Leasing e fallimento

Le Sezioni Unite, pronunciando su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato i seguenti principio di diritto:

A) La legge n. 124 del 2017 (art. 1, commi 136-140) non ha effetti retroattivi e trova, quindi, applicazione per i contratti di leasing finanziario in cui i presupposti della risoluzione per l’inadempimento dell’utilizzatore (previsti dal comma 137) non si siano ancora verificati al momento della sua entrata in vigore; sicchè, per i contratti risolti in precedenza e rispetto ai quali sia intervenuto il fallimento dell’utilizzatore soltanto successivamente alla risoluzione contrattuale, rimane valida la distinzione tra leasing di godimento e leasing traslativo, dovendo per quest’ultimo social-tipo negoziale applicarsi, in via analogica, la disciplina di cui all’art. 1526 c.c.. e non quella dettata dall’art. 72-quater l.f., rispetto alla quale non possono ravvisarsi, nella specie, le condizioni per il ricorso alla analogia legis, né essendo altrimenti consentito giungere in via interpretativa ad una applicazione retroattiva della l. n. 124 del 2017.

B) In base all’art. 1526 c.c., in caso di fallimento dell’utilizzatore, il concedente che aspiri a diventare creditore concorrente ha l’onere di formulare una completa domanda di insinuazione al passivo, ex art. 93 l.f., in seno alla quale, invocando ai fini del risarcimento del danno l’applicazione dell’eventuale clausola penale stipulata in suo favore, dovrà offrire al giudice delegato la possibilità di apprezzare se detta penale sia equa ovvero manifestamente eccessiva, a tal riguardo avendo l’onere di indicare la somma esattamente ricavata dalla diversa allocazione del bene oggetto di leasing, ovvero, in mancanza, di allegare alla sua domanda una stima attendibile del valore di mercato del bene medesimo al momento del deposito della stessa.  

È la Sentenza n. 2061 del 28 gennaio 2021

Ecco il link per leggerla sul sito della Cassazione

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/leasing-e-fallimento/

Alcol test e diritto di difesa

L’accertamento strumentale dello stato di ebrezza (cd. alcooltest) costituisce atto di polizia giudiziaria urgente ed indifferibile ed impone alla P.G. di dare avviso, al soggetto che vi sia sottoposto, della facoltà di farsi assistere da un difensore, senza che, però, da ciò derivi l’obbligo, per i verbalizzanti, di attendere un lasso di tempo minimo da tale avviso per procedere al test, onde consentire l’arrivo del difensore eventualmente nominato.

È quanto ha stabilito la Corte di Cassazione Sesta Sezione Civile con Ordinanza n. 28 del 07/01/2021

Ecco il link

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/alcol-test-e-diritto-di-difesa/

Acquisizione sanante.

La Prima Sezione Civile della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite ai sensi dell’art. 374, comma 3, c.p.c., sollecitando un ripensamento in ordine al principio enunciato nella sentenza n. 15283 del 25/07/2016 ove, in tema di acquisizione sanante ex art. 42 bis d.P.R. n. 327 del 2001, è stata attribuita natura indennitaria, e non risarcitoria, anche agli importi dovuti al proprietario del bene per il periodo di occupazione senza titolo, evidenziando come il tenore letterale della norma e il complessivo sistema del risarcimento del danno in materia di espropriazione depongano in senso contrario.

Trattasi dell’ordnanza interlocutoria n. 29625 del 24/12/2020.

Link per leggerla sul sito della Corte

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/acquisizione-sanante/

COVID e formula esecutiva telematica.

