Studio legale Avvocato Roberto Di Pietro http://studiodipietro.it via Gramsci 41, 67051 Avezzano (AQ) Tel e fax 0863 22278 / 0863 414530 Tue, 13 Apr 2021 12:07:52 +0000 it-IT hourly 1 https://wordpress.org/?v=5.7 http://studiodipietro.it/wp-content/uploads/2020/06/image-3-150x150.jpg Studio legale Avvocato Roberto Di Pietro http://studiodipietro.it 32 32 108312043 Procura speciale per ricorso per cassazione: come accertarne l’anteriorità rispetto alla notifica http://studiodipietro.it/procura-speciale-per-ricorso-per-cassazione-come-accertarne-lanteriorita-rispetto-alla-notifica/ http://studiodipietro.it/procura-speciale-per-ricorso-per-cassazione-come-accertarne-lanteriorita-rispetto-alla-notifica/#respond Tue, 13 Apr 2021 11:38:11 +0000 http://studiodipietro.it/?p=3778 La Seconda Sezione della Cassazione Civile ha trasmesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione, oggetto di contrasto, concernente le condizioni e le verifiche necessarie onde riscontrare l’anteriorità, rispetto alla notifica del ricorso per cassazione, della procura speciale rilasciata a margine o in calce ad esso, ovvero su foglio …

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La Seconda Sezione della Cassazione Civile ha trasmesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione, oggetto di contrasto, concernente le condizioni e le verifiche necessarie onde riscontrare l’anteriorità, rispetto alla notifica del ricorso per cassazione, della procura speciale rilasciata a margine o in calce ad esso, ovvero su foglio separato.

È l’Ordinanza interlocutoria n. 9358 del 08/04/2021.

Ecco il link per leggerla sul sito della Cassazione

Questo il passaggio della motivazione:

2. Va esaminata con priorità l’eccezione di inammissibilità dell’impugnazione sollevata con il controricorso. Nella copia del ricorso notificata ai coniugi Bredice\De Vita, manca del tutto la trascrizione della procura speciale alle liti che risulta, invece, apposta a margine dell’originale depositato in cancelleria. La copia reca esclusivamente la dicitura “vi è procura speciale”, con in calce la sigla del difensore. Il giudizio di primo grado è stato proposto con citazione notificata in data 17.10.1995, prima delle modifiche all’art. 83 c.p.c., nel testo introdotto dall’art. 45 L. 69/2009 (applicabile ai giudizi proposti in primo grado dopo l’entrata in vigore della legge di conversione).

2.1. La disciplina della procura speciale per il ricorso in cassazione è contenuta negli artt. 365 (secondo cui il ricorso, indirizzato alla Corte di cassazione, deve essere sottoscritto a pena di inammissibilità da un difensore iscritto nell’apposito albo, munito di procura speciale), 366 (a mente del quale il ricorso deve contenere, a pena di inammissibilità, l’indicazione della procura, se conferita con atto separato), 369, comma secondo, c.p.c. (che impone, a pena di improcedibilità dell’impugnazione, anche il deposito della procura speciale conferita con atto separato). Questa Corte ha da tempo precisato che la nozione di procura speciale contenuta nelle norme che regolano il giudizio di cassazione ha una valenza diversa da quella che figura nell’art. 83 c.p.c.: quest’ultima disposizione designa, in contrapposizione alla ‘procura generale’, la procura relativa ad un determinato giudizio o gruppo di giudizi, mentre gli artt. 365 e ss. c.p.c. stanno invece a sottolineare l’esigenza che la procura sia conferita ‘ex professo’ con particolare e preciso riferimento alla fase o grado del processo da instaurarsi dinanzi alla Cassazione, in modo che, ogni qualvolta si tratti di adire il giudice di legittimità, la parte manifesti in modo univoco la sua volontà concreta ed attuale di dare vita a quella determinata fase processuale e che a tanto si determini sulla base di una specifica e ponderata valutazione della sentenza da impugnare o, comunque, delle peculiari situazioni già determinatesi nel corso delle pregresse fasi processuali (Cass. s.u.1161/1961). Occorre – più in particolare – che la procura per il giudizio di cassazione: a) sia stata rilasciata in data successiva alla pronuncia impugnata; b) conferisca espressamente al difensore il potere di difendere in cassazione con riferimento alla sentenza impugnata; c) sia anteriore o coeva alla notifica del ricorso (da ultimo, Cass.13263/2020; 5517/2019; 18834/2017; 7014/2017; 24422/2016; S.U. 11531/2009). Analoghi requisiti di ammissibilità sono imposti per la proposizione del ricorso incidentale e per la ritualità del controricorso.

2.2 La nozione di specialità si declina – sotto un primo profilo – in senso oggettivo: il mandato speciale deve essere riferibile alla specifica pronuncia impugnata e al giudizio di cassazione che la parte abbia inteso proporre, salvo poi a precisarsi che tale condizione può essere soddisfatta dalla sua stessa collocazione topografica (per la procura a margine, in tal senso: Cass. s.u. 11178/1995; per la procura in calce: Cass. 27302/2020; Cass. 25725/2014; Cass.1954/2009; Cass. 15692/2009; Cass. 11741/2007; Cass. s.u. 22119/2004), sempre che il contrario non risulti dall’atto. In ogni caso, l’incertezza in merito alla volontà della parte di officiare il difensore proprio per il giudizio di legittimità non può tradursi automaticamente in una pronuncia di inammissibilità, dovendosi interpretare l’atto secondo il principio di conservazione di cui all’art.1367 c.c. (richiamato, per gli atti processuali, dall’art. 159 c.p.c.), attribuendo alla parte conferente la volontà che consenta all’atto di procura di produrre i suoi effetti (Cass. s.u. 11178/1995).Quando la procura sia stata apposta su foglio separato (anche se materialmente congiunto al ricorso ai sensi del terzo comma dell’art. 83, nel testo novellato dalla L. 141/1997) sussiste, ugualmente, la necessità che essa risulti univocamente riferibile al giudizio di legittimità: è quindi inammissibile il ricorso se il mandato contenga espressioni incompatibili con la proposizione dell’impugnazione o riferibili ad attività proprie di altri giudizi e fasi processuali (cfr., tra le più recenti, Cass. 25447/2020; Cass. 15211/2020; Cass.28146/2018).

