Locazione commerciale: valida la clausola che addossa tutti gli oneri al locatario.

Con Sentenza n. 6882 del 08/03/2019 le Sezioni Unite Civili della Cassazione, su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato che la clausola del contratto di locazione che attribuisca al conduttore l’obbligo di farsi carico di ogni tassa, imposta ed onere relativi ai beni locati ed al contratto, tenendone conseguentemente manlevato il locatore, non è affetta da nullità per violazione di norme imperative, ne’ in particolare per violazione del precetto costituzionale dettato dall’art. 53 della Costituzione, qualora essa sia stata prevista dalle parti come componente integrante la misura del canone locativo e non implichi che il tributo debba essere pagato da un soggetto diverso dal contribuente, trattandosi in tal caso di pattuizione da ritenersi in via generale consentita in mancanza di una specifica diversa disposizione di legge.

Oggetto del contendere era la nullità di una clausola di un contratto di locazione commerciale asseritamente discendente dall’essere la detta clausola in realtà volta «a riversare l’onere tributario relativo all’ICI e all’IMU gravanti sull’immobile locato, su un soggetto diverso da quello passivo tenuto per legge a subire il relativo sacrificio patrimoniale, e quindi in chiaro contrasto con il principio, costituzionalmente sancito, di concorso alla spesa pubblica in ragione della ( e non oltre la ) propria capacità contributiva>>, nonché «con l’art. 89 della legge n. 392/78, che non indica in alcun modo, tra gli oneri accessori a carico del conduttore, ivi tassativamente elencati, anche le imposte patrimoniali relative ai beni locati».

Continue reading

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/locazione-commerciale-valida-la-clausola-che-addossa-tutti-gli-oneri-al-locatario/

Le misure di prevenzione: studio della Corte di Cassazione

Sul sito internet della Corte di Cassazione è stata pubblicata il 7/3/2019 la Relazione n. 15 del 7/3/2019 dal titolo : “Le misure di prevenzione personali: verso un’interpretazione convenzionalmente e costituzionalmente conforme alla luce dei più recenti arresti della giurisprudenza nazionale ed europea”.

Cliccare sul link sottostante per scaricarla

rel_tematica_n_15_2018

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/le-misure-di-prevenzione-studio-della-corte-di-cassazione/

Protocollo PCT e udienze Corte Appello di L’Aquila

Il 5 febbraio 2019 è stato firmato il protocollo tra Ordine avvocati e Corte di Appello di L’Aquila per la gestione delle udienze civili ed i depositi telematici.

Download (PDF, 444KB)

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/protocollo-pct-e-udienze-corte-appello-di-laquila/

Riabilitazione speciale per i minorenni.

In tema di riabilitazione speciale per i minorenni, la Prima sezione penale della Corte di cassazione ha affermato che, ai sensi dell’art. 24, r.d.l. 20 luglio 1934, n. 1404, ove la prova dell’emenda del minore condannato appaia a una prima indagine insufficiente, il giudice ha il potere-dovere di differire la decisione ad un momento successivo, entro il compimento del venticinquesimo anno di età, ed è tenuto a dare adeguata motivazione del discrezionale esercizio di tale potere-dovere. (Fattispecie in cui la Corte ha annullato il provvedimento di rigetto dell’istanza volta ad ottenere la riabilitazione in quanto privo di motivazione sulle ragioni che, pur in presenza di indici favorevoli, espressivi di un percorso di emenda già in atto, non consentivano di differire la decisione ad un momento successivo).

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione Prima Sezione Penale con Sentenza n. 9425 ud. 18/02/2019 – deposito del 04/03/2019.

Clicca qui per leggere la motivazione sul sito della Corte

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/riabilitazione-speciale-per-i-minorenni/

Il reato di cui all’art. 615 ter c.p..Vietato spiare i dati sensibili altrui introducendosi abusivamente in un sistema telematico.

L’art. 615 ter c.p. prevede che: “Chiunque abusivamente si introduce in un sistema informatico o telematico protetto da misure di sicurezza ovvero vi si mantiene contro la volontà espressa o tacita di chi ha il diritto di escluderlo, è punito con la reclusione fino a tre anni”.

La Quinta sezione penale della Corte di cassazione ha affermato che il reato previsto dall’art. 615-ter cod. pen., configura un reato di pericolo che si concretizza ogniqualvolta l’ingresso abusivo riguardi un sistema informatico in cui sono contenute notizie riservate, indipendentemente dal tipo di notizia eventualmente appresa.

Trattasi della sentenza n. 8541 del 2019 (ud. 09/11/2018 – deposito del 27/02/2019).

Continue reading

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/il-reato-di-cui-allart-615-ter-c-p-vietato-spiare-i-dati-sensibili-altrui-introducendosi-abusivamente-in-un-sistema-telematico/

Ancora sulla fallibilità delle società di capitali in house.

