Tecnopatia e tutela INAIL

In tema di malattia professionale, la tutela assicurativa INAIL va estesa ad ogni forma di tecnopatia, fisica o psichica, che possa ritenersi conseguenza dell’attività lavorativa, sia che riguardi la lavorazione che l’organizzazione del lavoro e le sue modalità di esplicazione, anche se non compresa tra le malattie tabellate o tra i rischi specificamente indicati in tabella, dovendo il lavoratore dimostrare soltanto il nesso di causalità tra la lavorazione patogena e la malattia diagnosticata.

È quanto stabilito dalla Cassazione Civile con ordinanza n. 5066 del 5.3.2018.

Clicca qui per leggerla sul sito della Corte

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Reati tributari e prescrizione

La Seconda Sezione della Corte di cassazione ha affermato che ai reati tributari commessi antecedentemente alla sentenza della Grande Sezione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea pronunciata il 08/09/2015 in causa C-105/14, Taricco, continua ad applicarsi integralmente la normativa sulla prescrizione, non potendo il giudice nazionale disapplicarla stante il divieto di irretroattività, ai sensi dell’art. 325, paragrafi 1 e 2, TFUE, così come interpretato dalla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (Grande Sezione) con sentenza del 05/12/2017, in causa C- 42/17.

Trattasi della sentenza n. 9494 / 2018 pubblicata il 2.3.2018: clicca qui per leggerla sul sito della Corte

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Rassegna penale anno 2017 della Corte di Cassazione

Sul sito della Cassazione é stata pubblicato il seguente lavoro dell’Ufficio del Massimario:

Rassegna n. 1 del 28 febbraio 2018 – Rassegna della giurisprudenza di legittimità (anno 2017). Gli orientamenti delle Sezioni Penali
Relazioni e Documenti – Giurisprudenza Penale

cliccare sull’immagine per leggere la Relazione

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Ricorso per cassazione penale: lo deve sempre firmare un cassazionista.

Le Sezioni unite della Corte di cassazione, hanno affermato che, a seguito della modifica apportata dalla l. 23 giugno 2017, n.103, agli artt.571 e 613 cod.proc.pen., il ricorso per cassazione avverso qualsiasi tipo di provvedimento non può essere proposto personalmente dalla parte, ma deve essere sottoscritto, a pena di inammissibilità, da difensori iscritti nell’albo speciale della Corte di Cassazione.

Trattasi della sentenza n. 8914 del 2018: clicca qui per leggerla sul sito della Corte

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Modalità di recupero dei crediti professionali degli avvocati.

Le Sezioni Unite Civili della Cassazione risolvendo le relative questioni di massima di particolare importanza, concernenti i crediti per spese giudiziali dell’avvocato, hanno affermato che:

1) a seguito dell’introduzione dell’art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, la controversia di cui all’art. 28 della l. n. 794 del 1942, come sostituito dal citato d.lgs., può essere introdotta con un ricorso ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c., che dà luogo ad un procedimento sommario “speciale” disciplinato dagli artt. 3, 4 e 14 d.lgs. 150/2011, o con il procedimento per decreto ingiuntivo ex artt. 633 ss. c.p.c. (e l’eventuale opposizione si dovrebbe proporre ai sensi dell’art. 702 bis ss. c.p.c. e nel relativo procedimento troverebbero applicazione gli artt. 648, 649, 653 e 654 c.p.c.), essendo, invece, esclusa la possibilità di introdurre l’azione sia con il rito di cognizione ordinaria e sia con quello del procedimento sommario ordinario codicistico, di cui agli artt. 702 bis ss. c.p.c.;

2) la controversia di cui all’art. 28 della l. n. 794 del 1942, introdotta sia ai sensi dell’art. 702 bis c.p.c., sia in via monitoria, avente ad oggetto la domanda di condanna del cliente al pagamento delle spettanze giudiziali dell’avvocato, resta soggetta al rito di cui all’art. 14 del d.lgs. n. 150 del 2011, anche quando il cliente sollevi contestazioni riguardo all’an;

3) soltanto qualora il convenuto svolga una difesa che si articoli con la proposizione di una domanda (riconvenzionale, di compensazione o di accertamento pregiudiziale), la trattazione di quest’ultima dovrà avvenire, ove si presti ad un’istruttoria sommaria, con il rito sommario (congiuntamente a quella proposta ex art. 14 d.lgs. n. 150 dal professionista) e, in caso contrario, con il rito ordinario a cognizione piena, previa separazione delle domande;

Trattasi della sentenza n. 4485 del 23.02.2018: clicca qui per leggerla sul sito della Corte.

4) qualora la domanda introdotta dal cliente non appartenga alla competenza del giudice adìto, troveranno applicazione gli artt. 34, 35 e 36 c.p.c. dettate in tema di spostamento della competenza per connessione.