2.3 II requisito di specialità in senso temporale richiede, come detto, che il mandato ad litem sia stato conferito dopo la pronuncia impugnata e prima della notifica del ricorso: non è invece necessario che sia stata che conferita prima della stessa stesura dell’impugnazione (Cass. 11533/1998; Cass. 4038/1999), come è sembrato prescrivesse l’art. 365 c.p.c.. Secondo l’orientamento più restrittivo, la trascrizione della procura nella copia notificata del ricorso costituisce l’unica modalità utile per accertarne l’anteriorità rispetto alla notifica dell’impugnazione (Cass.12652/1995), pur non occorrendo anche l’indicazione della data di rilascio (Cass. 269/1986; 5627/1985;1476/1982; 2673/1976). Si osserva, in proposito, che la notifica dell’impugnazione si esegue, a norma dell’art. 137 c.p.c., mediante consegna al destinatario di copia conforme all’originale dell’atto da notificarsi e, pertanto, se la copia non contiene la procura, deve presumersi che anche l’originale ne sia priva (prima o al momento della notifica: Cass. 12652/1995; 927/1997; 8606/1998). La tesi dominante nella giurisprudenza di questa Corte è tuttavia nel senso che, pur essendo necessario che il mandato al difensore sia stato rilasciato in data anteriore o coeva alla notificazione del ricorso all’intimato, non è richiesta la sua integrale trascrizione nella copia notificata all’altra parte, ben potendosi pervenire d’ufficio, attraverso altri elementi – purché univoci – alla certezza che esso sia stato conferito prima della notificazione dell’atto (Cass. 7474/2020; Cass.7 S.U. 17866/2013; Cass. 1981/1918; 5932/2010; 14967/2007; Cass. S.U. 11632/2003). Si suole distinguere – inoltre – a seconda che il mandato sia conferito a margine o in calce al ricorso, o sia invece apposto su foglio separato. Per la prima ipotesi già Cass. S.U. 6334/1994 (con riferimento al mandato a margine), aveva stabilito che qualora la firma del difensore munito di procura speciale e l’autenticazione della sottoscrizione della parte, presenti sull’originale, non siano stati riportati nella copia notificata, non si determina l’inammissibilità del ricorso, ove la copia contenga la trascrizione o l’indicazione della procura o anche l’attestazione dell’ufficiale giudiziario in ordine alla richiesta di notificazione (in tal senso, anche Cass. 10813/1996; Cass. 8209/1992 e Cass. S.U. 4817/1984), ma con la precisazione che la certezza dell’anteriorità non è ricavabile dalla data del mandato risultante dall’originale, poiché il potere certificante del difensore, ai sensi dell’art. 83, terzo comma, c.p.c. riguarda l’autografia della sottoscrizione e non si estende ad altre formalità e, in particolare, alla data (in tal senso anche Cass. 933/1997; Cass.7011/1997). Non sarebbe sufficiente la sola presenza del mandato sull’originale, ove manchi un qualche richiamo o riferimento alla procura sulla copia notificata alla controparte. Ma per Cass. S.U. 16540/2006, “la mancata trascrizione, sulla copia del ricorso per cassazione notificato, degli estremi della procura speciale conferita dal ricorrente al difensore, non determina l’inammissibilità del ricorso ove la procura sia stata rilasciata con dichiarazione a margine o in calce al ricorso: in tal caso l’intimato, con il deposito del ricorso in cancelleria, è posto in grado di verificare l’anteriorità del rilascio della procura rispetto alla notificazione dell’atto di impugnazione (così sulla scia di Cass. 15086/2005; Cass.15354/2004; Cass. 13077/2004; Cass. 462/1999; Cass.6955/1995; Cass. 7011/1995).Da tale prospettiva, sembrerebbe superflua qualsiasi indicazione sulla copia, dovendosi far riferimento solo alla presenza della procura sull’originale depositato (come sembra opinare anche Cass.11513/2007), ma ciò nonostante anche in tale occasione non si è mancato tuttavia di evidenziare come sul ricorso notificato fosse effettivamente presente l’annotazione “vi è mandato a margine”, che unitamente alla conformità dell’atto all’originale, attestata dall’ufficiale giudiziario vale a integrare un elemento idoneo a far ritenere alla parte l’esistenza del mandato speciale (cfr. pag. 4). In sintonia con tale indirizzo, talune decisioni ritengono sufficiente la sola presenza di una nota, sulla copia notificata, che attesti la presenza del mandato rilasciato al difensore sull’originale del ricorso (Cass. 17963/2019; Cass. 6169/2005; Cass. 6749/1996; Cass.4734/1988; Cass. 2057/1983), la menzione della procura nell’intestazione dell’atto (Cass. s.u. 1876/1985; Cass. 2348/1983; Cass. 2366/1984), l’impiego della formula “giusta mandato a margine del presente atto” o “vi è il mandato a margine dell’originale”, anche se non accompagnata dalla attestazione dell’ufficiale giudiziario che la notifica sia stata eseguita su istanza dei ricorrenti e del loro procuratore e anche se, nel trascrivere il mandato sulla copia, sia stato omesso di riportare la firma del ricorrente e la relativa autenticazione (Cass. s.u. 9961/1996, Cass.6579/2003; Cass. 14967/2007), quali indicazioni sufficienti per rendere edotta la controparte in merito alle modalità di rilascio del mandato ai fini del controllo sull’ammissibilità del ricorso mediante l’esame dell’originale, depositato ai sensi dell’art. 369 c.p.c.. Condizioni più restrittive sono state talvolta richieste allorquando la procura fosse apposta su foglio separato, nel qual caso, dal combinato disposto degli artt.360, co.1, n.5 e 369, co.2, n.3 c.p.c., si è desunta la necessità di una specifica corrispondenza tra originale e copia notificata del ricorso (Cass. 5712/1996; Cass. 10821/2000), potendosi tuttavia obiettare che – anche in tal caso – il controllo sull’anteriorità del mandato potrebbe comunque aver luogo Da tale prospettiva, sembrerebbe superflua qualsiasi indicazione sulla copia, dovendosi far riferimento solo alla presenza della procura sull’originale depositato (come sembra opinare anche Cass.11513/2007), ma ciò nonostante anche in tale occasione non si è mancato tuttavia di evidenziare come sul ricorso notificato fosse effettivamente presente l’annotazione “vi è mandato a margine”, che unitamente alla conformità dell’atto all’originale, attestata dall’ufficiale giudiziario vale a integrare un elemento idoneo a far ritenere alla parte l’esistenza del mandato speciale (cfr. pag. 4). In sintonia con tale indirizzo, talune decisioni ritengono sufficiente la sola presenza di una nota, sulla copia notificata, che attesti la presenza del mandato rilasciato al difensore sull’originale del ricorso (Cass. 17963/2019; Cass. 6169/2005; Cass. 6749/1996; Cass.4734/1988; Cass. 2057/1983), la menzione della procura nell’intestazione dell’atto (Cass. s. u. 1876/1985; Cass. 2348/1983; Cass. 2366/1984), l’impiego della formula “giusta mandato a margine del presente atto” o “vi è il mandato a margine dell’originale”, anche se non accompagnata dalla attestazione dell’ufficiale giudiziario che la notifica sia stata eseguita su istanza dei ricorrenti e del loro procuratore e anche se, nel trascrivere il mandato sulla copia, sia stato omesso di riportare la firma del ricorrente e la relativa autenticazione (Cass. s.u. 9961/1996, Cass.6579/2003; Cass. 14967/2007), quali indicazioni sufficienti per rendere edotta la controparte in merito alle modalità di rilascio del mandato ai fini del controllo sull’ammissibilità del ricorso mediante l’esame dell’originale, depositato ai sensi dell’art. 369 c.p.c.. Più di recente Cass. s.u. 17866/2013 (in tema di giurisdizione), ha ribadito che “non occorre che la procura sia integralmente trascritta nella copia notificata all’altra parte, ben potendosi pervenire d’ufficio, attraverso altri elementi, purché specifici ed univoci, alla certezza che il mandato sia stato conferito prima della notificazione dell’atto”, senza tuttavia specificare se tali elementi debbano risultare sulla copia o possano desumersi anche aliunde.Condizioni più restrittive sono state talvolta richieste allorquando la procura fosse apposta su foglio separato, nel qual caso, dal combinato disposto degli artt.360, co.1, n.5 e 369, co.2, n.3 c.p.c., si è affermata la necessità di una specifica corrispondenza tra originale e copia notificata del ricorso (Cass. 5712/1996; Cass.10821/2000), potendosi tuttavia obiettare che – anche in tal caso – il controllo sull’anteriorità del mandato potrebbe comunque aver luogo direttamente sull’originale, che deve essere ugualmente depositato in cancelleria nel termine dell’art. 369 c.p.c. a pena di improcedibilità.

