Dic 12

Notifica alla P.A.: nel PAT é inammissibile la notifica a un indirizzo Pec non presente sul Registro PPAA

Tar Catania, sez. II, 4 dicembre 2017, n. 2806

La  suindicata sentenza, che si può leggere integralmente cliccando sugli estremi della stessa, si é occupata del tema del vizio che affligge una notifica effettuata ad una Pubblica Amministrazione nell’ambito del PAT  laddove la stessa sia effettuata a un indirizzo Pec non presente sul sito pst.giustizia.it e cioé nel cd. Registro PPAA e l’Amministrazione intimata  non si sia costituita in giudizio.

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Dic 09

In vista la modifica dei parametri dei compensi degli avvocati

Parallelamente alla disciplina dell’equo compenso approvata in sede di conversione del D.L. 148/2017, il Ministro della Giustizia ha firmato il nuovo regolamento sui parametri per i compensi degli avvocati a modifica del DM 55/2014; il testo é stato approvato il 7.12.2017 ed inviato al Consiglio di stato per il parere.

Queste le novità:

– precisazione in merito ai parametri generali di cui all’art 4 DM 55/2014 tra cui il più significativo é l’inserimento di un comma 10bis

(«10-bis. Nel caso di giudizi innanzi al Tribunale amministrativo regionale e al Consiglio di Stato il compenso relativo alla fase introduttiva del giudizio è di regola aumentato sino al 50 per cento quando sono proposti motivi aggiunti”);
– precisazioni in merito ai parametri per l’attività penale di cui all’art 12 del DM 55/2014;
– introduzione di  apposita Tabella per le procedure di mediazione e negoziazione assistita (Tabella 25 bis).
Clicca sul link per scaricare il testo
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Dic 06

Convertito in legge con modifiche il DL. 148/2017

Con legge del 4.12.2017 n. 172 é stato convertito il D.L. 148/2017.

Per gli avvocati di particolare interesse:

– l’Art. 19-novies.
Disposizioni in materia di assicurazione
professionale obbligatoria che prevede:
1. Al comma 2 dell’articolo 12 della legge 31 dicembre
2012, n. 247, le parole: « a sé e » sono soppresse.

– l’Art. 19-quaterdecies.
Introduzione dell’articolo 13 -bis della legge 31 dicembre
2012, n. 247, in materia di equo compenso per le
prestazioni professionali degli avvocati, che prevede:

“Introduzione dell’articolo 13 -bis della legge 31 dicembre
2012, n. 247, in materia di equo compenso per le
prestazioni professionali degli avvocati
1. Dopo l’articolo 13 della legge 31 dicembre 2012,
n. 247, è inserito il seguente:
«Art. 13 -bis . (Equo compenso e clausole vessatorie) .
— 1. Il compenso degli avvocati iscritti all’albo, nei
rapporti professionali regolati da convenzioni aventi ad
oggetto lo svolgimento, anche in forma associata o societaria,
delle attività di cui all’articolo 2, commi 5 e 6,
primo periodo, in favore di imprese bancarie e assicurative,
nonché di imprese non rientranti nelle categorie
delle microimprese o delle piccole o medie imprese, come
definite nella raccomandazione 2003/361/CE della Commissione,
del 6 maggio 2003, è disciplinato dalle disposizioni
del presente articolo, con riferimento ai casi in
cui le convenzioni sono unilateralmente predisposte dalle
predette imprese.
2. Ai fini del presente articolo, si considera equo il
compenso determinato nelle convenzioni di cui al comma
1 quando risulta proporzionato alla quantità e alla
qualità del lavoro svolto, nonché al contenuto e alle caratteristiche
della prestazione legale, tenuto conto dei
parametri previsti dal regolamento di cui al decreto del
Ministro della giustizia adottato ai sensi dell’articolo 13,
comma 6.
3. Le convenzioni di cui al comma 1 si presumono unilateralmente
predisposte dalle imprese di cui al medesimo
comma salva prova contraria.
4. Ai fini del presente articolo si considerano vessatorie
le clausole contenute nelle convenzioni di cui al
comma 1 che determinano, anche in ragione della non
equità del compenso pattuito, un significativo squilibrio
contrattuale a carico dell’avvocato.
5. In particolare si considerano vessatorie, salvo che
siano state oggetto di specifica trattativa e approvazione,
le clausole che consistono:
a) nella riserva al cliente della facoltà di modificare
unilateralmente le condizioni del contratto;
b) nell’attribuzione al cliente della facoltà di rifiutare
la stipulazione in forma scritta degli elementi essenziali
del contratto;
c) nell’attribuzione al cliente della facoltà di pretendere
prestazioni aggiuntive che l’avvocato deve eseguire
a titolo gratuito;
d) nell’anticipazione delle spese della controversia
a carico dell’avvocato;
e) nella previsione di clausole che impongono
all’avvocato la rinuncia al rimborso delle spese direttamente
connesse alla prestazione dell’attività professionale
oggetto della convenzione;
f) nella previsione di termini di pagamento superiori
a sessanta giorni dalla data di ricevimento da parte del
cliente della fattura o di una richiesta di pagamento di
contenuto equivalente;
g) nella previsione che, in ipotesi di liquidazione
delle spese di lite in favore del cliente, all’avvocato sia
riconosciuto solo il minore importo previsto nella convenzione,
anche nel caso in cui le spese liquidate siano
state interamente o parzialmente corrisposte o recuperate
dalla parte;
h) nella previsione che, in ipotesi di nuova convenzione
sostitutiva di altra precedentemente stipulata con
il medesimo cliente, la nuova disciplina sui compensi si
applichi, se comporta compensi inferiori a quelli previsti
nella precedente convenzione, anche agli incarichi pendenti
o, comunque, non ancora definiti o fatturati;
i) nella previsione che il compenso pattuito per l’assistenza
e la consulenza in materia contrattuale spetti
soltanto in caso di sottoscrizione del contratto.
6. Le clausole di cui al comma 5, lettere a) e c) , si considerano
vessatorie anche qualora siano state oggetto di
trattativa e approvazione.
7. Non costituiscono prova della specifica trattativa
ed approvazione di cui al comma 5 le dichiarazioni
contenute nelle convenzioni che attestano genericamente
l’avvenuto svolgimento delle trattative senza specifica indicazione
delle modalità con le quali le medesime sono
state svolte.
8. Le clausole considerate vessatorie ai sensi dei commi
4, 5 e 6 sono nulle, mentre il contratto rimane valido
per il resto. La nullità opera soltanto a vantaggio
dell’avvocato.

9. L’azione diretta alla dichiarazione della nullità di
una o più clausole delle convenzioni di cui al comma 1
è proposta, a pena di decadenza, entro ventiquattro mesi
dalla data di sottoscrizione delle convenzioni medesime.
10. Il giudice, accertate la non equità del compenso e
la vessatorietà di una clausola a norma dei commi 4, 5 e
6 del presente articolo, dichiara la nullità della clausola
e determina il compenso dell’avvocato tenendo conto dei
parametri previsti dal regolamento di cui al decreto del
Ministro della giustizia adottato ai sensi dell’articolo 13,
comma 6.
11. Per quanto non previsto dal presente articolo, alle
convenzioni di cui al comma 1 si applicano le disposizioni
del codice civile ».
2. Le disposizioni di cui all’articolo 13 -bis della legge
31 dicembre 2012, n. 247, introdotto dal comma 1 del presente
articolo, si applicano, in quanto compatibili, anche
alle prestazioni rese dai professionisti di cui all’articolo
1 della legge 22 maggio 2017, n. 81, anche iscritti agli
ordini e collegi, i cui parametri ai fini di cui al comma 10
del predetto articolo 13 -bis sono definiti dai decreti ministeriali
adottati ai sensi dell’articolo 9 del decreto-legge
24 gennaio 2012, n. 1, convertito, con modificazioni, dalla
legge 24 marzo 2012, n. 27.
3. La pubblica amministrazione, in attuazione dei princìpi
di trasparenza, buon andamento ed efficacia delle
proprie attività, garantisce il principio dell’equo compenso
in relazione alle prestazioni rese dai professionisti
in esecuzione di incarichi conferiti dopo la data di entrata
in vigore della legge di conversione del presente decreto.
4. Dall’attuazione delle disposizioni del presente articolo
non devono derivare nuovi o maggiori oneri a carico
della finanza pubblica”.

Ecco il testo completo del D.L. coordinato con la legge di conversione.

