PARTICOLARE TENUITÀ DEL FATTO: ILLEGITTIMA L’ESCLUSIONE DELL’ESIMENTE PER I REATI SENZA UN MINIMO EDITTALE DI PENA DETENTIVA

La causa di non punibilità della“particolare tenuità del fatto è applicabile al reato di ricettazione attenuata, previsto dal secondo comma dell’articolo 648 del codice penale, e a tutti i reati ai quali, non essendo previsto un minimo edittale di pena detentiva, si applicail minimo assoluto di 15 giorni di reclusione.

È quanto ha affermato la Corte costituzionale con la sentenza n. 156/2020 depositata il 21.7.2020  (relatore Stefano Petitti), dichiarando l’illegittimità costituzionale dell’articolo131-bis del codice penale, là dove non consente l’applicazione dell’esimente ai reati per i quali non è stabilito un minimo edittale di pena detentiva e tuttavia è previsto un massimo superiore a cinque anni.

La Corte ha osservato che, con la scelta di consentire l’irrogazione della pena detentiva nella misura minima assoluta (15 giorni di reclusione), il legislatore ha riconosciuto che alcune condotte possano essere della più tenue offensività. Per esse, quindi, è irragionevole escludere a priori l’applicazione dell’esimente.

Link per visualizzare la sentenza sul sito della Corte

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Convertito in legge il cd. decreto rilancio

Il decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34, recante misure urgenti in materia di
salute, sostegno al lavoro e all’economia, nonché di politiche sociali connesse all’emergenza epidemiologica da COVID-19 é stato convertito con modificazioni con legge del 17 luglio 2020 n. 77 pubblicata sul Supplemento alla G.U. n. 180 del 18.7.2020

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Modificato dal CIRC con decreto del 10.7.2020 il sistema di risoluzione delle controversie stragidiziali bancarie

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Notifiche e comunicazioni a mezzo PEC dopo il D.L. 16.07.2020 n. 76 pubblicato lo stesso giorno

Novità in tema di notifiche di atti giudiziari a mezzo Pec sono apportate dall’art. 28 del D.L. 76/2020.

Come é noto fino ad oggi le notifiche a una Pubblica Amministrazione per essere valide dovevano essere fatte reperendo l’indirizzo Pec dal Pubblico Elendo Registro PPAA presente sul sito pst.giustizia.it ed é altrettando noto che buona parte delle Pubbliche Amministrazioni non hanno mai provveduto a comunicare al Ministero delel Giustizia il proprio indirizzo PEC da inserire in detto elenco.

L’art. 28 del D.L. 76/2020 prevede che entro 90 gg DGSIA emanerà regole tecniche per permettere a Amministrazioni dotate di più articolazioni di inserire i singoli indirizzi delle stesse sul Registro PPAA e quindi poi la notifica si dovrà effettuare reperendo l’indirizzo sempre presso tale  Pubblico Elenco. Nel caso in cui l’Amministrazione non provveda l’indirizzo  potrà essere reperito l’indirizzo sul Pubblico Elendo IPA Indice delle Pubbliche Amministrazioni. Nelle more del “popolamento” del Registro PPAA potrà da subito essere utilizzato l’IPA.

A questo link si può scaricare per intero  il  DL 76-2020

A chi interessano solo gli articoli riguardanti le notifiche li trova qui

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Pubblicata la Rassegna civile del 2019 della Corte di Cassazione

L’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione ha pubblicato, come fa’ ogni anno, un volume che raccoglie gli orientamenti della Suprema Corte nell’anno precedente.

Oggi é stato pubblicato il volume contenente gli orientamenti delle Sezioni civili anno 2019 Vol. I-II-III-IV che qui di seguito é consultabile e prelevabile.

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Pubblicata la Rassegna penale del 2019 della Corte di Cassazione

L’Ufficio del Massimario della Corte di Cassazione ha pubblicato, come fa’ ogni anno, un volume che raccoglie gli orientamenti della Suprema Corte nell’anno precedente.

Oggi é stato pubblicato il volume contenente gli orientamenti delle Sezioni penali anno 2019 Vol. I-II che qui di seguito é consultabile e prelevabile.

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Plurime domande e questione di giurisdizione

In caso di proposizione di plurime domande legate da nesso di subordinazione, il giudice adito deve valutare la giurisdizione con riferimento alla domanda proposta in via pregiudiziale, venendo in rilievo la questione di giurisdizione sulla domanda subordinata soltanto quando sia sciolto il nesso di subordinazione, il che accade se la domanda principale sia rigettata nel merito o per ragioni di rito ma senza chiusura del processo innanzi al giudice emittente; qualora sia pronunciata declinatoria di giurisdizione sulla domanda principale, senza scioglimento del nessodi subordinazione, e la causa venga riassunta dinanzi al giudice indicato, quest’ultimo può sollevare conflitto di giurisdizione unicamente sulla domanda principale.

Lo ha chiarito la Cassazione Civile a Sezioni Unite con ordinanza n. 7822 del 14.04.2020.

Link per leggerla sul sito della Corte

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Si può contestare il giudicato implicito formatosi su un decreto ingiuntivo che ha disposto il pagamento nei confronti di un fideiussore?

