Eccezione di prescrizione nelle cause di diritto bancario

Finalmente le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito le modalità con cui gli Istituti di credito devono articolare l’eccezione di prescrizione nelle cause in cui sono convenute.

Trattasi della sentenza N. 15895/2019 del 13/6/2019 che ha fissato il seguente principio di diritto: “l’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente Ric. 2017 n. 24481 sez. SU – ud. 21-05-2019 -18- assistito da un apertura di credito, è soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, e la dichiarazione di volerne profittare, senza che sia anche necessaria l’indicazione di specifiche rimesse solutorie

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Sull’articolo 622 c.p.p.

Nel giudizio civile di rinvio innanzi alla Corte d’appello civile ex art. 622 c.p.p., a seguito di annullamento (su impugnazione della parte civile) di sentenza di assoluzione disposto dalla Corte di cassazione penale ai soli effetti civili, la Corte d’appello competente per valore deve applicare le regole, processuali e probatorie, proprie del processo civile e, conseguentemente, adottare, in tema di nesso eziologico tra condotta ed evento di danno, il criterio causale del “più probabile che non”, e non quello penalistico dell’alto grado di probabilità logica e di credenza razionale.

Lo ha stabilito la Terza Sezione Civile della Cassazione con sentenza n. 15859 del 12/06/2019

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La Corte Costituzionale si pronuncia su riqualificazione del fatto e messa alla prova

Con sentenza interpretativa di rigetto n. 131 del 3 aprile – 29 maggio 2019 la Consulta ha chiarito che le norme di cui agli artt. 464 bis, comma 2 e 521, comma 1, c.p.p.. vanno interpretate nel senso che vi è la possibilità per il giudice di disporre la sospensione con messa alla prova qualora, in esito al giudizio, ritenga di dare al fatto una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell’imputazione, tale da consentire l’accesso al beneficio. –

Ecco il passo più importante della motivazione.

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Designazione anticipata dell’amministratore di sostegno

In tema di amministrazione di sostegno, la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 12998 del 15/05/2019, dopo aver ribadito che la procedura di nomina dell’amministratore non presuppone che la persona interessata versi in uno stato d’incapacità d’intendere o di volere, essendo sufficiente che sia priva, in tutto o in parte, di autonomia per una qualsiasi “infermità” o “menomazione fisica”, anche parziale o temporanea e non necessariamente mentale, che la ponga nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi, ha stabilito che la designazione anticipata dell’amministratore di sostegno da parte dello stesso interessato, in vista della propria eventuale futura incapacità, prevista dall’art. 408, comma 1, c.c., non ha esclusivamente la funzione di scegliere il soggetto che, ove si presenti la necessità, il giudice tutelare deve nominare, ma ha altresì la finalità di consentire al designante, che si trovi ancora nella pienezza delle proprie facoltà cognitive e volitive, di impartire delle direttive vincolanti sulle decisioni sanitarie o terapeutiche da far assumere in futuro all’amministratore designato; tali direttive possono anche prevedere il rifiuto di determinate cure, in quanto il diritto fondamentale della persona all’autodeterminazione, in cui si realizza il valore fondamentale della dignità umana, sancito dall’art. 32 Cost., dagli art. 2, 3 e 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalle convenzioni internazionali, include il diritto di rifiutare la terapia, come nell’ipotesi di aderente alla confessione religiosa dei Testimoni di Geova, che in sede di designazione anticipata abbia preventivamente manifestato la sua irrevocabile volontà di non essere sottoposto, neanche in ipotesi di morte certa ed imminente, a trasfusioni a base di emoderivati.

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Atti di compravendita ed indicazione del titolo edilizio: la nullità testuale.

La Corte di Cassazione – Sezioni Unite Civili con sentenza 22 marzo 2019 n. 8230 (clicca qui per leggerla sul sito della Corte) ha ritenuto che la nullità dei contratti aventi ad oggetto diritti reali su immobili da cui non risultino gli estremi del permesso di costruire o dell’istanza di sanatoria (art. 46 d.P.R. n. 380 del 2001, artt. 17 e 40 l. n. 47/1985) va ricondotta al comma 3 dell’art. 1418 c.c. e deve qualificarsi come nullità testuale. In presenza della menzione degli estremi del permesso di costruire o dell’istanza in sanatoria, il contratto è valido a prescindere dal profilo della conformità o della difformità della costruzione realizzata al titolo menzionato .

Non può invece ravvisarsi in tali disposizioni normative (oltre ad una nullità formale) anche una nullità sostanziale e virtuale ex art. 1418 co. 1, per contrarietà a norme imperative ed in ragione di difformità sostanziale della costruzione rispetto al titolo abilitativo.

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Il creditore del Condominio può pignorare con p.p.t. i contributi dovuti dai condomini.

Il creditore del condominio che disponga di un titolo esecutivo nei confronti del condominio stesso ha facoltà di procedere all’espropriazione di tutti i beni condominiali, ai sensi degli artt. 2740 e 2910 c.c., ivi inclusi i crediti vantati dal condominio nei confronti dei singoli condomini per i contributi dagli stessi dovuti in base a stati di ripartizione approvati dall’assemblea, in tal caso nelle forme dell’espropriazione dei crediti presso terzi di cui agli artt. 543 ss. c.p.c. e senza che entri in gioco il principio di parziarietà delle obbligazioni condominiali.

