L’efficacia esecutiva della sentenza viene sospesa? La tassa di registro si paga lo stesso.

Il provvedimento di sospensione della provvisoria esecuzione della sentenza di primo grado non fa venir meno il presupposto dell’imposta di registro sugli atti giudiziari, costituito, ai sensi dell’art. 37 del d.P.R. n. 131 del 1986, non già dall’efficacia esecutiva, quanto dall’esistenza di un titolo giudiziale soggetto a registrazione.

Lo ha stabilito la Cassazione Sesta Sezione Civile con sentenza n. 12480 del 21 maggio 2018.

Clicca qui per leggerla sul sito della Corte di Cassazione.

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Danno da fatto illecito: concorrenza con altri indennizzi.

Il danno da fatto illecito va decurtato da ciò che in conseguenza dello stesso fatto il danneggiato riceve aliunde e cioè da un Istituto Pubblico (INAIL o Inps) o da una compagnia di assicurazione.

È quanto emerge da quattro sentenze delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione depositate il 22 maggio 2018.

In particolare per la sentenza n 12565/2018 “II danno da fatto illecito deve essere liquidato sottraendo dall’ammontare del danno risarcibile l’importo dell’indennità assicurativa derivante da assicurazione contro i danni che il danneggiato-assicurato abbia riscosso in conseguenza di quel fatto”.

Per la sentenza n. 12567/2018 “Dall’ammontare del danno subito da un neonato in fattispecie di colpa medica, e consistente nelle spese da sostenere vita natural durante per l’assistenza personale, deve sottrarsi il valore capitalizzato della indennità di accompagnamento che la vittima abbia comunque ottenuto dall’Inps in conseguenza di quel fatto”.

Per la sentenza n. 12566/2018 ” L’importo della rendita per l’inabilita permanente corrisposta dall’INAIL per l’infortunio “in itinere” occorso al lavoratore va detratto dall’ammontare del risarcimento dovuto, allo stesso titolo, al danneggiato da parte del terzo responsabile del fatto illecito”.

Per la sentenza n. 12564/2018 “Dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui non deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità riconosciuta dall’Inps al familiare superstite in conseguenza della morte del congiunto”.

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Risarcimento del danno e rendita INAIL

L’importo della rendita per l’inabilita permanente corrisposta dall’INAIL per l’infortunio “in itinere” occorso al lavoratore va detratto dall’ammontare del risarcimento dovuto, allo stesso titolo, al danneggiato da parte del terzo responsabile del fatto illecito.

Questo il principio fissato dalla Cassazione Civile a Sezioni Unite con sentenza n. 12566 del 22.05.2018 .

Clicca qui per leggerla sul sito della Corte

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Danno da morte del congiunto e pensione di reversibilità

Dal risarcimento del danno patrimoniale patito dal familiare di persona deceduta per colpa altrui non deve essere detratto il valore capitale della pensione di reversibilità riconosciuta dall’Inps al familiare superstite in conseguenza della morte del congiunto.

Lo hanno stabilito le Sezioni Unite della Corte di Cassazione con sentenza n 12564 del 22.5.2018.

Clicca qui per leggerla sul sito della Corte

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Pagamento di assegno NT a soggetto diverso dal beneficiario.

La responsabilità della banca negoziatrice per avere consentito l’incasso di un assegno bancario, di traenza o circolare, munito di clausola di non trasferibilità, a persona diversa dal beneficiario, ha natura contrattuale.

Lo ha stabilito la Cassazione Civile a Sezioni Unite con sentenza n 12477 del 21 maggio 2018.

Clicca qui per leggerla sul sito della Corte.

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Lavori su immobile di terzi per la propria attività: l’IVA è detraibile.

Il diritto alla detrazione IVA per lavori di ristrutturazione o manutenzione deve essere riconosciuto anche per gli immobili di proprietà di terzi, purché sia presente un nesso di strumentalità con l’attività d’impresa o professionale, anche se quest’ultima sia potenziale o di prospettiva e finanche se – per cause estranee al contribuente – la predetta attività non abbia poi potuto concretamente esercitarsi. Lo ha chiarito la Cassazione Civile con sentenza delle Sezioni Unite n. 11533 dell’11.05.2018. Clicca qui per leggerla sul sito della Cassazione .

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Condominio: sostituzione di una delibera con altra di pari oggetto.