2.4 Si è ribadito – anche di recente – che i requisiti di ammissibilità del ricorso (anteriorità della procura rispetto alla notifica dell’impugnazione, conferimento del potere specifico di rappresentare la parte nel giudizio di legittimità, rilascio della procura successivo alla sentenza impugnata) si desumono, rispettivamente, quanto al primo, dall’essere stata la procura trascritta nella copia notificata del ricorso, e, quanto agli altri due, dalla menzione che, nell’atto a margine del quale essa è apposta, si fa della sentenza gravata, restando irrilevante che ne non sia indicata la data del rilascio, non essendo tale requisito previsto a pena di nullità (Cass. 4038/1999; Cass. 19560/2006; Cass.24422/2016; Cass. 7014/2017; Cass. 5577/2019). Parrebbero riaffermate – almeno in linea teorica – la necessità di un elemento di corrispondenza con la copia notificata dell’impugnazione e l’insufficienza della sola presenza della procura speciale sull’originale depositato, in continuità con il principio secondo cui ciò potrebbe dimostrare il conferimento della procura, ma non anche che esso sia anteriore alla notifica del ricorso (Cass. 6192/1979; Cass.5629/1980; Cass. 2420/1984; Cass. 12652/1995; Cass.2970/1997; Cass. 12549/1997; Cass. 8606/1998; Cass.8801/1999; Cass. 5077/2001). Ed invero, lo stesso potere di certificazione del difensore ai sensi dell’art. 83, terzo comma, c.p.c. è limitato all’autografia della sottoscrizione e non si estende alla data dell’atto, per cui l’indicazione nella procura apposta a margine dell’originale del ricorso di una data anteriore a quella della notificazione non consentirebbe di accertare l’anteriorità del rilascio ove non vi sia corrispondenza sulla copia notificata (Cass. S.U. 6334/1994; Cass.21682/2006). In tal modo proprio Cass. 21682/2006 – sulla scia di precedenti arresti conformi – ha considerato irrilevante che nell’intestazione dell’atto sia menzionata la rappresentanza dell’avvocato (“giusta mandato a margine del ricorso”) o che l’ufficiale giudiziario abbia attestato che il ricorrente, istante della notifica, è “come sopra rappresentato e difeso” (Cass. 304/1962; Cass. 5629/1980; Cass.3389/1982; Cass. 5627/1985; Cass. 4413/1995; Cass. 927/1997; Cass. 2970/1997; Cass. 12245/1998; Cass. 12469/1998; Cass.12470/1998). 2.5 In definitiva, stante la necessità che siano più nettamente definite le regole formali e i criteri che condizionano l’ammissibilità del ricorso anche allo scopo di evitare restrizioni eccessive per l’accesso al processo, oltre che nell’ottica di bilanciare la esigenza funzionale di porre regole di accesso alle impugnazioni con quella ad un equo processo, ricavabile dall’art. 6 CEDU (così Cass. s.u. 26338/2017), occorre stabilire: a) se, in caso di procura a margine o in calce al ricorso, la verifica dell’anteriorità del rilascio rispetto alla notifica dell’impugnazione possa esser compiuta anche solo mediante l’esame dell’originale depositato in cancelleria; b) se, in caso negativo, sia sufficiente la semplice menzione della procura sulla copia notificata o, in alternativa, quali requisiti minimi debbano possedere eventuali ulteriori elementi di riscontro e se essi debbano risultare necessariamente sulla copia; c) quali condizioni siano richieste, per il medesimo effetto, in caso di procura rilasciata su foglio separato.Non rinvenendosi – nella giurisprudenza di questa Corte – soluzioni uniformi, appare opportuno sottoporre la questione alle Sezioni Unite”.