La società di capitali con partecipazione pubblica (cd. “in house”) è assoggettabile a fallimento, atteso che, da un lato, l’art. 1 l.fall. esclude dall’area della concorsualità gli enti pubblici, non anche le società pubbliche, per le quali trovano applicazione le norme del codice civile nonché quelle sul fallimento, sul concordato preventivo e sull’amministrazione straordinaria, e che, dall’altro lato, la particolare relazione interorganica che lega l’ente societario all’amministrazione pubblica (c.d. controllo analogo) serve solo a consentire all’azionista pubblico di svolgere un’influenza dominante sulla società, se del caso attraverso strumenti derogatori rispetto agli ordinari meccanismi di funzionamento, senza tuttavia incidere sull’alterità soggettiva dell’ente societario rispetto all’ente pubblico controllante, restando il primo pur sempre un centro di imputazione di rapporti e posizioni soggettive autonomo rispetto al secondo.

Continue reading

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/ancora-sulla-fallibilita-delle-societa-di-capitali-in-house/

Rassegna tematica della giurisprudenza di legittimità sul Processo civile telematico Aggiornata con le decisioni pubblicate al 31 dicembre 2018

Sul sito internet della Cassazione è stato pubblicata il 19 febbraio 2019 una interessante relazione relativa alla giurisprudenza di legittimità in tema di processo telematico.

La relazione tratta delle notifiche ex legge 53/1994, delle comunicazioni e notificazioni  di cancelleria, del domicilio digitale e dell’atto processuale in forma di documento informatico.

In pratica un piccolo vademecum da leggere con attenzione.

Download (PDF, 698KB)

 

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/rassegna-tematica-della-giurisprudenza-di-legittimita-sul-processo-civile-telematico-aggiornata-con-le-decisioni-pubblicate-al-31-dicembre-2018/

L’istituto del “prospective overruling”: quando è ammissibile.

Le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione con una importante sentenza del 12.02.2019 n. 4135 hanno fissato importanti principi in tema di riconoscibilità del cd. overruling cioè quel fenomeno che ricorre quando si registra una svolta inopinata e repentina rispetto ad un precedente diritto vivente consolidato che si risolve in una compromissione del diritto di azione e di difesa di una parte.

L’ordinanza di rimessione riferisce del principio di tutela dell’affidamento nell’ordinamento giuridico, che trova una importante applicazione nell’istituto del prospective overruling, in base al quale una norma è suscettibile di assumere nel tempo contenuti diversi, sia pure entro il limite dei significati resi possibili dalla plurivocità del significante testuale, ma ciò non dovrebbe determinare una lesione dell’affidamento della parte, visto che le norme processuali costituiscono le «regole del gioco» che devono essere stabili e affidabili.

Clicca qui per leggerla sul sito della Cassazione.

Le tre massime ricavabili dalla sentenza sono le seguenti.

Continue reading

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/listituto-del-prospective-overruling-quando-e-ammissibile/

Termine per proporre l’azione di risarcimento danni conseguente all’annullamento giurisdizionale del provvedimento lesivo.

Dal sito della giustizia amministrativa

Termine per proporre l’azione di risarcimento danni conseguente all’annullamento giurisdizionale del provvedimento lesivo

Tar Catanzaro, sez. II, 9 gennaio 2019, n. 37 – Pres. Durante, Est. Levato

Clicca qui per leggerla.

Il ricorrente asseritamente leso dall’attività amministrativa illegittima, ove non proponga azione autonoma ex art. 30, comma 3, c.p.a., è onerato ad agire per il ristoro dei danni entro centoventi giorni dal passaggio in giudicato della sentenza che, accogliendo la domanda caducatoria avanzata dallo stesso, abbia annullato l’atto amministrativo, quale precondizione necessaria per l’integrazione di un contegno illecito della p.a. ai sensi dell’art. 2043 c.c. (1).