In sede di conversione del D.L. 28.10.2020 n. 137, avvenuta con legge  18.12.2020 n. 176 pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale il 24.12.2020 ed entrata in vigore il 25.12.2020, all’art. 23  é stato inserito  il comma 9 bis che prevede:

“9 -bis . La copia esecutiva delle sentenze e degli altri provvedimenti dell’autorità giudiziaria di cui all’articolo 475 del codice di procedura civile può essere rilasciata dal cancelliere in forma di documento informatico previa istanza, da depositare in modalità telematica, della parte a favore della quale fu pronunciato il provvedimento. La copia esecutiva di cui al primo periodo consiste in un documento informatico contenente la copia, anche per immagine, della sentenza o del provvedimento del giudice, in calce ai quali sono aggiunte l’intestazione e la formula di cui all’articolo 475, terzo comma, del codice di procedura civile e l’indicazione della parte a favore della quale la spedizione è fatta. Il documento informatico così formato è sottoscritto digitalmente dal cancelliere. La firma digitale del cancelliere tiene luogo, ai sensi dell’articolo 24, comma 2, del codice dell’amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, del sigillo previsto dall’articolo 153, primo comma, secondo periodo, delle disposizioni per l’attuazione del codice di procedura civile e disposizioni transitorie, di cui al regio decreto 18 dicembre 1941, n. 1368. Il difensore o il dipendente di cui si avvale la pubblica amministrazione per stare in giudizio possono estrarre dal fascicolo informatico il duplicato e la copia analogica o informatica della copia esecutiva in forma di documento informatico. Le copie analogiche e informatiche, anche per immagine, della copia esecutiva in forma di documento informatico estratte dal fascicolo informatico e munite dell’attestazione di conformità a norma dell’articolo 16 -undecies del decreto-legge 18 ottobre 2012, n. 179, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 dicembre 2012, n. 221, equivalgono all’originale”.

Già alcuni Uffici Giudiziari con provvedimenti presidenziali oppure con Protocolli stipulati con i COA avevano previsto la possibilità per i cancellieri di rilasciare in modalità telematica la copia esecutiva di sentenze e decreti. In alcuni protocolli (es. quello di Roma) si prevedeva che l’avvocato dovesse attestare la conformità dell’atto scaricato munito di formula con la seguente dicitura “Il Sottoscritto Avv___________, nella sua qualità di difensore di________(PI/CF) con sede/residente in __________________, ai sensi e per gli effetti dell’articolo 16 bis, comma 9 del DL 179/2012 come modificato dal DL 90/2014 convertito nella Legge n° 114/2014, attesta che la presente copia del provvedimento _______ del Giudice, Dott. _______, emesso in data ____ e spedito in forma esecutiva in data _______ nel procedimento RG n° _______ è conforme all’originale informatico presente nel fascicolo informatico dal quale è stato estratto. Sotto la mia responsabilità, dichiaro che Ia presente é Ia sola copia spedita in forma”. esecutiva che intendo azionare, ex art. 476 comma 1 cpc”.

La norma introdotta dalla legge 176/2020 non tiene conto della necessità di raccordare la stessa con l’art. 476 c.p.c. che prevede che “non può spedirsi senza giusto motivo più di una copia esecutiva alla stessa parte”.

La nuova norma ha carattere transitorio in quanto l’art. 23, comma 1, del D.L.. 137/2020 cosi come convertito prevede che “1. Dalla data di entrata in vigore del presente decreto e fino alla scadenza del termine di cui all’articolo 1 del decreto legge 25 marzo 2020, n. 19, convertito, con modificazioni, dalla legge 22 maggio 2020, n. 35 si applicano le disposizioni di cui ai commi da 2 a 9-ter . Resta ferma fino alla scadenza del medesimo termine l’applicazione delle disposizioni di cui all’articolo 221 del decreto legge 19 maggio 2020, n. 34, convertito, con modificazioni, dalla legge 17 luglio 2020, n. 77 ove non espressamente derogate dalle disposizioni del presente articolo”.

I termini “da 2 a 9 ter” e “fino alla scadenza del medesimo termine” sono stati aggiunti in sede di conversione.

L’attuale formulazione dell’art. 1 del D.L. 19/2020 cosi come convertito con legge 35/2021 prevede come termine il 31 gennaio 2021.

Quindi allo stato la possibilità di ottenere il rilascio in forma esecutiva del titolo é limitato temporalmente fino a detta data.