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Il rilievo della nullità della CTU http://studiodipietro.it/il-rilievo-della-nullita-della-ctu/ http://studiodipietro.it/il-rilievo-della-nullita-della-ctu/#respond Thu, 08 Apr 2021 19:05:56 +0000 http://studiodipietro.it/il-rilievo-della-nullita-della-ctu/ La Prima Sezione Civile della Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite in ordine alla questione, decisa in senso difforme dalle sezioni semplici, concernente la natura della nullità della consulenza tecnica di ufficio, ed il conseguente rilievo officioso, o su istanza di parte, della stessa. È …

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La Prima Sezione Civile della Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite in ordine alla questione, decisa in senso difforme dalle sezioni semplici, concernente la natura della nullità della consulenza tecnica di ufficio, ed il conseguente rilievo officioso, o su istanza di parte, della stessa.

È Ordinanza interlocutoria n. 8924 del 31/03/2021.

Clicca qui per leggerla sul sito della Corte

I ricorrenti sostengono che l’accertamento peritale e la decisione di primo grado – confermata in appello – che su di esso si è fondata, sarebbero affetti da nullità radicale per violazione del contraddittorio, essendo incentrati sulla valutazione di un documento, la richiesta di fido in data 16 luglio 1997, che non sarebbe stato ritualmente acquisito al processo, poiché allegato alla relazione del consulente d’ufficio «ben oltre le preclusioni di cui all’art. 183 c.p.c.».

Si legge nella motivazione:

“1.2. Il Tribunale – la cui pronuncia è stata impugnata con ricorso per cassazione, ai sensi dell’art. 348ter, terzo comma, cod. proc. civ. – aveva affermato, al riguardo, che il consulente era stato autorizzato, con ordinanza del 16 gennaio 2014, ad acquisire, in corso di svolgimento della consulenza, eventuali documenti mancanti, e che tale provvedimento non era mai stato contestato. Il primo giudice aveva, altresì, rilevato che «nessun tempestivo rilievo è stato effettuato sul punto alla relazione di consulenza tecnica d’ufficio» dalla parte interessata, e neppure alla precedente bozza, ritualmente sottoposta alle parti per eventuali osservazioni. 1.2. Tale statuizione è stata confermata dalla Corte d’appello, la quale ha rilevato che l’eccezione di illegittimità dell’allegazione documentale in questione era stata formulata, del tutto genericamente, «solo tardivamente in un’udienza interlocutoria dopo il deposito della relazione di c.t.u., quando nel verbale di c.t.u. invece si dava atto dell’introduzione di detto documento con l’assenso del c.t. di parte». La Corte ha rilevato, inoltre, che in sede di precisazione delle conclusioni tale eccezione non era stata reiterata, sicchè la sua riproposizione in appello doveva ritenersi inammissibile. Ad ogni buon conto, il giudice di appello ha confermato i rilievi operati dal Tribunale circa il fatto che l’acquisizione di ulteriore documentazione, non prodotta nel giudizio, era stata autorizzata con ordinanza del 16 gennaio 2014, provvedimento che non aveva mai costituito oggetto di impugnazione da parte degli appellanti..

1.3. I ricorrenti rilevano, per converso, che siffatte statuizioni si porrebbero in contrasto con il disposto dell’art. 198 cod. proc. civ., a tenore del quale il consulente ben può esaminare documenti o registri non prodotti in causa, ed anche farne menzione nei processi verbali e nella relazione di cui all’art. 195 cod. proc. civ., ma solo ed esclusivamente con il consenso di tutte le parti. Per il che, nel caso di specie, il consulente, «ancor prima di rendere il documento oggetto di contestazione parte integrante della propria bozza», avrebbe dovuto comunicarlo agli avvocati delle parti, onde verificare se le stesse fossero concordemente favorevoli alla sua acquisizione e menzione nei verbali e nella relazione peritale. Ma a tanto l’ausiliario non aveva provveduto, e nessun consenso era stato, quindi, prestato, al riguardo, dai ricorrenti. Né la carenza di tali presupposti, per la valutazione del documento in questione, avrebbe potuto essere sanata dal menzionato provvedimento autorizzativo del giudicante, che, peraltro, si sarebbe limitato a «riservare» l’acquisizione di ulteriori documenti «nell’ambito della c.t.u.», ma non ne avrebbe autorizzato senz’altro l’acquisizione, senza il concorso dei suindicati presupposti di legge. La violazione in parola sarebbe stata eccepita dalla difesa degli odierni ricorrenti all’udienza del 21 maggio 2015, la prima utile dopo il deposito della relazione di consulenza, nel cui verbale la difesa degli istanti «contestava la tardiva introduzione del documento senza il consenso delle parti e formulava istanza di ricusazione del c.t.u.»

2. Orbene, da quanto suesposto risulta evidente che il Tribunale prima, la Corte d’appello poi, hanno rilevato la prestata acquiescenza della parte interessata al rilievo della nullità, ai sensi dell’art. 157, terzo comma, cod. proc. civ., sul presupposto che si tratti di una nullità relativa che, in quanto tale, deve essere eccepita dalla parte interessata «nella prima istanza o difesa successiva all’atto o alla notizia di esso», ai sensi del secondo comma della medesima disposizione, non potendo la nullità in questione essere rilevata dal giudice d’ufficio. 2.1. A tale rilievo, operato dai giudici di primo e secondo grado, i ricorrenti hanno opposto – del tutto genericamente – di avere contestato l’acquisizione tardiva del documento nella prima udienza utile successiva al deposito della relazione di consulenza, senza, peraltro, riprodurre nel ricorso il contenuto del relativo verbale, al fine di consentire a questa Corte di verificare la portata effettiva di tale contestazione che, peraltro, stando alla stessa prospettazione dei ricorrenti, sembra finalizzata piuttosto alla ricusazione del consulente, che non a far valere la nullità della relazione peritale depositata agli atti. Di più, la questione della tardiva acquisizione del documento suindicato non risulta essere stata sollevata neppure dal consulente di parte degli odierni ricorrenti, nelle sue osservazioni alla bozza di relazione sottopostagli dal consulente d’ufficio (trascritte, nella parte essenziale, nel ricorso), che già menzionava il documento in parola. 2.2. La censura non è idonea, pertanto, a superare il rilievo dei giudici di prima e seconda istanza, secondo i quali vi sarebbe stata una acquiescenza della correntista e del fideiussorì – interessati a farla valere – alla nullità della consulenza tecnica d’ufficio, non essendo stata detta nullità eccepita tempestivamente, ai sensi dell’art. 157, secondo comma, cod. proc. cív., e, trattandosi di nullità relativa, non ne sarebbe possibile il rilievo d’ufficio da parte del giudice, ai sensi dell’art. 157, secondo e terzo comma, cod. proc. civ..

