

Le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione con una importante sentenza del 12.02.2019 n. 4135 hanno fissato importanti principi in tema di riconoscibilità del cd. overruling cioè quel fenomeno che ricorre quando si registra una svolta inopinata e repentina rispetto ad un precedente diritto vivente consolidato che si risolve in una compromissione del diritto di azione e di difesa di una parte.

L’ordinanza di rimessione riferisce del principio di tutela dell’affidamento nell’ordinamento giuridico, che trova una importante applicazione nell’istituto del prospective overruling, in base al quale una norma è suscettibile di assumere nel tempo contenuti diversi, sia pure entro il limite dei significati resi possibili dalla plurivocità del significante testuale, ma ciò non dovrebbe determinare una lesione dell’affidamento della parte, visto che le norme processuali costituiscono le «regole del gioco» che devono essere stabili e affidabili.

Clicca qui per leggerla sul sito della Cassazione.

Le tre massime ricavabili dalla sentenza sono le seguenti.

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Termine per proporre l’azione di risarcimento danni conseguente all’annullamento giurisdizionale del provvedimento lesivo.

Dal sito della giustizia amministrativa

Termine per proporre l’azione di risarcimento danni conseguente all’annullamento giurisdizionale del provvedimento lesivo

Tar Catanzaro, sez. II, 9 gennaio 2019, n. 37 – Pres. Durante, Est. Levato

Clicca qui per leggerla.

Il ricorrente asseritamente leso dall’attività amministrativa illegittima, ove non proponga azione autonoma ex art. 30, comma 3, c.p.a., è onerato ad agire per il ristoro dei danni entro centoventi giorni dal passaggio in giudicato della sentenza che, accogliendo la domanda caducatoria avanzata dallo stesso, abbia annullato l’atto amministrativo, quale precondizione necessaria per l’integrazione di un contegno illecito della p.a. ai sensi dell’art. 2043 c.c. (1).

(1) Ha chiarito il Tar che il richiamato differimento del dies a quo per il decorso del termine decadenziale, previsto dal comma 5 dell’art. 30 c.p.a., è strettamente correlato alla circostanza che l’inoppugnabile pronuncia di annullamento derivi da un’azione proposta dal medesimo deducente che poi insta anche per il ristoro dei pregiudizi subiti.
Il descritto ed inscindibile legame si evince dal tenore letterale della norma, la quale – sul presupposto che sia stata esperita azione di annullamento ad opera del danneggiato – consente a quest’ultimo di agire per il ristoro del pregiudizio lamentato “nel corso del giudizio o, comunque, sino centoventi giorni dal passaggio in giudicato della relativa sentenza”.
La legittimazione a presentare “nel corso del giudizio” caducatorio la domanda risarcitoria, per il tramite di motivi aggiunti, può essere riconosciuta al solo ricorrente che abbia chiesto l’annullamento dell’atto illegittimo ai sensi dell’art. 29 c.p.a., ferma la facoltà per il medesimo di agire per il ristoro entro centoventi giorni dal passaggio in giudicato della “relativa sentenza”, con chiara ed univoca inerenza tra il giudizio di annullamento da lui coltivato e la conseguente pronuncia.
La ratio sottesa alla riportata interpretazione, basata sulla littera legis, si rinviene dell’esigenza di circoscrivere il favor del termine più ampio per la proposizione della domanda di risarcimento nei riguardi del solo ricorrente, che con diligenza abbia già agito per la caducazione dell’atto amministrativo illegittimo.
La circostanza che il ricorrente sia stato intimato nei giudizi di annullamento del provvedimento di revoca e sia indicato formalmente tra le parti nella pronuncia del Consiglio di Stato non è di per sé idonea a legittimare l’azione di cui all’art. 30, comma 5, c.p.a.. Infatti, sebbene il giudicato caducatorio dell’illegittima revoca abbia prodotto effetti vantaggiosi sul piano sostanziale per tutti i partecipanti alla procedura selettiva utilmente collocati in graduatoria, tra cui il deducente, analoghi effetti non si rinvengono sul versante processuale della dilatazione temporale del termine decadenziale previsto dall’art. 30, comma 5 che, secondo quanto rilevato, trova una limitata applicazione nei soli riguardi del danneggiato che abbia agito per l’annullamento.
Nella delineata prospettiva, giova richiamare la disciplina civilistica prevista dall’art. 1310, comma 1, c.c., che nella diversa ipotesi del termine di prescrizione estende gli effetti favorevoli degli atti interruttivi posti in essere da un debitore o creditore in solido anche nei confronti degli altri debitori o creditori, mentre, di contro, l’art. 2964, comma 1, c.c. pone un limite all’estensione del più vantaggioso regime giuridico prescrizionale ove ricorra un termine decadenziale, statuendo che “quando un diritto deve esercitarsi entro un dato termine sotto pena di decadenza, non si applicano le norme relative all’interruzione della prescrizione”.
Con riferimento all’indicata e ritenuta esperibilità ad opera del deducente dell’actio iudicati per l’esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato, torna utile evidenziare che, in esito alla riforma introdotta dal D. Lgs. n. 195/2011, è stato abrogato il comma 4 dell’art. 112 c.p.a., previsione foriera di molteplici perplessità in ambito dottrinale e giurisprudenziale, che in sede di ottemperanza consentiva al ricorrente di agire anche per il ristoro, non richiesto in pendenza del giudizio di legittimità, dei danni pregressi al giudicato.
Il vigente regime processuale ammette quindi in fase di ottemperanza solo l’azione risarcitoria per i pregiudizi intervenuti successivamente all’inoppugnabilità della sentenza, a conferma della distinta efficacia del giudicato annullatorio sul piano dell’utilità sostanziale e sul piano del differimento del decorso del termine decadenziale previsto dal comma 5 dell’art. 30 c.p.a.