Lo ha stabilito la Terza Sezione Civile della Cassazione con sentenza n. 12715 del 14/05/2019. Ecco il link

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Condotta illecita del dipendente e responsabilità della P.A.

Le Sezioni Unite, a risoluzione di contrasto, hanno affermato che lo Stato o l’ente pubblico risponde civilmente del danno cagionato a terzi dal fatto penalmente illecito del dipendente anche quando questi abbia approfittato delle sue attribuzioni ed agito per finalità esclusivamente personali od egoistiche ed estranee a quelle della amministrazione di appartenenza, purchè la sua condotta sia legata da un nesso di occasionalità necessaria con le funzioni o poteri che il dipendente esercita o di cui è titolare, nel senso che la condotta illecita dannosa – e, quale sua conseguenza, il danno ingiusto a terzi – non sarebbe stata possibile, in applicazione del principio di causalità adeguata ed in base ad un giudizio contro fattuale riferito al tempo della condotta, senza l’esercizio di quelle funzioni o poteri che, per quanto deviato o abusivo od illecito, non ne integrino uno sviluppo oggettivamente anomalo.

È la sentenza n. 13246 del 16/05/2019.

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Art. 1490 c.c. e prova esistenza dei vizi.

Le Sezioni Unite, a risoluzione di contrasto, hanno affermato che, in materia di garanzia per i vizi della cosa venduta di cui all’art. 1490 c.c., il compratore che esercita le azioni di risoluzione del contratto o di riduzione del prezzo di cui all’art. 1492 c.c. è gravato dell’onere di offrire la prova dell’esistenza dei vizi.

È la sentenza n. 11748 del 03/05/2019.

L’ordinanza interlocutoria pone la questione «se il principio di diritto affermato dalle Sezioni Unite con la sentenza n. 13533 del 2001 sia applicabile in tema di garanzia per vizi della cosa venduta (in particolare all’azione redibitoria esperita nel caso di specie) o se la configurazione dei rimedi, quale emerge dall’esame della giurisprudenza, giustifichi una soluzione diversa».

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Ritenuta di acconto e responsabilità del sostituito.

Le Sezioni Unite Civili della Cassazione con sentenza n. 10378 del 12.04.2019, a risoluzione di contrasto, pronunciando ai sensi dell’art. 363, comma 3, c.p.c., hanno affermato che nel caso in cui il sostituto ometta di versare le somme, per le quali ha però operato le ritenute d’acconto, il sostituito non è tenuto in solido in sede di riscossione, atteso che la responsabilità solidale prevista dall’art. 35 del d.P.R. n. 602 del 1973 è espressamente condizionata alla circostanza che non siano state effettuate le ritenute.

Clicca qui per leggerla sul sito della Cassazione

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Avvocato e mediazione: nomina a difensore e procura speciale sostanziale.

La Cassazione ha affrontato il tema della partecipazione delle parti al procedimento di mediazione. Il D.Lvo 28/2010 impone la partecipazione personale delle partite assistite dai rispettivi avvocati.

Ebbene la Corte ha chiarito che la parte può delegare altro soggetto a partecipare in sua rappresentanza all’incontro di mediazione e che il delegato può essere anche il suo difensore purché gli siano conferiti i necessari poteri di disporre dei diritti in contestazione. Tale procura speciale “sostanziale ” non potrà peró essere autenticata dal difensore in quanto ciò non rientra tra i poteri che la legge gli conferisce.

La Corte peró non chiarisce se la procura speciale sostanziale – distinta dalla nomina a difensore – debba avere necessariamente la forma di scrittura privata autenticata o se sia sufficiente una scrittura privata non autenticata.

Infine la sentenza chiarisce che affinché possa ritenersi soddisfatto l’onore dello svolgimento della mediazione obbligatoria sia sufficiente la partecipazione all’incontro preliminare, senza entrare in mediazione.

La sentenza è della Terza Sezione Civile n. 8473/2019. Ecco il link

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Riforma della sentenza di assoluzione e nuovo esame del perito.

Le Sezioni Unite Penali della Cassazione hanno affermato che il giudice d’appello, in caso di riforma della sentenza assolutoria sulla base di un diverso apprezzamento delle dichiarazioni – di natura decisiva – rese dal perito o dal consulente tecnico dinanzi al primo giudice, ha l’obbligo di procedere alla rinnovazione dell’esame dello stesso in quanto prova dichiarativa, mentre un tale obbligo non sussiste qualora un siffatto diverso apprezzamento abbia ad oggetto la relazione del perito acquisita in primo grado senza l’effettuazione dell’esame.

È la sentenza n. 14426 del 2.4.2019 (udienza del 28.1.2019).

Cliccare qui per leggerla sul sito della Cassazione

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Rassegna di giurisprudenza della Cassazione Penale anno 2018

L’Ufficio Massimario della Cassazione ha pubblicato la rassegna di giurisprudenza della Cassazione del 2018 in materia penale.

Il lavoro si articola in due tomi.

Il primo volume tratta le questioni di diritto sostanziale ed il secondo volume le questioni di diritto processuale.

Download (PDF, 3.62MB)

Download (PDF, 2.01MB)

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