3. E tuttavia, deve rilevarsi che sulla questione oggetto della censura, ed in particolare sulla natura giuridica della nullità della consulenza tecnica di ufficio, e sul conseguente rilievo officioso, o su istanza di parte della stessa, si è verificato un contrasto nella giurisprudenza di questa Corte.

3.1. Secondo l’orientamento tradizionale, invero, tutte le ipotesi di nullità della consulenza tecnica, ivi ricompresa quella dovuta all’eventuale allargamento dell’indagine tecnica oltre i limiti delineati dal giudice o consentiti dai poteri che la legge conferisce al consulente, nonché quella – ricorrente nella specie – dell’avere tenuto indebitamente conto di documenti non ritualmente prodotti in causa, hanno sempre carattere relativo, e devono essere fatte valere dalla parte interessata nella prima udienza successiva al deposito della relazione, restando altrimenti sanate (Cass., Sez. 2, 11/09/1965, n. 1985; Cass., Sez. 3, 14/02/1968, n. 517; Cass., Sez. 1, 27/02/1971, n. 497; Cass., Sez. 1, 11/02/1975, n. 538; Cass., Sez. 1, 14/02/1980, n. 1058; Cass., Sez. Lav. 26/06/1984, n. 3743; Cass. Sez, Lav., 14/08/1999, n. 8659; Cass., Sez. 2, 15/04/2002, n. 5422; Cass., Sez. 2, 19/08/2002, n. 12231; Cass., Sez. 3, 31/01/2013, n. 2251; Cass., Sez. 3, 15/06/2018, n. 15747). Il carattere relativo della nullità esclude, per vero, in radice l’ammissibilità di un rilievo officioso da parte del giudicante.

3.2. A tale consolidato indirizzo si contrappone, tuttavia, una recente decisione, secondo cui, in tema di consulenza tecnica di ufficio, lo svolgimento di indagini peritali su fatti estranei al «thema decidendum» della controversia o l’acquisizione ad opera dell’ausiliare di elementi di prova – nel caso di specie, un documento – in violazione del principio dispositivo, cagiona la nullità della consulenza tecnica, da qualificare come «nullità a carattere assoluto», rilevabile d’ufficio e non sanabile per acquiescenza delle parti, in quanto le norme che stabiliscono preclusioni, assertive ed istruttorie, nel processo civile sono preordinate alla tutela di interessi generali, non derogabili dalle parti. Ed invero, secondo la pronuncia in esame, in virtù del principio dispositivo e dell’operare nel processo civile di preclusioni, assertive ed istruttorie, l’ausiliare del giudice, nello svolgimento delle proprie attività, non può – nemmeno in presenza di ordine del giudice o di acquiescenza delle parti – indagare di ufficio su fatti mai ritualmente allegati da queste ultime, né acquisire di sua iniziativa la prova dei fatti costitutivi delle domande o delle eccezioni proposte e nemmeno procurarsi, dalle parti o dai terzi, documenti che forniscano tale prova. Alla regola sopra enunciata può, invero, derogarsi soltanto quando la prova del fatto costitutivo della domanda o dell’eccezione non possa essere oggettivamente fornita dalle parti con i mezzi di prova tradizionali, postulando il ricorso a cognizioni tecnico- scientifiche, oppure laddove la consulenza si renda necessaria per la prova di fatti tecnici accessori o secondari e di elementi dì riscontro della veridicità delle prove già prodotte dalle partì. (Cass., 06/12/2019, n. 31886).

3.3. La pronuncia muove dal rilievo che «il principio secondo cui le nullità della consulenza restano sanate, se non eccepite nella prima difesa utile, venne in origine affermato con riferimento sempre e soltanto ad un tipo di nullità ben precisa: quella derivante dall’omissione dell’avviso ad una delle parti della data di inizio delle operazioni peritali». Per tale tipo di nullità era parso del tutto corretto – e sul punto la decisione succitata concorda – riservare alla parte, il cui diritto di difesa era stato vulnerato dall’omissione della comunicazione di avvio delle operazioni peritali, di eccepire la nullità della consulenza d’ufficio, secondo la disciplina delle nullità relative. Senonchè, successivamente, quel principio venne esteso anche ad altre ipotesi di nullità della consulenza, «ed in particolare al caso di svolgimento di indagini peritali su fatti estranei al thema decidendum o, più spesso, di acquisizione da parte del c.t.u. di documenti non ritualmente prodotti dalle parti».

3.4. Tuttavia – osserva la sentenza succitata – tale impostazione costituiva il logico coronario della strutturazione «senza barriere» del giudizio di cognizione delineato dall’originario impianto del codice processuale, «perché in quel tipo di processo tutte le nullità istruttorie non potevano che essere relative, non prevedendo la legge alcun termine perentorio per compierle», ma non è più coerente con il sistema delle preclusioni, assertive ed asseverative, che attualmente informa il processo civile ed è preordinato alla tutela di interessi generali. Le norme che prevedono preclusioni assertive od istruttorie nel processo civile sono, per vero, preordinate a tutelare interessi generali, e la loro violazione è sempre rilevabile d’ufficio, anche in presenza di acquiescenza della parte legittimata a dolersene. Ed al riguardo la sentenza in esame richiama le pronunce di questa Corte in tal senso (ex multis, Cass., Sez. 3, 26/06/2018, n. 16800; Cass., Sez. 3, 18/03/2008, n. 7270).

3.5. Ad avviso della menzionata sentenza n. 31886/2019, pertanto, se «la violazione delle preclusioni assertive ed istruttorie non è sanata dall’acquiescenza delle parti, ed è rilevabile d’ufficio, non è possibile continuare a sostenere che tali violazioni nuocciano all’interesse generale, e siano causa di nullità assoluta, se commesse dalle parti; ledano invece un interesse particolare, e siano causa d’una mera “nullità relativa”, se commesse dal c.t.u.». Tra le nullità relative non potrebbero, dunque, più farsi rientrare – in disparte altre forme di nullità, come quelle derivanti dalla mancata comunicazione della data di inizio delle operazioni peritali, o dalla mancata comunicazione della bozza della relazione ai difensori delle parti, o dall’ammissione alle operazioni peritali di un difensore privo di mandato, che resterebbero tali – quelle nullità «consistite nella violazione, da parte del c.t.u., del principio dispositivo, commessa vuoi indagando su fatti mai prospettati dalle parti, vuoi acquisendo da queste ultime o da terzi documenti che erano nella disponibilità della parti, e che non furono tempestivamente prodotti. Quest’ultimo tipo di nullità, infatti, consiste nella violazione di norme (gli artt. 112, 115 e 183 c.p.c.) dettate a tutela di interessi generali, come sopra ricordato: si tratta dunque di nullità assolute e non relative; non sanabilì dall’acquiescenza delle parti; sempre rilevabili d’ufficio (salvo il giudicato), a nulla rilevando che non siano eccepite nella prima difesa successiva ai compimento dell’atto nullo».

