Feb 22

Inammissibile l’appello che non contiene motivi specifici.

Le Sezioni unite Penali della Corte di Cassazione hanno affermato il principio secondo cui anche l’appello – al pari del ricorso per cassazione – è inammissibile per difetto di specificità dei motivi, quando non risultano esplicitamente enunciati e argomentati i rilievi critici rispetto alle ragioni di fatto o di diritto poste a fondamento della sentenza impugnata, precisando, inoltre, che tale onere di specificità è direttamente proporzionale alla specificità delle ragioni di diritto e degli elementi di fatto posti a fondamento della decisione impugnata.

È la sentenza n. 8825/2017 ( ud. 27/10/2016 – deposito del 22/02/2017) . Sul sito della Corte è pubblicata la motivazione .

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Feb 20

Art 131 bis codice penale e rilevabilità d’ufficio.

La Terza Sezione della Corte di cassazione ha affermato che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, prevista dall’art. 131-bis cod. pen., è rilevabile d’ufficio in qualsiasi fase e stato del giudizio, salva la eventuale formazione del giudicato, anche implicito, idoneo ad escludere la qualificazione del fatto in termini di particolare tenuità.

In buona sostanza la Corte ritiene che in linea di principio l’art 131 bis c.p. deve essere comunque considerato in sede di legittimità in quanto introduce una modifica positiva del trattamento punitivo, ma ciò è precluso in quei casi in cui l’imputato non abbia coltivato l’impugnazione del capo di sentenza che non abbia considerato la questione o comunque non applicato l’istituto  (es. il Giudice di primo grado esclude l’applicabilità della norma e poi l’imputato non impugna tale capo della sentenza).

È la sentenza n. 6870 / 2017 (ud. 28/04/2016 – deposito del 14/02/2017). Sul sito della Corte la MOTIVAZIONE

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Feb 17

Domande frazionate in più giudizi solo ove c’è interesse specifico del creditore.

La questione scrutinata dalla Suprema Corte è la seguente: “se, una volta cessato il rapporto di lavoro, il lavoratore debba avanzare in unico contesto giudiziale tutte le pretese creditorie che sono maturate nel corso del rapporto o che trovano titolo nella cessazione del medesimo e se il frazionamento in giudizi diversi costituisca abuso sanzionabile con l’improponibilità della domanda”.

Nel 2007 la Sezioni Unite con sentenza n. 23726, mutando il precedente orientamento del 2000 (sent n. 108), avevano ritenuto contrario al principio di correttezza il comportamento del creditore che, per sua esclusiva convenienza, avesse deciso di avanzare le richieste scaturenti dal medesimo rapporto in una pluralità di procedimenti. Ciò fu poi ribadito nel 2009 nella sentenza delle Sezioni Unite n. 26961. In realtà, precisa la Corte, queste pregresse pronunce riguardavano casi di unico credito (ritenuto appunto infrazionabile) e non anche una pluralità di crediti riferiti a un unico rapporto di durata.D’altro canto l’infrazionabilita’ del singolo credito non implica affatto la necessità di agire in un unico processo a tutela di diverso crediti sia pur nascenti da un unico rapporto.

Le Sezioni Unite, componendo il relativo contrasto, hanno sancito la proponibilità, in separati processi, delle domande afferenti diversi e distinti diritti di credito, anche se relativi ad uno stesso rapporto di durata tra le parti, altresì precisando che se quei diritti, oltre a derivare da un rapporto siffatto, siano anche, in proiezione, inscrivibili nel medesimo ambito oggettivo di un possibile giudicato o comunque ‘fondati’ sull’identico fatto costitutivo (sicchè il loro separato accertamento provocherebbe una duplicazione di attività istruttoria e la conseguente dispersione della conoscenza di una medesima vicenda sostanziale), le relative domande possono formularsi in separati giudizi solo se il creditore agente risulti avere un interesse oggettivamente valutabile alla tutela processuale frazionata, e che, ove la necessità di un tale interesse e la relativa mancanza non siano state dedotte dal convenuto, il giudice che intenda rilevarle dovrà indicare la relativa questione ex art. 183 c.p.c. e, se del caso, riservare la decisione assegnando alle parti termine per memorie ex art. 101, comma 2, c.p.c.”.

La sentenza in questione è la n. 4090 del 16.02.2017 e sul sito della Corte cliccando qui si può leggere la MOTIVAZIONE

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Feb 16

Prescrizione in Cassazione e pluralità di reati

Le Sezioni Unite della Suprema Corte hanno affermato che, in caso di ricorso cumulativo avverso una sentenza di condanna relativa a più reati ascritti allo stesso imputato, per i quali sia intervenuta la prescrizione dopo la sentenza di appello, attesa l’autonomia dei rapporti processuali inerenti ai singoli capi di imputazione, l’accoglimento di motivi afferenti un capo non consente di dichiarare la prescrizione anche per i distinti ed autonomi capi di imputazione i cui pertinenti motivi di ricorso siano invece giudicati inammissibili.

Trattasi della sentenza n. 6903/2017 ( ud. 27/05/2016 – deposito del 14/02/2017)

Clicca qui per leggere la motivazione sul sito della Corte

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Feb 15

Misure cautelari alternative agli arresti domiciliari e loro afflittivita’.

La Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione, con sentenza n. 6790 pubblicata il 13.02.2017 (udienza del 23.11.2016), ha affermato che, in caso di sostituzione della misura degli arresti domiciliari, ai sensi dell’art. 299, comma 2, cod. proc. pen., è legittima l’applicazione cumulativa dell’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria e dell’obbligo di dimora nel comune di residenza, se le misure congiuntamente applicate non determinano una condizione di maggiore afflittività per l’imputato.

Sul sito della Corte si può leggere (clicca di seguito) la MOTIVAZIONE. 