(1) Ha chiarito il Tar che il richiamato differimento del dies a quo per il decorso del termine decadenziale, previsto dal comma 5 dell’art. 30 c.p.a., è strettamente correlato alla circostanza che l’inoppugnabile pronuncia di annullamento derivi da un’azione proposta dal medesimo deducente che poi insta anche per il ristoro dei pregiudizi subiti.
Il descritto ed inscindibile legame si evince dal tenore letterale della norma, la quale – sul presupposto che sia stata esperita azione di annullamento ad opera del danneggiato – consente a quest’ultimo di agire per il ristoro del pregiudizio lamentato “nel corso del giudizio o, comunque, sino centoventi giorni dal passaggio in giudicato della relativa sentenza”.
La legittimazione a presentare “nel corso del giudizio” caducatorio la domanda risarcitoria, per il tramite di motivi aggiunti, può essere riconosciuta al solo ricorrente che abbia chiesto l’annullamento dell’atto illegittimo ai sensi dell’art. 29 c.p.a., ferma la facoltà per il medesimo di agire per il ristoro entro centoventi giorni dal passaggio in giudicato della “relativa sentenza”, con chiara ed univoca inerenza tra il giudizio di annullamento da lui coltivato e la conseguente pronuncia.
La ratio sottesa alla riportata interpretazione, basata sulla littera legis, si rinviene dell’esigenza di circoscrivere il favor del termine più ampio per la proposizione della domanda di risarcimento nei riguardi del solo ricorrente, che con diligenza abbia già agito per la caducazione dell’atto amministrativo illegittimo.
La circostanza che il ricorrente sia stato intimato nei giudizi di annullamento del provvedimento di revoca e sia indicato formalmente tra le parti nella pronuncia del Consiglio di Stato non è di per sé idonea a legittimare l’azione di cui all’art. 30, comma 5, c.p.a.. Infatti, sebbene il giudicato caducatorio dell’illegittima revoca abbia prodotto effetti vantaggiosi sul piano sostanziale per tutti i partecipanti alla procedura selettiva utilmente collocati in graduatoria, tra cui il deducente, analoghi effetti non si rinvengono sul versante processuale della dilatazione temporale del termine decadenziale previsto dall’art. 30, comma 5 che, secondo quanto rilevato, trova una limitata applicazione nei soli riguardi del danneggiato che abbia agito per l’annullamento.
Nella delineata prospettiva, giova richiamare la disciplina civilistica prevista dall’art. 1310, comma 1, c.c., che nella diversa ipotesi del termine di prescrizione estende gli effetti favorevoli degli atti interruttivi posti in essere da un debitore o creditore in solido anche nei confronti degli altri debitori o creditori, mentre, di contro, l’art. 2964, comma 1, c.c. pone un limite all’estensione del più vantaggioso regime giuridico prescrizionale ove ricorra un termine decadenziale, statuendo che “quando un diritto deve esercitarsi entro un dato termine sotto pena di decadenza, non si applicano le norme relative all’interruzione della prescrizione”.
Con riferimento all’indicata e ritenuta esperibilità ad opera del deducente dell’actio iudicati per l’esecuzione della sentenza del Consiglio di Stato, torna utile evidenziare che, in esito alla riforma introdotta dal D. Lgs. n. 195/2011, è stato abrogato il comma 4 dell’art. 112 c.p.a., previsione foriera di molteplici perplessità in ambito dottrinale e giurisprudenziale, che in sede di ottemperanza consentiva al ricorrente di agire anche per il ristoro, non richiesto in pendenza del giudizio di legittimità, dei danni pregressi al giudicato.
Il vigente regime processuale ammette quindi in fase di ottemperanza solo l’azione risarcitoria per i pregiudizi intervenuti successivamente all’inoppugnabilità della sentenza, a conferma della distinta efficacia del giudicato annullatorio sul piano dell’utilità sostanziale e sul piano del differimento del decorso del termine decadenziale previsto dal comma 5 dell’art. 30 c.p.a.

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/termine-per-proporre-lazione-di-risarcimento-danni-conseguente-allannullamento-giurisdizionale-del-provvedimento-lesivo/

Notifica del titolo senza formula esecutiva: quali conseguenze?

L’omessa spedizione in forma esecutiva della copia del titolo esecutivo rilasciata al creditore e da questi notificata al debitore determina una irregolarità formale del titolo medesimo, che deve essere denunciata nelle forme e nei termini di cui all’art. 617, comma 1, c.p.c., senza che la proposizione dell’opposizione determini l’automatica sanatoria del vizio per raggiungimento dello scopo, ai sensi dell’art. 156, comma 3, c.p.c.; tuttavia, in base ai principi di economia processuale, di ragionevole durata del processo e di interesse ad agire, il debitore opponente non può limitarsi, a pena di inammissibilità dell’opposizione, a dedurre l’irregolarità formale in sé considerata, senza indicare quale concreto pregiudizio ai diritti tutelati dal regolare svolgimento del processo esecutivo essa abbia cagionato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione Terza Sezione Civile con Sentenza n. 3967 del 12/02/2019.

Clicca qui per leggerla sul sito della Cassazione

Continue reading

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/notifica-del-titolo-senza-formula-esecutiva-quali-conseguenze/

La revisione possibile anche sulle sentenze di proscioglimento che abbiano pronunciato sui danni.

Le Sezioni unite penali della Corte di cassazione con Sentenza n. 6141/2019 ( ud. 25/10/2018 – deposito del 07/02/2019) hanno affermato che è ammissibile, sia agli effetti penali che agli effetti civili, la revisione, richiesta ai sensi dell’art. 630, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., della sentenza del giudice dell’appello che, decidendo anche sull’impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi concernenti gli interessi civili, in applicazione della disciplina dettata dall’art. 578 cod. proc. pen., abbia prosciolto l’imputato per l’intervenuta prescrizione del reato, e contestualmente confermato la sua condanna al risarcimento del danno nei confronti della parte civile.

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/la-revisione-possibile-anche-sulle-sentenze-di-proscioglimento-che-abbiano-pronunciato-sui-danni/

Attenuante della riparazione del danno ed reati connessi alla circolazione stradale.

In tema di circolazione stradale, la Quarta Sezione penale della Corte di cassazione ha affermato che la circostanza attenuante dell’integrale riparazione del danno non è applicabile ai reati di fuga e di omissione di soccorso, trattandosi di reati di pericolo.

Lo ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione con sentenza n. 5050 ud. 17/01/2019 – deposito del 01/02/2019.

Continue reading

Share

Permanent link to this article: http://studiodipietro.it/attenuante-della-riparazione-del-danno-ed-reati-connessi-alla-circolazione-stradale/