Download (PDF, 1.7MB)

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Nov 30

Traslazione dell’imposta patrimoniale sul locatario e liceità della clausola.

La Terza Sezione Civile della Cassazione con Ordinanza interlocutoria n. 28437 del 28/11/2017 ha ritenuto che:

“Costituisce questione di massima di particolare importanza, con conseguente rimessione degli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione alle Sez. U, se la clausola del contratto di locazione non abitativa che preveda, al di fuori del sinallagma contrattuale, la traslazione cd. “palese” di un’imposta patrimoniale – ICI o IMU – gravante sul locatore ad un soggetto, quale il conduttore, normativamente escluso dagli obblighi nei confronti dell’erario, sia affetta da nullità, ai sensi dell’art. 1418, comma 1, c.c., per contrasto con l’art. 53 Cost., quale norma precettiva di carattere imperativo”.

Qui li link per leggere la motivazione della sentenza sul sito della Corte.

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Nov 17

Le Sezioni Unite chiariscono come si struttura un atto di appello

 

Nel mese di aprile avevo scritto che le Sezioni Unite Civili si sarebbero pronunciate su come va correttamente interpretato il dato di cui all’art. 342 c.p.c. nella nuova formulazione vigente dal 2012 (clicca qui per leggere l’ordinanza di rimessione) ed, in particolare, sulla specificità dei motivi di appello.

Finalmente é arrivata la decisione delle Sezioni Unite tanto attesa e che avrà risvolti pratici notevoli: é la sentenza n. 27199 del 16.11.2017 (clicca qui per leggerne il testo sul sito della Corte). La Cassazione al suo massimo livello ha ritenuto che  l’interpretazione degli artt. 342 e 434 c.p.c., nel testo di cui al d.l. n. 83 del 2012, conv. con modif. in l. n. 134 del 2012, deve essere effettuata nel senso che l’impugnazione individui chiaramente le questioni e i punti contestati della sentenza impugnata e con essi i relativi motivi di dissenso, affiancandosi alla parte volitiva una parte argomentativa che contrasti le ragioni del provvedimento impugnato, ma dovendosi escludere, permanendo la natura di “revisio prioris instantiae” dell’appello e permanendo la sua diversità rispetto alle impugnazioni a critica vincolata, che il relativo atto debba rivestire particolari forme sacramentali o contenere la redazione di un progetto alternativo di decisione.

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Nov 16

Rinuncia al ricorso per cassazione e declaratoria di inammissibilità

La Prima Sezione della Corte di cassazione ha affermato che la declaratoria di inammissibilità per rinuncia al ricorso, può essere pronunciata “de plano”, ai sensi dell’art. 610, comma 5 bis, cod. proc. pen. – introdotto dalla legge 23 giugno 2017, n. 103 -, anche se l’atto impugnato sia stato emesso prima della entrata in vigore della nuova disposizione, trattandosi di causa d’inammissibilità già prevista e riferendosi la nuova norma al procedimento dinanzi la Corte di cassazione e non al regime delle impugnazioni.

È la sentenza n. 52268 ud. 07/11/2017 – deposito del 15/11/2017. (Link per leggere la motivazione sul sito della Corte)

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Nov 11

Reati commessi da dipendenti della P.A.: il rapporto tra giurisdizione penale e giurisdizione contabile

Sul sito della Corte di Cassazione é stata pubblicata la Relazione di orientamento n. 81 del 25.10.2017 avente i seguenti oggetti:

OGGETTO: 667002 PARTE CIVILE – AMMINISTRAZIONE PUBBLICA ED ENTI PUBBLICI – Reati commessi da dipendenti pubblici – Condanna al risarcimento dei danni nei confronti di un’amministrazione costituita parte civile – Danno patrimoniale e danno all’immagine della P.A. – Riserva di giurisdizione del giudice contabile in ordine alla liquidazione del danno – Esclusione – Orientamento di giurisprudenza.

OGGETTO: 615005 SANZIONI CIVILI IN MATERIA PENALE – RISARCIMENTO DEL DANNO – Condanna in favore della P.A. per fatto-reato del dipendente – Giudizio di responsabilità civile in sede civile o penale – Giudizio di responsabilità contabile – Rapporto tra giurisdizione penale e giurisdizione contabile – Reciproca autonomia – Rapporto di interferenza – Limiti.