4. Tanto premesso, ad avviso del Collegio, il contrasto di giurisprudenza, venutosi a creare sulla questione oggetto di rimessione, e che ha un’incidenza decisiva nel presente giudizio, richiede un intervento delle Sezioni Unite, atteso che la divergenza di indirizzi ermeneutici in tal modo evidenziata si palesa, per un verso, di notevole rilevanza sistematica, involgendo i principi fondamentali del processo civile, e, d’altro canto, è gravida di considerevoli conseguenze pratico-operative, giacché afferisce al regime dei vizi inficianti uno strumento – lato sensu istruttorio – di diffusissima applicazione, quale la consulenza tecnica di ufficio.

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Distrazione spese e gratuito patrocinio: si pronunciano le Sezioni Unite http://studiodipietro.it/distrazione-spese-e-gratuito-patrocinio-si-pronunciano-le-sezioni-unite/ http://studiodipietro.it/distrazione-spese-e-gratuito-patrocinio-si-pronunciano-le-sezioni-unite/#respond Mon, 29 Mar 2021 19:24:01 +0000 http://studiodipietro.it/distrazione-spese-e-gratuito-patrocinio-si-pronunciano-le-sezioni-unite/ Le Sezioni Unite Civili, pronunciando su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato che la presentazione dell’istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato non costituisce rinuncia implicita al beneficio da parte dell’assistito, attesa la diversa finalità ed il diverso piano di operatività del gratuito …

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Le Sezioni Unite Civili, pronunciando su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato che la presentazione dell’istanza di distrazione delle spese proposta dal difensore della parte ammessa al patrocinio a spese dello Stato non costituisce rinuncia implicita al beneficio da parte dell’assistito, attesa la diversa finalità ed il diverso piano di operatività del gratuito patrocinio e della distrazione delle spese – l’uno volto a garantire alla parte non abbiente l’effettività del diritto di difesa e l’altra ad attribuire al difensore un diritto in rem propriam – con la conseguenza che il difensore è privo del potere di disporre dei diritti sostanziali della parte, compreso il diritto soggettivo all’assistenza dello Stato per le spese del processo, potendo la rinuncia allo stesso provenire solo dal titolare del beneficio, e tenuto conto, peraltro, che l’istituto del gratuito patrocinio è revocabile solo nelle tre ipotesi tipizzate nell’art. 136 del d.P.R. n. 115 del 2002, norma eccezionale, come tale non applicabile analogicamente.

È la sentenza n. 8561 del 26/03/2021.

Qui il link per leggerla sul sito della Cassazione

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Leasing e fallimento http://studiodipietro.it/leasing-e-fallimento/ http://studiodipietro.it/leasing-e-fallimento/#respond Sun, 31 Jan 2021 20:15:50 +0000 http://studiodipietro.it/leasing-e-fallimento/ Le Sezioni Unite, pronunciando su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato i seguenti principio di diritto: A) La legge n. 124 del 2017 (art. 1, commi 136-140) non ha effetti retroattivi e trova, quindi, applicazione per i contratti di leasing finanziario in cui i presupposti della risoluzione per l’inadempimento dell’utilizzatore (previsti dal comma …

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Le Sezioni Unite, pronunciando su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato i seguenti principio di diritto:

A) La legge n. 124 del 2017 (art. 1, commi 136-140) non ha effetti retroattivi e trova, quindi, applicazione per i contratti di leasing finanziario in cui i presupposti della risoluzione per l’inadempimento dell’utilizzatore (previsti dal comma 137) non si siano ancora verificati al momento della sua entrata in vigore; sicchè, per i contratti risolti in precedenza e rispetto ai quali sia intervenuto il fallimento dell’utilizzatore soltanto successivamente alla risoluzione contrattuale, rimane valida la distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo, dovendo per quest’ultimo social-tipo negoziale applicarsi, in via analogica, la disciplina di cui all’art. 1526 c.c.. e non quella dettata dall’art. 72-quater l.f., rispetto alla quale non possono ravvisarsi, nella specie, le condizioni per il ricorso alla analogia legis, né essendo altrimenti consentito giungere in via interpretativa ad una applicazione retroattiva della l. n. 124 del 2017.

B) In base all’art. 1526 c.c., in caso di fallimento dell’utilizzatore, il concedente che aspiri a diventare creditore concorrente ha l’onere di formulare una completa domanda di insinuazione al passivo, ex art. 93 l.f., in seno alla quale, invocando ai fini del risarcimento del danno l’applicazione dell’eventuale clausola penale stipulata in suo favore, dovrà offrire al giudice delegato la possibilità di apprezzare se detta penale sia equa ovvero manifestamente eccessiva, a tal riguardo avendo l’onere di indicare la somma esattamente ricavata dalla diversa allocazione del bene oggetto di leasing, ovvero, in mancanza, di allegare alla sua domanda una stima attendibile del valore di mercato del bene medesimo al momento del deposito della stessa.  

È la Sentenza n. 2061 del 28 gennaio 2021

Ecco il link per leggerla sul sito della Cassazione

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Alcol test e diritto di difesa http://studiodipietro.it/alcol-test-e-diritto-di-difesa/ http://studiodipietro.it/alcol-test-e-diritto-di-difesa/#respond Mon, 25 Jan 2021 20:49:08 +0000 http://studiodipietro.it/alcol-test-e-diritto-di-difesa/ L’accertamento strumentale dello stato di ebrezza (cd. alcooltest) costituisce atto di polizia giudiziaria urgente ed indifferibile ed impone alla P.G. di dare avviso, al soggetto che vi sia sottoposto, della facoltà di farsi assistere da un difensore, senza che, però, da ciò derivi l’obbligo, per i verbalizzanti, di attendere un lasso di tempo minimo da …

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L’accertamento strumentale dello stato di ebrezza (cd. alcooltest) costituisce atto di polizia giudiziaria urgente ed indifferibile ed impone alla P.G. di dare avviso, al soggetto che vi sia sottoposto, della facoltà di farsi assistere da un difensore, senza che, però, da ciò derivi l’obbligo, per i verbalizzanti, di attendere un lasso di tempo minimo da tale avviso per procedere al test, onde consentire l’arrivo del difensore eventualmente nominato.

