Gratuito patrocinio e dichiarazione falsa sui redditi

In tema di patrocinio a spese dello Stato, le Sezioni Unite hanno affermato che la falsità o l’incompletezza della dichiarazione sostitutiva di certificazione prevista dall’art. 79, comma 1, lett. c) d.P.R. n. 115 del 2002, qualora i redditi effettivi non superino il limite di legge, non comporta la revoca dell’ammissione al beneficio, che può essere disposta solo nelle ipotesi espressamente disciplinate dagli artt. 95 e 112 d.P.R. n. 115 del 2002.

Si tratta della sentenza 14723 / 2020 (ud. 19/12/2019 – deposito del 12/05/2020).

Clicca qui per leggerla sul sito della Corte.

La questione rimessa alle Sezioni Unite può essere così sintetizzata: “se la falsità o incompletezza dell’autocertificazione allegata all’istanza di ammissione al patrocinio a spese dello Stato ne comporti l’inammissibilità e, dunque, la revoca, in caso di intervenuta ammissione, anche nell’ipotesi in cui i redditi effettivi non superino il limite di legge, ovvero, in tale ultima ipotesi, non incidendo la falsità sull’ammissibilità dell’istanza, la revoca possa invece essere disposta solo nei casi espressamente previsti dalla legge”.

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Contratto di swap e Enti locali.

Come è noto lo swap appartiene alla categoria degli strumenti derivati e consiste nello scambio di flussi di cassa tra due controparti, determinati in relazione a uno strumento o un’attività finanziaria sottostante. Trattasi di uno dei più moderni strumenti di copertura dei rischi utilizzato prevalentemente dalle banche, dalle imprese e anche dagli enti pubblici. Per esempio, un soggetto A può acquistare un’obbligazione a tasso variabile e corrispondere gli interessi che percepisce a un soggetto B. B, a sua volta, acquista un bond a tasso fisso, percepisce gli interessi variabili di A e gira al soggetto A gli interessi a tasso fisso. Questa struttura (chiamata IRS, cioè interest rate swap) può essere utile per immunizzarsi da fluttuazioni di mercato o gestire fondi comuni (con la strategia CPPI). Nell’accordo di swap vengono stabilite le date in cui i pagamenti verranno effettuati e il modo in cui saranno calcolati.

Vi è stato un crescente utilizzo dello strumento da parte di Enti locali e ciò è derivato dagli scopi che con questa operazione è possibile realizzare, rappresentati dalla capacità di inserire elementi di flessibilità all’interno di una struttura debitoria non equilibrata o che presenta una concentrazione di indebitamento in alcune categorie di tasso, di ridurre, al tempo stesso, i rischi connessi all’oscillazione dei tassi di interesse e di realizzare economie sugli interessi da pagare nel breve periodo.

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Coronavirus protocollo Tribunale Avezzano periodo 12.5.2020 – 31.06.2020

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Coronavirus protocollo Corte Appello L’Aquila periodo 12.5.2020 – 31.6.2020

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Coronavirus D.L. 28-2020 e D.L. 18-2020 con L. 27-2020 di conversione

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Coronavirus – DPCM 22.3.2020 – 11.03.2020 – 09.03.2020 + D.L. 8 marzo 2020 n. 11 + D.L. 17 marzo 2020 n. 18

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Sanzione disciplinare irrogata al Carabiniere dalla stessa persona fisica oggetto del comportamento del militare, per cui è stata irrogata la sanzione

Dal sito della giustizia amministrativa

Cons. St., sez. II, 9 marzo 2020, n. 1654 – Pres. Taormina, Est. Altavista

Militari, forze armate e di polizia – Sanzioni disciplinari – Carabinieri – Sanzione – Irrogata dalla stessa persona fisica oggetto del comportamento del militare, per cui è stata irrogata la sanzione – Legittimità.

 
Con riferimento alla impugnazione di una sanzione disciplinare a carico di un militare dell’Arma dei carabinieri, irrogata dalla stessa persona fisica oggetto del comportamento del militare, per cui è stata irrogata la sanzione,  il principio di terzietà e di obiettività dell’azione amministrativa superi la previsione legislativa della competenza al comandante di reparto, in quanto il principio di imparzialità, sancito dall’art. 97 Cost., ha portata generale e di questo l’obbligo di astensione rappresenta un corollario che non tollera alcun tipo di compressione ed ha quindi carattere immediatamente e direttamente precettivo (1).
 