Si pone il problema della validità di titoli esecutivi in riferimento ai quali il cancelliere abbia rilasciato la formula esecutiva in modalità telematica  prima dell’entrata in vigore della L. 176/2020 e cioé prima del 25.12.2020 , ma il problema dovrebbe trovare soluzione in base alla interpretazione letterale dell’art. 23, comma 1, del D.L. 137/2020 quale introdotto in sede di conversione giacché si é previsto che il comma 9bis (cio° quello che ha introdotto la formula esecutiva telematica) si applica dalla entrata in vigore del decreto legge e cioé dal 29.10.2020.

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/covid-e-formula-esecutiva-telematica/

Quattro decreti legge cd. “Ristori” confluiti in un’unica legge

Il D.L. 28.10.2020 n. 137è legge. Dopo il Senato, anche la Camera dei deputati ha approvato il testo che assembla i contenuti dei quattro decreti “Ristori” , abrogando gli ultimi tre i decreti legge n. 149, n. 154 e n. 157 (Ristori-bis, Ristori-ter e Ristori-quater), dei quali fa salvi gli effetti e i rapporti giuridici scaturiti durante la loro vigenza.

Sulla Supplemento n. 43/L alla Gazzetta Ufficiale n. 319 del 24.12.2020 é stata infatti pubblicata la legge 18 dicembre 2020 n. 176 nonché il testo del D.L. 28.10.2020 n. 137 coordinato con la legge di conversione.

In materia di giustizia rilevano gli articoli dal 23 al 31 ter.

Art. 23.
Disposizioni per l’esercizio dell’attività giurisdizionale nella vigenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Art. 23 -bis
Disposizioni per la decisione dei giudizi penali di appello nel periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19

Art. 23 -ter
Disposizioni sulla sospensione del corso della prescrizione e dei termini di custodia cautelare nei procedimenti penali, nonché sulla sospensione dei termini nel procedimento disciplinare nei confronti dei magistrati, nel periodo di emergenza epidemiologica da COVID-19

Art. 24.
Disposizioni per la semplificazione delle attività di deposito di atti, documenti e istanze nella vigenza dell’emergenza epidemiologica da COVID-19

Art. 25.
Misure urgenti relative allo svolgimento del processo amministrativo

Art. 26.
Disposizioni in materia di giudizio contabile nonché misure urgenti relative allo svolgimento delle adunanze e delle udienze del processo contabile durante l’ulteriore periodo di proroga dello stato di emergenza epidemiologica

Art. 27.
Misure urgenti relative allo svolgimento del processo tributario

Art. 28.
Licenze premio straordinarie per i detenuti in regime di semilibertà

Art. 29.
Durata straordinaria dei permessi premio

Art. 30.
Disposizioni in materia di detenzione domiciliare

Art. 31 -ter
Differimento dell’entrata in vigore della class action 1. All’articolo 7, comma 1, della legge 12 aprile 2019, n. 31, le parole: «diciannove mesi» sono sostituite dalle seguenti: «venticinque mesi».

Ecco i testi ufficiali

Download (PDF, 3.19MB)

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/quattro-decreti-legge-cd-ristori-confluiti-in-ununica-legge/

Le Sezioni Unite proteggono il principio del numerus clausus dei diritti reali.

Le Sezioni Unite, pronunciando ex art. 363 c.p.c. su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto: La pattuizione avente ad oggetto la creazione del c.d. “diritto reale di uso esclusivo” su una porzione di cortile condominiale, costituente come tale parte comune dell’edificio, mirando alla creazione di una figura atipica di diritto reale limitato, tale da incidere, privandolo di concreto contenuto, sul nucleo essenziale del diritto dei condomini di uso paritario della cosa comune, sancito dall’art. 1102 c.c., è preclusa dal principio, insito nel sistema codicistico, del numerus clausus dei diritti reali e della tipicità di essi.

Trattasi della sentenza n. 28972 del 17.12.2020.