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Notifica del titolo senza formula esecutiva: quali conseguenze?

L’omessa spedizione in forma esecutiva della copia del titolo esecutivo rilasciata al creditore e da questi notificata al debitore determina una irregolarità formale del titolo medesimo, che deve essere denunciata nelle forme e nei termini di cui all’art. 617, comma 1, c.p.c., senza che la proposizione dell’opposizione determini l’automatica sanatoria del vizio per raggiungimento dello scopo, ai sensi dell’art. 156, comma 3, c.p.c.; tuttavia, in base ai principi di economia processuale, di ragionevole durata del processo e di interesse ad agire, il debitore opponente non può limitarsi, a pena di inammissibilità dell’opposizione, a dedurre l’irregolarità formale in sé considerata, senza indicare quale concreto pregiudizio ai diritti tutelati dal regolare svolgimento del processo esecutivo essa abbia cagionato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione Terza Sezione Civile con Sentenza n. 3967 del 12/02/2019.

Clicca qui per leggerla sul sito della Cassazione

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La revisione possibile anche sulle sentenze di proscioglimento che abbiano pronunciato sui danni.

Le Sezioni unite penali della Corte di cassazione con Sentenza n. 6141/2019 ( ud. 25/10/2018 – deposito del 07/02/2019) hanno affermato che è ammissibile, sia agli effetti penali che agli effetti civili, la revisione, richiesta ai sensi dell’art. 630, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., della sentenza del giudice dell’appello che, decidendo anche sull’impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi concernenti gli interessi civili, in applicazione della disciplina dettata dall’art. 578 cod. proc. pen., abbia prosciolto l’imputato per l’intervenuta prescrizione del reato, e contestualmente confermato la sua condanna al risarcimento del danno nei confronti della parte civile.

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Attenuante della riparazione del danno ed reati connessi alla circolazione stradale.

In tema di circolazione stradale, la Quarta Sezione penale della Corte di cassazione ha affermato che la circostanza attenuante dell’integrale riparazione del danno non è applicabile ai reati di fuga e di omissione di soccorso, trattandosi di reati di pericolo.