(1) Ha chiarito la Sezione che Il principio di imparzialità, sancito dall’art. 97 Cost., di cui l’obbligo di astensione, tipizzato dall’art. 51 c.p.c., rappresenta un corollario, assume portata generale, sicché le ipotesi di astensione obbligatoria non sono tassative, e come tali da interpretarsi restrittivamente, ma piuttosto esemplificative di circostanze che mutuano l’attitudine a generare il dovere di astensione direttamente dal superiore principio di imparzialità, che ha carattere immediatamente e direttamente precettivo (Cons. Stato, sez. VI, 24 luglio 2019, n. 5239).
L’obbligo di astensione rinviene la sua ragione giustificativa nel pieno rispetto del principio costituzionale del buon andamento ed imparzialità dell’azione amministrativa sancito dall’art. 97 della Costituzione, posto a tutela del prestigio della pubblica amministrazione e che non tollera alcun tipo di compressione (Cons. Stato, sez. II, 21 ottobre 2019 n. 7113).
Tali orientamenti non possono non trovare applicazione anche rispetto all’ordinamento militare ed in particolare nei procedimenti sanzionatori, considerato anche che la consolidata giurisprudenza ritiene che l’individuazione della sanzione applicabile in ragione dell’illecito disciplinare nonché la valutazione in ordine alla gravità dei fatti addebitati costituisca, nell’ambito delle indicazioni fornite dal legislatore, espressione di un potere discrezionale dell’Amministrazione, censurabile da parte del giudice amministrativo in sede di giudizio di legittimità, solo per difetto di motivazione ovvero per eccesso di potere per illogicità o irragionevolezza, escludendo ogni sostituzione e/o sovrapposizione di criteri valutativi diversi (Cons. Stato, sez. IV, 28 ottobre 2019, n. 7335; id., 9 marzo 2018, n. 1507; id., 22 marzo 2017, n. 1302).
Costituisce principio generale per l’esercizio di un potere amministrativo, in particolare discrezionale, l’imparzialità del soggetto che adotta il provvedimento finale.
Deve, infatti, essere richiamato l’art. 6 bis della legge 7 agosto 1990 n. 241, inserito dall’art. 1, comma 41, della legge 6 novembre 2012, n. 190, non immediatamente applicabile alla presente fattispecie, ma utile quale ausilio interpretativo dell’ambito di estensione del principio di imparzialità, per cui “il responsabile del procedimento e i titolari degli uffici competenti ad adottare i pareri, le valutazioni tecniche, gli atti endoprocedimentali e il provvedimento finale devono astenersi in caso di conflitto di interessi, segnalando ogni situazione di conflitto, anche potenziale”.
Inoltre, nel caso di specie, le concrete circostanze di fatto denotavano non una offesa dovuta ad un impulso momentaneo, ma una situazione complessa della quale il militare aveva interessato il Ministero della difesa- direzione generale per il personale militare con esposti propri relativi ai rapporti tra lui e il comandante e nel corso della quale sarebbero state espressi i “giudizi ed apprezzamenti non confacenti alla dignità e al decoro”, lesivi della personalità del detto comandante.
Prescindendo dall’esame dei presupposti della sanzione, non oggetto del presente giudizio, non essendo stati riproposti in appello gli ulteriori motivi di ricorso di primo grado, è evidente la situazione di incompatibilità del comandante all’adozione di un provvedimento disciplinare basato sulla espressione di giudizi e apprezzamenti a suo carico in una vicenda che inoltre ormai coinvolgeva anche l’apparato amministrativo della Difesa

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Questioni in tema di riserva di impugnazione: sentenza definitiva o non definitiva