Ecco il link per leggerla sul sito della Corte

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/le-sezioni-unite-proteggono-il-principio-del-numerus-clausus-dei-diritti-reali/

Decreto di trasferimento e obblighi del Conservatore RRII

Le Sezioni Unite della Cassazione con sentenza n. 28387 del 14.12.2020, pronunciando ex art. 363 c.p.c. su questione di massima di particolare importanza, hanno affermato il seguente principio di diritto:

“Nel procedimento di espropriazione e vendita forzata immobiliare, il decreto di trasferimento del bene, recante l’ordine di cancellazione dei gravami sul medesimo (tra cui i pignoramenti e le ipoteche), determina il trasferimento del diritto oggetto della procedura espropriativa libero da quei pesi e quindi la contestuale estinzione dei medesimi vincoli, dei quali il Conservatore dei registri immobiliari (oggi Ufficio provinciale del territorio – Servizio di pubblicità immobiliare, istituito presso l’Agenzia delle Entrate) è tenuto ad eseguire la cancellazione immediatamente, in ogni caso indipendentemente dal decorso del termine di proponibilità delle opposizioni esecutive a norma dell’art. 617 c.p.c.”.

Clicca qui per leggerla sul sito della Corte

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/decreto-di-trasferimento-e-obblighi-del-conservatore-rrii/

Risarcimento danni da mancata aggiudicazione: criteri.

Dal sito della giustizia amministrativa

Criteri di liquidazione del danno da mancata aggiudicazione

C.g.a. 16 ottobre 2020, n. 934 – Pres. De Nictolis, Est. Gaviano

Risarcimento danni – Contratti della Pubblica amministrazione – Mancata aggiudicazione – Mancato utile – In misura integrale – Quando spetta.

  In tema di domanda di risarcimento danni da mancata aggiudicazione, il mancato utile spetta nella misura integrale, in caso di annullamento dell’aggiudicazione impugnata e di certezza dell’aggiudicazione in favore del ricorrente, solo se questo dimostri di non aver utilizzato o potuto altrimenti utilizzare maestranze e mezzi, in quanto tenuti a disposizione in vista della commessa, e che in difetto di tale dimostrazione può presumersi che l’impresa abbia riutilizzato o potuto riutilizzare mezzi e manodopera per altri lavori  (1). 

(1) Il C.g.a. che ricordato che l’art. 1226 cod. civ. configura infatti quello della valutazione equitativa come un criterio di liquidazione residuale (“Se il danno non può essere provato nel suo preciso ammontare …”). 
D’altro canto, l’art. 124 c.p.a. (“Tutela in forma specifica e per equivalente”), con il disporre che “Se il giudice non dichiara l’inefficacia del contratto dispone il risarcimento del danno per equivalente, subito e provato”, onera specificamente della prova dell’entità del danno la parte ricorrente.  
La giurisprudenza più autorevole insegna, infatti, che il mancato utile spetta nella misura integrale, in caso di annullamento dell’aggiudicazione impugnata e di certezza dell’aggiudicazione in favore del ricorrente, solo se questo dimostri di non aver utilizzato o potuto altrimenti utilizzare maestranze e mezzi, in quanto tenuti a disposizione in vista della commessa, e che in difetto di tale dimostrazione può presumersi che l’impresa abbia riutilizzato o potuto riutilizzare mezzi e manodopera per altri lavori (v. per tutte C.d.S., Ad.Pl., 12 maggio 2017, n. 2, paragr. 41 sub i) e j)). 
Nella fattispecie, non essendo stata fornita la dimostrazione testé detta, l’incidenza dell’aliunde perceptum vel percipiendum è stata determinata equitativamente in via forfetaria, e questo, in concreto, nella misura del 25 % della somma riconosciuta a titolo di lucro cessante. In ordine al vantato danno curricolare, poi, il rigetto della percentuale ulteriore richiesta si è basato sul richiamo alla giurisprudenza dominante per cui lo stesso può essere riconosciuto solo se specificamente dedotto e provato, dovendo il creditore offrire una prova puntuale del nocumento che asserisce di aver subito per il mancato arricchimento del proprio curriculum professionale.  