È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione Sesta Sezione Civile con Ordinanza n. 28 del 07/01/2021

Ecco il link

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Acquisizione sanante. http://studiodipietro.it/acquisizione-sanante/ http://studiodipietro.it/acquisizione-sanante/#respond Thu, 31 Dec 2020 12:47:09 +0000 http://studiodipietro.it/acquisizione-sanante/ La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite ai sensi dell’art. 374, comma 3, c.p.c., sollecitando un ripensamento in ordine al principio enunciato nella sentenza n. 15283 del 25/07/2016 ove, in tema di acquisizione sanante ex art. 42 bis d.P.R. n. 327 del …

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La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite ai sensi dell’art. 374, comma 3, c.p.c., sollecitando un ripensamento in ordine al principio enunciato nella sentenza n. 15283 del 25/07/2016 ove, in tema di acquisizione sanante ex art. 42 bis d.P.R. n. 327 del 2001, è stata attribuita natura indennitaria, e non risarcitoria, anche agli importi dovuti al proprietario del bene per il periodo di occupazione senza titolo, evidenziando come il tenore letterale della norma e il complessivo sistema del risarcimento del danno in materia di espropriazione depongano in senso contrario.

Trattasi dell’ordnanza interlocutoria n. 29625 del 24/12/2020.

Link per leggerla sul sito della Corte

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COVID e formula esecutiva telematica. http://studiodipietro.it/covid-e-formula-esecutiva-telematica/ http://studiodipietro.it/covid-e-formula-esecutiva-telematica/#respond Tue, 29 Dec 2020 09:44:34 +0000 http://studiodipietro.it/covid-e-formula-esecutiva-telematica/ In sede di conversione del D.L. 28.10.2020 n. 137, avvenuta con legge  18.12.2020 n. 176 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 24.12.2020 ed entrata in vigore il 25.12.2020, all’art. 23  é stato inserito  il comma 9 bis che prevede: “9 -bis . La copia esecutiva delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria di cui all’articolo …

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In sede di conversione del D.L. 28.10.2020 n. 137, avvenuta con legge  18.12.2020 n. 176 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 24.12.2020 ed entrata in vigore il 25.12.2020, all’art. 23  é stato inserito  il comma 9 bis che prevede:

“9 -bis . La copia esecutiva delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria di cui all’articolo 475 del codice di procedura civile può essere rilasciata dal cancelliere in forma di documento informatico previa istanza, da depositare in modalità telematica, della parte a favore della quale fu pronunciato il provvedimento. La copia esecutiva di cui al primo periodo consiste in un documento informatico contenente la copia, anche per immagine, della sentenza o del provvedimento del giudice, in calce ai quali sono aggiunte l’intestazione e la formula di cui all’articolo 475, terzo comma, del codice di procedura civile e l’indicazione della parte a favore della quale la spedizione è fatta. Il documento informatico così formato è sottoscritto digitalmente dal cancelliere. La firma digitale del cancelliere tiene luogo, ai sensi dell’articolo 24, comma 2, del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, del sigillo previsto dall’articolo 153, primo comma, secondo periodo, delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368. Il difensore o il dipendente di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio possono estrarre dal fascicolo informatico il duplicato e la copia analogica o informatica della copia esecutiva in forma di documento informatico. Le copie analogiche e informatiche, anche per immagine, della copia esecutiva in forma di documento informatico estratte dal fascicolo informatico e munite dell’attestazione di conformità a norma dell’articolo 16 -undecies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, equivalgono all’originale”.

Già alcuni Uffici Giudiziari con provvedimenti presidenziali oppure con Protocolli stipulati con i COA avevano previsto la possibilità per i cancellieri di rilasciare in modalità telematica la copia esecutiva di sentenze e decreti. In alcuni protocolli (es. quello di Roma) si prevedeva che l’avvocato dovesse attestare la conformità dell’atto scaricato munito di formula con la seguente dicitura “Il Sottoscritto Avv___________, nella sua qualità di difensore di________(PI/CF) con sede/residente in __________________, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 16 bis, comma 9 del DL 179/2012 come modificato dal DL 90/2014 convertito nella Legge n° 114/2014, attesta che la presente copia del provvedimento _______ del Giudice, Dott. _______, emesso in data ____ e spedito in forma esecutiva in data _______ nel procedimento RG n° _______ è conforme all’originale informatico presente nel fascicolo informatico dal quale è stato estratto. Sotto la mia responsabilità, dichiaro che Ia presente é Ia sola copia spedita in forma”. esecutiva che intendo azionare, ex art. 476 comma 1 cpc”.

La norma introdotta dalla legge 176/2020 non tiene conto della necessità di raccordare la stessa con l’art. 476 c.p.c. che prevede che “non può spedirsi senza giusto motivo più di una copia esecutiva alla stessa parte”.

La nuova norma ha carattere transitorio in quanto l’art. 23, comma 1, del D.L.. 137/2020 cosi come convertito prevede che “1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino alla scadenza del termine di cui all’articolo 1 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35 si applicano le disposizioni di cui ai commi da 2 a 9-ter . Resta ferma fino alla scadenza del medesimo termine l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 221 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77 ove non espressamente derogate dalle disposizioni del presente articolo”.

I termini “da 2 a 9 ter” e “fino alla scadenza del medesimo termine” sono stati aggiunti in sede di conversione.

L’attuale formulazione dell’art. 1 del D.L. 19/2020 cosi come convertito con legge 35/2021 prevede come termine il 31 gennaio 2021.

Quindi allo stato la possibilità di ottenere il rilascio in forma esecutiva del titolo é limitato temporalmente fino a detta data.