La Seconda Sezione civile della Corte di Cassazione con ordinanza interlocutoria n. 6624 del 09/03/2020 ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite sollevando una questione di diritto in tema di impugnazioni, nell’ipotesi di cumulo di domande tra gli stessi soggetti; in particolare, ha chiesto una nuova considerazione della questione relativa ai criteri per l’individuazione della natura definitiva o meno della sentenza, agli effetti della riserva di impugnazione differita, ove sussista un contrasto tra gli indici di carattere formale (nella specie tra la qualificazione del provvedimento come non definitivo, la separazione del giudizio e la contestuale pronuncia sulle spese). L’ordinanza sollecita, altresì, la verifica delle soluzioni in relazione alla specifica materia dei giudizi di scioglimento delle comunioni, per i quali prospetta l’ipotesi dell’opportunità di adottare una soluzione non in linea con l’orientamento consolidato che attribuisce rilevanza al criterio dell’apparenza e dell’affidamento del terzo.

Ecco il link per leggere l’ordinanza sul sito della Corte

Rileva la Corte:

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Fasci luminosi e reato

In tema di inquinamento luminoso, la Terza sezione Penale della Cassazione ha affermato che anche la proiezione verso l’alto, in plurime direzioni, di fasci di luci bianche e colorate, in quanto idonea ad arrecare disturbo agli equilibri dell’ecosistema, integra il reato di cui agli artt. 6 e 30 legge n. 394 del 1991, per la violazione delle misure di salvaguardia previste per le aree protette regionali.

Lo ha ritenuto la sentenza n. 9353/2020 pubblicata il 9.3.2020.

Ecco il link per leggerla sul sito della Cassazione

Nel caso in esame il gestore di un bar aveva creato una specie di discoteca all’aperto in cui vi erano sia forti emissioni di rumore che emissioni luminose. Trovandosi il locale in area protetta si applicava la disciplina della legge 394/1991 e le sentenze di merito avevano accertato che le condotte contestate al gestore del locale fossero oggettivamente lesive dell’equilibrio ecologico ed idonee ad integrare il pericolo concreto di un danno all’eco sistema e, quindi,che si configurasse la contravvenzione contestata.

A fronte del rilievo della difesa che gli accertamenti si fossero limitati a percezioni soggettive degli agenti di P.G. operanti i sopralluoghi, anziché su dati oggettive, la Corte ha ritenuto prova idonea i filmati girati in occasione degli accessi e le testimonianze degli operanti che hanno riferito che la musica era così forte che non riuscivano nemmeno a comunicare tra loro.

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Raccolta degli atti recanti misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Raccolta degli atti recanti misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Raccolta atti emanati dal governo

Link alla Gazzetta Ufficiale

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Opposizione all’esecuzione e sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo.

La Terza Sezione civile della Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della seguente questione di diritto, già decisa in senso difforme dalle sezioni semplici: se la sopravvenuta caducazione del titolo esecutivo (giudiziale) determini la cessazione della materia del contendere nel giudizio di opposizione all’esecuzione forzata (promossa o minacciata sulla scorta di quel titolo) e comporti la regolazione delle spese secondo il criterio della soccombenza virtuale oppure conduca all’accoglimento dell’opposizione all’esecuzione o, alternativamente, alla cessazione della materia del contendere, ma in ogni caso con liquidazione delle spese di lite in favore dell’opponente (salva la facoltà di compensazione), indipendentemente dai motivi posti a fondamento dell’opposizione esecutiva, da reputarsi ex se fondata ab origine. Con la medesima ordinanza la Terza Sezione civile ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione di massima di particolare importanza concernente la sede processuale – giudizio di merito ovvero giudizio in cui si contesta il titolo esecutivo ovvero giudizio di opposizione all’esecuzione – nella quale proporre le domande di risarcimento dei danni provocati da una esecuzione intrapresa in difetto della normale prudenza, specialmente nel caso in cui la procedura sia avviata sulla scorta di un titolo esecutivo giudiziale provvisorio.

È l’ordinanza interlocutoria n. 6422 del 06/03/2020

Ecco il link per leggere l’ordinanza sul sito della Cassazione

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Decreto legge 8 marzo 2020 n. 11 (uffici giudiziari e coronavirus)

È stato pubblicato in data 8.3.2020 il decreto legge che disciplina lo svolgimento delle attività giudiziarie al tempo del Coronavirus

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