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/risarcimento-danni-da-mancata-aggiudicazione-criteri/

Decreto legge n. 137 del 28 ottobre 2020 c.d. Decreto ristori – La scheda del CNF

Ecco la scheda esplicativa del cd. decreto ristori redatta dal CNF

Download (PDF, 280KB)

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/decreto-legge-n-137-del-28-ottobre-2020-c-d-decreto-ristori-la-scheda-del-cnf/

Differenza tra estorsione e esercizio arbitrario delle proprie ragioni

Le Sezioni unite hanno affermato che: – i reati di esercizio arbitrario delle proprie ragioni hanno natura di reato proprio non esclusivo; – il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia alle persone e quello di estorsione si differenziano tra loro in relazione all’elemento psicologico, da accertarsi secondo le ordinarie regole probatorie; – il concorso del terzo nel reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni con violenza o minaccia alle persone è configurabile nei soli casi in cui questi si limiti ad offrire un contributo alla pretesa del creditore, senza perseguire alcuna diversa ed ulteriore finalità.

È la sentenza n. 29541 / 2020 (ud. 16/07/2020 – deposito del 23/10/2020).

Ecco un passo della motivazione:

Continua a leggere

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/differenza-tra-estorsione-e-esercizio-arbitrario-delle-proprie-ragioni/

Atto amministrativo plurimo e sanatoria edilizia

Dal sito della giustizia amministrativa

Sanatoria del titolo edilizio illegittimo

Cons. St., sez. II, 28 agosto 2020, n. 5288 – Pres. Taormina, Est. Manzione

 
Atto amministrativo – Atto plurimo – Ammissibilità – Limiti.
Edilizia – Sanatoria – Sanatoria ordinaria – Disciplina applicabile – Individuazione.
Edilizia – Sanatoria – Sanatoria del titolo edilizio illegittimo – Esclusione.

 
        La astratta ammissibilità di provvedimenti a contenuto plurimo, caratterizzati da un’unitarietà solo formale, ma non anche sostanziale, in quanto scindibili in molteplici atti di diverso contenuto, indipendenti l’uno dall’altro, deve essere contemperata col divieto di commistione tra profili incompatibili tra di loro (1).
        In materia di abusi edilizi la peculiare natura della cd. sanatoria ordinaria, per il rilascio della quale l’Amministrazione è chiamata a svolgere una valutazione vincolata, priva di contenuti discrezionali e relativa alla realizzazione di un assetto di interessi già prefigurato dalla disciplina urbanistica applicabile, non consente l’integrazione con diverse fattispecie previste da altri corpi normativi.

      Non è consentito sanare, né legittimare per il tramite di una semplice variante, un vizio del permesso di costruire, stante che nell’uno come nell’altro caso l’avallo postumo ha ad oggetto l’illecito, non il titolo edilizio; per intervenire sul provvedimento, infatti, occorre che l’Amministrazione agisca in autotutela che, ove si concretizzi in una convalida, avente efficacia ex tunc proprio in ragione delle sottese esigenze di economia dei mezzi dell’azione amministrativa e di conservazione, renderebbe legittimo l’intervento ab origine, senza necessità di alcuna sanatoria (2). 