Con la sentenza n. 8515/2018 leggibile cliccando QUI la Cassazione Civile ha stabilito che si ha sostituzione nel caso in cui la nuova delibera regoli il medesimo oggetto, come è avvenuto nel caso di specie, in termini incompatibili con quelli ipotizzati in precedenza. Infatti, nel caso esaminato dalla Corte con la seconda delibera si ipotizza una proposta contrattuale di locazione e, solo nel caso di rifiuto da parte del condomino destinatario della stessa, l’avvio di una richiesta giudiziale di rilascio della stanza occupata.

Ebbene in caso di sostituzione di una delibera con un’altra la Cassazione ritiene non più impugnabile la prima; la Corte respinge il ricorso teso all’annullamento della prima delibera sulla base della motivazione che l’eventuale annullamento della prima delibera non avrebbe prodotto alcun effetto una volta intervenuta la sostituzione della stessa con altra successiva ed assorbente rispetto a quella impugnata. Una volta che la delibera impugnata viene sostituita con altra avente stesso oggetto cessa la materia del contendere.

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Decorrenza del termine per impugnare per chi notifica la sentenza

La Sez. 2 della Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione della causa alle Sez U per la risoluzione della questione se il termine breve per impugnare decorre, per la parte notificante, dalla data di consegna della sentenza all’ufficiale giudiziario o da quella, eventualmente successiva, di perfezionamento della notifica nei confronti del destinatario.

È l’ordinanza n. 10507 del 5.5.2018: clicca qui per leggerla sul sito della Corte di Cassazione .

Nel caso de quo – si legge nella motivazione- secondo la Corte di Appello di Salerno, la notificazione ai fini del decorso del termine breve di impugnazione non può, dal lato di colui che notifica la sentenza, farsi coincidere con il momento della consegna della sentenza all’Ufficiale giudiziario, anche in ragione del diritto di avere la certezza che la notifica (della sentenza) sia andata a buon fine, prima di proporre l’impugnazione stessa, senza dovere, in ogni caso, affrettarsi ad esercitare un’attività processuale che potrebbe rivelarsi inutile e dispendiosa, con il momento in cui l’atto viene consegnato al destinatario.Sicché, secondo la Corte di Salerno ai fini della verifica del rispetto del termine breve per l’impugnazione non dovrebbe tenersi conto del giorno in cui la sentenza è stata consegnata all’Ufficiale Giudiziario, ma di quella in cui la sentenza è stata consegnata al destinatario della notifica.

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Firma digitale Pades e Cades vanno entrambe bene

Secondo il diritto dell’UE e le norme, anche tecniche, di diritto interno, le firme digitali di tipo CAdES e di tipo PAdES, sono entrambe ammesse ed equivalenti, sia pure con le differenti estensioni <*.p7m> e <*.pdf>, e devono, quindi, essere riconosciute valide ed efficaci, anche nel processo civile di cassazione, senza eccezione alcuna.

Lo hanno chiarito le Sezioni Unite Civili della Cassazione con sentenza n. 10266 del 27/4/2018.

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Modifica parametri compensi avvocati

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Utilizzo illecito di bancomat altrui

La Quinta sezione della Corte di Cassazione ha affermato che l’utilizzazione di una carta “bancomat”, di provenienza furtiva, da parte di chi non sia in possesso del codice PIN, realizzata mediante la digitazione casuale di sequenze numeriche presso uno sportello di prelievo automatico di denaro, è sufficiente ad integrare la fattispecie consumata di utilizzazione indebita di carta abilitante al prelievo di danaro contante.

Trattasi della sentenza n. 1723/2018 pubblicata il 20/4/2018: clicca qui per leggerla sul sito della Corte

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Riassunzione e contributo unificato.

La Sezione Tributaria della Cassazione ha affermato che, stante la finalità del contributo unificato di supportare i costi di funzionamento del giudizio in ogni fase processuale, ed in assenza di espressa esenzione, esso è dovuto anche nell’ipotesi di riassunzione della causa dinanzi al giudice competente, dovendo ritenersi, in ragione di detta “ratio” del tributo, il riferimento, operato dall’art. 9, comma 1, del d.P.R. n. 115 del 2002, “a ciascun grado del giudizio”, comprensivo dell’iscrizione a ruolo del procedimento dinanzi ad un giudice diverso da quello inizialmente adito.

Trattasi della sentenza n. 8912 dell’11.04.2018.

Clicca qui per leggerla sul sito della Corte di Cassazione .

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