Si pone il problema della validità di titoli esecutivi in riferimento ai quali il cancelliere abbia rilasciato la formula esecutiva in modalità telematica  prima dell’entrata in vigore della L. 176/2020 e cioé prima del 25.12.2020 , ma il problema dovrebbe trovare soluzione in base alla interpretazione letterale dell’art. 23, comma 1, del D.L. 137/2020 quale introdotto in sede di conversione giacché si é previsto che il comma 9bis (cio° quello che ha introdotto la formula esecutiva telematica) si applica dalla entrata in vigore del decreto legge e cioé dal 29.10.2020.

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Quattro decreti legge cd. “Ristori” confluiti in un’unica legge http://studiodipietro.it/quattro-decreti-legge-cd-ristori-confluiti-in-ununica-legge/ http://studiodipietro.it/quattro-decreti-legge-cd-ristori-confluiti-in-ununica-legge/#respond Mon, 28 Dec 2020 15:12:04 +0000 http://studiodipietro.it/?p=3763 Il D.L. 28.10.2020 n. 137è legge. Dopo il Senato, anche la Camera dei deputati ha approvato il testo che assembla i contenuti dei quattro decreti “Ristori” , abrogando gli ultimi tre i decreti legge n. 149, n. 154 e n. 157 (Ristori-bis, Ristori-ter e Ristori-quater), dei quali fa salvi gli effetti e i rapporti giuridici …

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Il D.L. 28.10.2020 n. 137è legge. Dopo il Senato, anche la Camera dei deputati ha approvato il testo che assembla i contenuti dei quattro decreti “Ristori” , abrogando gli ultimi tre i decreti legge n. 149, n. 154 e n. 157 (Ristori-bis, Ristori-ter e Ristori-quater), dei quali fa salvi gli effetti e i rapporti giuridici scaturiti durante la loro vigenza.

Sulla Supplemento n. 43/L alla Gazzetta Ufficiale n. 319 del 24.12.2020 é stata infatti pubblicata la legge 18 dicembre 2020 n. 176 nonché il testo del D.L. 28.10.2020 n. 137 coordinato con la legge di conversione.

In materia di giustizia rilevano gli articoli dal 23 al 31 ter.

Art. 23.
Disposizioni per l’esercizio dell’attività giurisdizionale nella vigenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Art. 23 -bis
Disposizioni per la decisione dei giudizi penali di appello nel periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19

Art. 23 -ter
Disposizioni sulla sospensione del corso della prescrizione e dei termini di custodia cautelare nei procedimenti penali, nonché sulla sospensione dei termini nel procedimento disciplinare nei confronti dei magistrati, nel periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19

Art. 24.
Disposizioni per la semplificazione delle attività di deposito di atti, documenti e istanze nella vigenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Art. 25.
Misure urgenti relative allo svolgimento del processo amministrativo

Art. 26.
Disposizioni in materia di giudizio contabile nonché misure urgenti relative allo svolgimento delle adunanze e delle udienze del processo contabile durante l’ulteriore periodo di proroga dello stato di emergenza epidemiologica

Art. 27.
Misure urgenti relative allo svolgimento del processo tributario

Art. 28.
Licenze premio straordinarie per i detenuti in regime di semilibertà

Art. 29.
Durata straordinaria dei permessi premio

Art. 30.
Disposizioni in materia di detenzione domiciliare

Art. 31 -ter
Differimento dell’entrata in vigore della class action 1. All’articolo 7, comma 1, della legge 12 aprile 2019, n. 31, le parole: «diciannove mesi» sono sostituite dalle seguenti: «venticinque mesi».

Ecco i testi ufficiali

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Le Sezioni Unite proteggono il principio del numerus clausus dei diritti reali. http://studiodipietro.it/le-sezioni-unite-proteggono-il-principio-del-numerus-clausus-dei-diritti-reali/ http://studiodipietro.it/le-sezioni-unite-proteggono-il-principio-del-numerus-clausus-dei-diritti-reali/#respond Thu, 17 Dec 2020 13:31:34 +0000 http://studiodipietro.it/le-sezioni-unite-proteggono-il-principio-del-numerus-clausus-dei-diritti-reali/ Le Sezioni Unite, pronunciando ex art. 363 c.p.c. su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto: La pattuizione avente ad oggetto la creazione del c.d. “diritto reale di uso esclusivo” su una porzione di cortile condominiale, costituente come tale parte comune dell’edificio, mirando alla creazione di una figura atipica …

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Le Sezioni Unite, pronunciando ex art. 363 c.p.c. su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto: La pattuizione avente ad oggetto la creazione del c.d. “diritto reale di uso esclusivo” su una porzione di cortile condominiale, costituente come tale parte comune dell’edificio, mirando alla creazione di una figura atipica di diritto reale limitato, tale da incidere, privandolo di concreto contenuto, sul nucleo essenziale del diritto dei condomini di uso paritario della cosa comune, sancito dall’art. 1102 c.c., è preclusa dal principio, insito nel sistema codicistico, del numerus clausus dei diritti reali e della tipicità di essi.

Trattasi della sentenza n. 28972 del 17.12.2020.

Ecco il link per leggerla sul sito della Corte

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Decreto di trasferimento e obblighi del Conservatore RRII http://studiodipietro.it/decreto-di-trasferimento-e-obblighi-del-conservatore-rrii/ http://studiodipietro.it/decreto-di-trasferimento-e-obblighi-del-conservatore-rrii/#respond Tue, 15 Dec 2020 05:34:51 +0000 http://studiodipietro.it/decreto-di-trasferimento-e-obblighi-del-conservatore-rrii/ Le Sezioni Unite della Cassazione con sentenza n. 28387 del 14.12.2020, pronunciando ex art. 363 c.p.c. su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto: “Nel procedimento di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l’ordine di cancellazione dei gravami sul medesimo (tra cui i …

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Le Sezioni Unite della Cassazione con sentenza n. 28387 del 14.12.2020, pronunciando ex art. 363 c.p.c. su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto:

“Nel procedimento di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l’ordine di cancellazione dei gravami sul medesimo (tra cui i pignoramenti e le ipoteche), determina il trasferimento del diritto oggetto della procedura espropriativa libero da quei pesi e quindi la contestuale estinzione dei medesimi vincoli, dei quali il Conservatore dei registri immobiliari (oggi Ufficio provinciale del territorio – Servizio di pubblicità immobiliare, istituito presso l’Agenzia delle Entrate) è tenuto ad eseguire la cancellazione immediatamente, in ogni caso indipendentemente dal decorso del termine di proponibilità delle opposizioni esecutive a norma dell’art. 617 c.p.c.”.

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