(1) Con la sentenza in esame la Sezione affronta il tema della ammissibilità di un provvedimento a contenuto plurimo che racchiuda in sé una sanatoria e l’avallo di una variante cd. “comune”, escludendola laddove non si addivenga ad una mera sommatoria di atti, ma si pretenda di attingere la finalità ad entrambi in maniera promiscua. Non esiste infatti nessuna pregiudiziale sistematica alla confluenza in un unico provvedimento di due distinte finalità, non essendo ravvisabile alcun principio o norma che la precluda. L’ordinamento contempla, anzi, pacificamente la categoria degli atti a contenuto plurimo, caratterizzati da un’unitarietà solo formale, ma non anche sostanziale, in quanto scindibili in molteplici atti di diverso contenuto, indipendenti l’uno dall’altro. Essa tuttavia non consente la commistione di finalità eterogenee, a maggior ragione avuto riguardo alla tipicità che connota ontologicamente il permesso in sanatoria. L’istituto del cd. accertamento di conformità, o sanatoria ordinaria, nella disciplina dell’art. 36, d.P.R. n. 380 del 2001 (ma ancor prima in quella dell’art. 13, l. n. 47 del 1985), concerne la legittimazione postuma dei soli abusi formali, cioè di quelle opere che, pur difformi dal titolo (od eseguite senza alcun titolo), risultino rispettose della disciplina sostanziale sull’utilizzo del territorio, non solo vigente al momento dell’istanza di sanatoria, ma anche all’epoca della loro realizzazione. La sanabilità dell’intervento, in altri termini, presuppone necessariamente che non sia stata commessa alcuna violazione di tipo sostanziale, in presenza della quale, invece, non potrà non scattare la potestà sanzionatorio – repressiva degli abusi edilizi prevista dagli artt. 27 e ss., d.P.R. n. 380 del 2001. Costituisce jus receptum che per il rilascio della sanatoria l’Amministrazione è chiamata a svolgere una valutazione vincolata, priva di contenuti discrezionali e relativa alla realizzazione di un assetto di interessi già prefigurato dalla disciplina urbanistica applicabile. In tale ipotesi, cioè, almeno in linea generale e fatte salve le ipotesi particolari e temporanee di condono che hanno natura eccezionale e che sono state individuate con rigorosa tassatività dalle singole leggi istitutive, senza possibilità di integrazione con diverse fattispecie previste da altri corpi normativi, «l’unico schema applicabile è quello riconducibile all’art. 36 del D.P.R. n. 380 del 2001» (Cons. St., A.P., n. 4 del 2009), cui non è equiparabile neppure il procedimento della cd. variante semplificata di cui all’art. 5, d.P.R. n. 447 del 1998, «che è invece orientato ad altra finalità, ovvero quello di semplificare o rendere più celere la modifica dello strumento urbanistico e dunque, da ultimo, favorire l’installazione di strutture produttive, con un meccanismo procedurale analogo a quello previsto dall’art. 19, d.P.R. n. 327 del 2001» (Tar Catanzaro n. 2206 del 2014; Tar Lecce, sez. III, 14 gennaio 2010, n. 146). 

(2) Ha chiarito la Sezione che se l’abuso consegue (anche) alla illegittimità del titolo edilizio originario, la sanatoria non può fungere da convalida dello stesso, consentendo nel contempo di correggere l’errore dell’atto e legittimare ex post l’illecito. La convalida, infatti, avendo efficacia ex tunc, renderebbe ultronea la sanatoria, che riguarda i fatti, e non gli atti. D’altro canto, la variante in corso d’opera è ontologicamente incompatibile con un abuso non ancora sanato. Essa infatti si caratterizza come una modalità per adeguare un progetto in itinere prima della chiusura dei lavori e costituisce “parte integrante del procedimento relativo al permesso di costruzione dell’intervento principale”. La relativa categoria concettuale è stata invero prevalentemente ricavata dalla giurisprudenza, laddove ha affermato che le modifiche, sia qualitative che quantitative apportate al progetto originario, possono considerarsi “varianti in senso proprio” soltanto quando quest’ultimo non venga comunque radicalmente mutato nei suoi lineamenti di fondo, sulla base di vari indici quali la superficie coperta, il perimetro, la volumetria nonché le caratteristiche funzionali e strutturali (interne ed esterne) del fabbricato (Cons. St., sez. II, 14 aprile 2020, n. 2381; id. 22 luglio 2019, n. 5130). 

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/atto-amministrativo-plurimo-e-sanatoria-edilizia/

Fallimento, interruzione del processo e decorrenza del termine per riassumere.

La Prima sezione civile della Cassazione ha rimesso al Primo Presidente per l’assegnazione alle Sezioni Unite, le questioni di massima di particolare importanza, se in caso di dichiarazione di fallimento della parte costituita, che determina l’automatica interruzione del processo ex art. 43 l. fall., il termine per la riassunzione decorra: a) sempre dalla sola relativa dichiarazione che sia stata resa dal giudice; b) dalla “conoscenza legale” dell’evento interruttivo in capo al difensore – purché si tratti della stessa persona – che assista la parte non fallita anche in altri giudizi; c) pure dal momento del deposito di una domanda di insinuazione al passivo, su iniziativa della medesima parte non fallita, ancorchè assistita da altro difensore.

È l’ordinanza interlocutoria n. 21961 del 12.10.2020

Ecco il link per leggerla sul sito della Corte

Share

Permalink link a questo articolo: http://studiodipietro.it/fallimento-interruzione-del-processo-e-decorrenza-del-termine-per-riassumere/