Lo ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione con sentenza n. 5050 ud. 17/01/2019 – deposito del 01/02/2019.

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P.A.T. – Il deposito telematico si considera tempestivo con riguardo al giorno e non all’ora

Dal sito della giustizia amministrativa

Con l’entrata a regime del processo amministrativo telematico, gli atti in scadenza possano essere depositati con modalità telematica fino alle ore 24.00 dell’ultimo giorno, ai sensi del primo periodo dell’art. 4, comma 4, delle norme di attuazione del c.p.a. (allegato 2 del d.lgs. n. 104 del 2010), laddove nel regime del processo “cartaceo” il termine era stabilito alle ore 12.00 (1).

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Interruzione del processo per fallimento e termine per la riassunzione

La Prima Sezione civile della Cassazione con ordinanza interlocutoria n. 2723 del 30/01/2019 ha enunciato, ai sensi dell’art. 363 c.p.c., il seguente principio di diritto: “in caso di interruzione automatica del processo determinata dalla dichiarazione di fallimento di una delle parti, il termine per la riassunzione di cui all’art. 305 c.p.c. decorre dalla dichiarazione o notificazione dell’evento interruttivo secondo la previsione dell’art. 300 c.p.c., ovvero, se anteriore, dalla conoscenza legale di detto evento procurata dal curatore del fallimento alle parti interessate”.

Nel caso trattato il processo si era interrotto a seguito della dichiarazione in udienza del fallimento del suo assistito da parte dell’avvocato. Effettuata la riassunzione ad iniziativa della controparte la Corte d’appello, pronunciando nel contraddittorio con il Fallimento, ha con sentenza dichiarato estinto il giudizio con compensazione di spese. Ha in particolare ritenuto la Corte territoriale, accogliendo l’eccezione del Fallimento, che il termine per la riassunzione del giudizio interrotto dovesse essere computato a far data non già dalla dichiarazione dell’evento interruttivo in udienza, bensì da una precedente lettera del 26 novembre 2014, inviata a mezzo pec al difensore dell’appellante, con la quale il Curatore aveva comunicato l’intervenuto fallimento, sicché, movendo da tale data, il ricorso per riassunzione risultava depositato dopo la scadenza del termine semestrale, ratione temporis applicabile, previsto dall’articolo 305 c.p.c..

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Importante sentenza sull’etilometro e onere della prova nell’opposizione al verbale

La Corte di Cassazione Sesta Sezione Civile con ordinanza n. 1921 del 24 gennaio 2019 ha chiarito quanto segue.

In tema di violazione al codice della strada, il verbale dell’accertamento effettuato mediante etilometro deve contenere, alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata, l’attestazione della verifica che l’apparecchio da adoperare per l’esecuzione del cd. “alcooltest” è stato preventivamente sottoposto alla prescritta ed aggiornata omologazione ed alla indispensabile corretta calibratura; l’onere della prova del completo espletamento di tali attività strumentali grava, nel giudizio di opposizione, sulla P.A. poiché concerne il fatto costitutivo della pretesa sanzionatoria.

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Notifiche a mezzo Pec alle PPAA: quale indirizzo utilizzare

Con la recente decisione del 12.12.2018 n. 7026 la Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha ritenuto che è valida, dopo l’entrata in vigore del processo amministrativo telematico, la notifica Pec effettuata all’Amministrazione all’indirizzo tratto dall’elenco Indice PA.
In particolare la Sezione ha stabilito che dopo l’entrata in vigore del Pat, la notificazione, a mezzo posta elettronica certificata, del ricorso effettuata all’amministrazione all’indirizzo tratto dall’elenco presso l’Indice PA è pienamente valida ed efficace; l’Indice PA è, infatti, un pubblico elenco in via generale e, come tale, utilizzabile ancora per le notificazioni alle P.A., soprattutto se  l’amministrazione pubblica destinataria della notificazione telematica è rimasta inadempiente all’obbligo di comunicare altro e diverso indirizzo PEC da inserire nell’elenco pubblico tenuto dal Ministero della giustizia.

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