Nel caso di specie il GIP aveva applicato in sostituzione degli arresti domiciliari le misure alternative, applicate congiuntamente, dell’obbligo di presentazione alla P.G. per tre volte alla settimana e dell’obbligo di dimora nel comune di residenza. Il provvedimento era stato confermato dal Tribunale del riesame e, quindi, fatto oggetto di ricorso per cassazione.

La Corte risolve il caso ritenendo che l’applicazione congiunta delle due misure non presenta maggior afflittivita’ degli arresti domiciliari. Sotto il profilo del rispetto del principio di legalità e del principio di tassatività delle misure coercitive la Corte sottolinea che l’applicazione congiunta di misure coercitive è legittimo a seguito della legge 16.04.2015 n. 47 che con l’art 3 ha modificato la prima parte del comma 3 dell’art 275 c.p.p. e con l’art. 9 ha modificato il comma 4 dell’art. 299 c.p.p.

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Feb 14

Legittime le notifiche via Pec nel processo penale

Con sentenza n. 6320 pubblicata il 10.02.2017 la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione ha affermato che è legittima la notifica, effettuata ai sensi dell’art. 299, comma 4 bis, cod. proc. pen. inviata tramite posta elettronica certificata dal difensore dell’imputato a quello della persona offesa.
La Corte parte dall’esegesi dell’art 16, comma 4, D.L. 179/2012 per evidenziare che da tale norma non può trarsi argomento contrario all’ammissibilità della Pec come strumento del procedimento notificatorio laddove il destinatario non sia l’imputato.

Quindi i Giudici della Suprema Corte individuano le norme che consentono ai difensori di effettuare notifiche tramite Pec nel processo penale, norme individuate nell’art.152 c.p.p., che consente al difensore di una parte privata di sostuire la notifica dell’atto con l’invio dello stesso tramite raccomandata, e nell’art. 48 D.Lvo 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale) come sostituto dall’art. 33 D.Lvo 235/2010 che equipara alla notifica per posta la trasmissione per via telematica di un atto.

D’altro canto, rileva la Corte, il mezzo utilizzato da’ sicurezza da un punto di vista tecnico della ricezione da parte del destinatario e consente a quest’ultimo di poter esercitare i suoi diritti.
Ecco, sul sito della Corte, la MOTIVAZIONE

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Feb 13

Notifica dell’appello al domiciliatario cancellatosi dall’albo: conseguenze.

Le Sezioni Unite, componendo il relativo contrasto, hanno ritenuto che la notifica dell’atto di appello eseguita mediante sua consegna al difensore domiciliatario volontariamente cancellatosi dall’albo, prima della notifica medesima ma dopo il deposito della sentenza, è nulla perchè indirizzata ad un soggetto non più abilitato a riceverla, in quanto ormai privo dello “ius postulandi”, tanto nel lato attivo che in quello passivo, e che tale nullità – ove non sanata, retroattivamente, dalla costituzione spontanea dell’appellato o mediante il meccanismo di cui all’art. 291, comma 1, c.p.c., – determina, altresì, la nullità del procedimento e della sentenza di appello, ma non anche il passaggio in giudicato della decisione di primo grado, dovendo farsi rientrare la cancellazione volontaria suddetta tra le cause di interruzione del processo, sicchè il termine di impugnazione non riprende a decorrere fino al relativo venir meno o fino alla sostituzione del menzionato difensore.

È la sentenza n. 3702 del 13.2.2017. Sul sito della Corte si può leggere la MOTIVAZIONE

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Feb 09

Pubblicato il decreto legge sul terremoto 2016 – 2017

Download (PDF, 1.6MB)

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Feb 08

Contenzioso bancario e onere probatorio

La Corte di Cassazione con sentenza n. 500 dell’11 gennaio 2017 ha chiarito il riparto dell’onere probatorio nel contenzioso bancario nei casi in cui il cliente che proponga opposizione a decreto ingiuntivo avanzi anche domanda riconvenzionale.

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Feb 08

Società a partecipazione pubblica: sono soggette a fallimento.

La Prima Sezione Civile della Corte, ha confermato, in continuità con un precedente orientamento, che le società pubbliche, ivi comprese le società cd. in house providing, sono assoggettabili a fallimento.

Trattasi della sentenza n. 3196 del 07/02/2017. Eccone la MOTIVAZIONE sul sito della Corte.

La sentenza richiama i precedenti arresti del 2013 che avevano imboccato questo indirizzo e poi richiama la normativa di cui al decreto legislativo 19 agosto 2016 n. 175 che ha definitivamente chiarito che le società a partecipazione pubblica sono soggette alle disposizioni sul fallimento e sul concordato preventivo.

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Feb 02

In caso di assoluzione in appello non serve rinnovare l’istruttoria

La Quarta Sezione Penale della Cassazione ha affermato che il giudice d’appello, in caso di riforma, in senso assolutorio, della sentenza di condanna di primo grado, sulla base di una diversa valutazione del medesimo compendio probatorio, non è obbligato alla rinnovazione della istruttoria dibattimentale, ferma restando la necessità di una motivazione rafforzata.

È la sentenza n. 4222 pubblicata il 30.1.2017 (udienza 20.12.2016). Clicca qui per andare sul sito della Corte e leggere la MOTIVAZIONE

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Feb 02

Sanzioni CdS e competenza del Giudice di Pace

La Sesta Sezione Civile, sottosezione terza, ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, la questione, ritenuta di massima di particolare importanza, relativa alla natura giuridica della competenza del Giudice di pace in materia di sanzioni amministrative irrogate per violazione delle norme del codice della strada.

Trattasi dell’ordinanza n. 2567 del 31.1.2017 . Qui la   MOTIVAZIONE sul sito della Cassazione.

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