La questione è stata affrontata dal Tribunale di Milano che con un provvedimento molto ben articolato ha sollevato la questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE

Link per leggere il testo integrale

Domanda di pronuncia pregiudiziale proposta dal Tribunale di Milano (Italia) il 14 novembre 2019 – Banco di Desio e della Brianza SpA e a. / YX, ZW

(Causa C-831/19)

Lingua processuale: l’italiano

Giudice del rinvio

Tribunale di Milano

Parti nella causa principale

Ricorrenti: Banco di Desio e della Brianza SpA, Banca di Credito Cooperativo di Carugate e Inzago sc, Intesa Sanpaolo SpA, Banca Popolare di Sondrio s.c.p.a, Cerved Credit Management SpA

Resistenti: YX, ZW

Questioni pregiudiziali

Se ed a quali condizioni il combinato disposto degli artt. 6 e 7 della direttiva 93/13/CEE e dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea osti ad un ordinamento nazionale, come quello delineato, che preclude al giudice dell’esecuzione di effettuare un sindacato intrinseco di un titolo esecutivo giudiziale passato in giudicato, allorquando il consumatore, avuta consapevolezza del proprio status (consapevolezza precedentemente preclusa dal diritto vivente), richieda di effettuare un simile sindacato.

Se ed a quali condizioni il combinato disposto degli artt. 6 e 7 della direttiva 93/13/CEE e dell’art. 47 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea osti ad un ordinamento come quello nazionale che, a fronte di un giudicato implicito sulla mancata vessatorietà di una clausola contrattuale, preclude al giudice dell’esecuzione, chiamato a decidere su un’opposizione all’esecuzione proposta dal consumatore, di rilevare una simile vessatorietà e se una simile preclusione possa ritenersi esistente anche ove, in relazione al diritto vivente vigente al momento della formazione del giudicato, la valutazione della vessatorietà della clausola era preclusa dalla non qualificabilità del fideiussore come consumatore.

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Rapporto tra sanzione accessoria e sanzione principale

Dal sito della Giustizia Amministrativa

Rapporto tra sanzione accessoria e sanzione principale

 

Sanzioni – Sanzione accessoria – Rapporto con sanzione principale – Individuazione.

Sanzioni – Disciplina – Individuazione.
Sanzioni – Sanzione accessoria –Accertamento attribuibilità della condotta principale – Necessità.

Procedimento amministrativo – Comunicazione di avvio – Sanzioni amministrative – Non occorre.

      La sanzione accessoria, in quanto si aggiunge ad altra cd. “principale”, abbia essa natura penale o amministrativa, di regola ne segue le sorti; pertanto l’estinzione del procedimento che riguarda la prima, in assenza di esplicite indicazioni di senso opposto da parte del legislatore, incide anche sulla seconda; quanto detto non accade ove il concetto di “accessorietà” sia solo sinonimo di “aggiunta”, non di “correlazione strumentale”; ciò per scongiurare l’ipotetica violazione del principio del ne bis in idem, che vieta di assoggettare la medesima condotta ad un tempo ad una sanzione penale e ad una sanzione amministrativa: l’esistenza di un autonomo disvalore della medesima condotta in ragione della diversa angolazione dalla quale essa viene riguardata (ad esempio enfatizzando l’utilizzo strumentale dell’attività commerciale svolta), può imporre l’integrale valutazione giuridica del fatto anche sotto il profilo della conseguente punizione (1). Continua a leggere

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Responsabilità degli amministratori delle società partecipate: le Sezioni Unite chiariscono sulla giurisdizione.

Con ordinanza n. 7824 del 14 aprile 2020 le Sezioni Unite Civili della Suprema Corte hanno cercato di chiarire quando possa o meno configurarsi la giurisdizione del Giudice contabile in caso azione per danni provocati da amministratori di società partecipate da enti pubblici.

La Corte giunge alla conclusione che la verifica della ricorrenza dei requisiti propri della società in house, i quali costituiscono il presupposto della giurisdizione della Corte dei Conti sull’azione di responsabilità esercitata nei confronti degli organi sociali per i danni da essi cagionali al patrimonio della società, deve compiersi con riguardo alle norme ed alle previsioni statutarie vigenti alla data del fatto illecito, e la cognizione in ordine all’azione di responsabilità promossa nei confronti degli organi di gestione e di controllo di società di capitali partecipate da enti pubblici spetta alla Corte dei Conti solo nel caso in cui tali società abbiano, al momento delle condotte ritenute illecite, tutti i requisiti per essere definite in house providing, i quali devono risultare da precise disposizioni statutarie in vigore all’epoca, non avendo alcun rilievo la loro ricorrenza in fatto, essendo al riguardo essenziale, anche se l’ente privato societario rimane pur sempre centro di imputazione di rapporti e posizioni giuridiche soggettivi diverso dall’ente partecipante, che siano resi manifesti nei rapporti interni ed esterni il carattere istituzionalmente servente della società in house e la sua fisionomia di mera articolazione della P.A. da cui promana, in contrapposizione a quella di soggetto giuridico esterno e autonomo dalla P.A. .

Ecco il link per leggere la sentenza sul sito della Corte di Cassazione

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Gli assegni vanno inviati con plico assicurato o raccomandato e non per posta ordinaria

Le Sezioni unite civili, pronunciando su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto: «La spedizione per posta ordinaria di un assegno, ancorché munito di clausola d’intrasferibilità, costituisce, in caso di sottrazione del titolo e riscossione da parte di un soggetto non legittimato, condotta idonea a giustificare l’affermazione del concorso di colpa del mittente, comportando, in relazione alle modalità di trasmissione e consegna previste dalla disciplina del servizio postale, l’esposizione volontaria del mittente ad un rischio superiore a quello consentito dal rispetto delle regole di comune prudenza e del dovere di agire per preservare gl’interessi degli altri soggetti coinvolti nella vicenda, e configurandosi dunque come un antecedente necessario dell’evento dannoso, concorrente con il comportamento colposo eventualmente tenuto dalla banca nell’identificazione del presentatore».

Trattasi della sentenza n. 9769 del 26/05/2020.

Continua a leggere

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Come inserire i link ipertestuali in un atto

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