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Suolo comune, accessione, diritti dei comproprietari.

La costruzione eseguita dal comproprietario sul suolo comune diviene per accessione, ai sensi dell’art. 934 c.c., di proprietà comune ai comproprietari del suolo, salvo contrario accordo, traslativo della proprietà del suolo o costitutivo di un diritto reale su di esso, che deve rivestire la forma scritta “ad substantiam”. II consenso alia costruzione manifestato dal comproprietario non costruttore, pur non essendo idoneo a costituire un diritto di superficie o altro diritto reale, gli preclude lo “ius tollendi”. Ove lo “ius tollendi” non sia o non possa essere esercitato, i comproprietari del suolo sono tenuti a rimborsare al comproprietario costruttore, in proporzione alle rispettive quote di proprietà, le spese sopportate per l’edificazione dell’opera.

Sentenza n. 3873 del 16/02/2018 delle Sezioni Unite Civili della Cassazione.

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Contratti delle società partecipate: occorre la forma scritta ad substantiam?

La Sez. 3 della Cassazione ha trasmesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite della questione, ritenuta di massima di particolare importanza, se per i contratti stipulati dalle aziende speciali partecipate dallo Stato, o dagli enti pubblici, sia o meno prescritto il requisito della forma scritta ad substantiam.

Trattasi dell’ordinanza interlocutoria n. 3566 del 14.02.2018: clicca qui per leggere la motivazione sul sito della Corte.

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Sulla messa alla prova.

La Terza Sezione Penale della Cassazione , pronunciando in tema di sospensione del procedimento con messa alla prova, ha affermato che è illegittimo il provvedimento con cui il giudice modifichi il programma di trattamento elaborato ai sensi dell’art. 464-bis, comma 2, cod. pen. in difetto della previa consultazione delle parti e del consenso dell’imputato.

È la sentenza n. 5784/2018 pubblicata il 7 febbraio 2018.

Clicca qui per leggerla

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Contratto di patrocinio legale e forma scritta: nuova pronuncia della Cassazione.

In tema di forma scritta ad substantiam dei contratti della P.A., il requisito è soddisfatto, nel contratto di patrocinio, con il rilascio al difensore della procura ai sensi dell’art. 83 cod. proc. civ., atteso che l’esercizio della rappresentanza giudiziale tramite la redazione e la sottoscrizione dell’atto difensivo perfeziona, mediante l’incontro di volontà fra le parti, l’accordo contrattuale in forma scritta, rendendo così possibile l’identificazione del contenuto negoziale e i controlli dell’Autorità tutoria. La conferma arriva dalla Cassazione con sentenza n. 1830 del 25 gennaio 2018.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione Terza Sezione Civile con sentenza n. 1830/2018 depositata il 25 gennaio 2018.

Clicca qui per leggerla sul sito della Corte.

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Casi in cui la Cassazione può annullare senza rinvio.

Le Sezioni unite della Suprema Corte hanno affermato che la Corte di cassazione pronuncia sentenza di annullamento senza rinvio se ritiene superfluo il rinvio e se, anche all’esito di valutazioni discrezionali, può decidere la causa alla stregua degli elementi di fatto già accertati o sulla base delle statuizioni adottate dal giudice di merito, non risultando perciò necessari ulteriori accertamenti di fatto.

Trattasi della sentenza n. 3464/2018: clicca qui per leggerla sul sito della Corte

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Prescrizione e coimputato non impugnante

Le Sezioni unite penali della Corte di cassazione hanno affermato che l’effetto estensivo ex art. 587 cod. proc. pen. della declaratoria di estinzione del reato per prescrizione non opera in favore del coimputato concorrente nello stesso reato, non impugnante, se detta causa estintiva sia maturata dopo la irrevocabilità della sentenza emessa nei confronti del medesimo.

Trattasi della sentenza n. 3391/2018:

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Inammissibile un regolamento di competenza d’ufficio per valore

Il regolamento di competenza d’ufficio è inammissibile qualora il giudice adito in riassunzione neghi di essere competente per materia e ritenga che la competenza sulla causa sia regolata solo per valore, poiché in detto caso l’eventuale decisione di accoglimento del regolamento da parte della S.C., in quanto necessariamente contenente – in forza dell’art. 49, comma 2, c.p.c. – l’individuazione del giudice competente per valore, non essendovi alcun giudice competente per materia, sostanzialmente produrrebbe il medesimo effetto di un regolamento di competenza d’ufficio per valore, che l’art. 45 c.p.c. non prevede per insindacabile scelta di merito legislativo.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione – Sezioni Unite Civili con sentenza n. 1202 del 18.01.2018.

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