Ecco il link per scaricare tale relazione dal sito della Suprema Corte

link al testo relazione

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Nov 10

Se il figlio maggiorenne abbandona il suo lavoro autonomo non può pretendere il mantenimento dai genitori.

La Cassazione Civile con sentenza con ordinanza 21615 del 19.09.2017 ha fatto  applicazione della giurisprudenza per la quale l’obbligo del genitore di concorrere al mantenimento
del figlio non cessa automaticamente con il raggiungimento
della maggiore età da parte di quest’ultimo, ma perdura finché
il genitore interessato non dia prova che il figlio ha raggiunto
l’indipendenza economica, ovvero è stato posto nelle concrete
condizioni per potere essere economicamente autosufficiente,
senza averne però tratto utile profitto per sua colpa o per sua
scelta ( cfr. Cass. n. 1773/2012; Cass. n. 12952/2016).

Nel caso di specie i genitori avevano aiutato il figlio ad aprire un’attività che poi però era stata da quest’ultimo abbandonata, figlio che poi aveva avanzato  successiva richiesta di assegno di mantenimento verso il padre.

La Corte ha ritenuto che il mantenimento non spettasse considerando gli
sforzi economici del genitore per permettere al figlio di
intraprendere un’attività economica, il mancato sostenimento
degli esami presso la scuola privata, le cui rette erano state
parimenti pagate dal genitore, il successivo abbandono della
casa familiare, nonostante i tentativi del resistente di favorire
la ricostruzione del rapporto.

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Nov 06

Modifica codice antimafia e altre norme penali: legge 161 del 17.10.2017

Sulla GU n.258 del 4-11-2017 é stata pubblicata la LEGGE 17 ottobre 2017, n. 161 recante

“Modifiche al codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, al codice penale e alle norme di attuazione, di coordinamento e transitorie del codice di procedura penale e altre disposizioni. Delega al Governo per la tutela del lavoro nelle aziende sequestrate e confiscate”.

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Nov 04

Vani accessori e seminterrati: la Regione Abruzzo emana la legge di recupero, ma il Governo la impugna

Con legge regionale 1 agosto 2017 n. 40 la Regione Abruzzo ha inteso consentire interventi di di recupero ai fini residenziale, direzionale, commerciale o artigianale di vani e locali accessori e di vani e locali seminterrati.

Il Governo però con delibera del 6 ottobre 2017 ha impugnato la legge dinanzi alla corte Costituzionale ai sensi dell’art. 127 Costituzione per violazione dell’art. 117.

Segue la legge e la delibera con cui é stata impugnata.

Download (PDF, 105KB)

Download (PDF, 338KB)

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Nov 02

Legge a sostegno dei piccoli Comuni

Sulla Gazzetta Ufficiale S.G. n. 256 del 2.11.2017 é stata pubblicata la legge 6 ottobre 2018 n. 158 recante:  “Misure per il sostegno e la valorizzazione dei piccoli comuni, nonché disposizioni per la riqualificazione e il recupero dei centri storici dei medesimi comuni”.

Finalmente una legge ben fatta che concretamente si propone di aiutare i piccoli Comuni in tutti quei settori in cui sono in maggiore difficoltà come per esempio l’abbandono degli stessi da parte di alcuni gestori di servizi pubblici (es. Poste) o il degrado di immobili abbandonati o di terreni soggetti a rischi  idrogeolici.

Ecco il testo

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Nov 01

L’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato sulla motivazione dell’ordinanza di demolizione

A seguito di rimessione da parte di  Consiglio di Stato sezione VI con ordinanza del 24 marzo 2017, n. 1337,  l’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato é intervenuta sul tema della motivazione dell’ordinanza di demolizione di un manufatto abusivo con l’importante decisione del 18 ottobre 2017 n. 9 (cliccare qui per leggere sul sito della Giustizia Amministrativa).

Il Supremo Consesso della Giustizia Amministrativa ha stabilito che: “Il provvedimento con cui viene ingiunta, sia pure tardivamente, la demolizione di un immobile abusivo e giammai assistito da alcun titolo, per la sua natura vincolata e rigidamente ancorata al ricorrere dei relativi presupposti in fatto e in diritto, non richiede motivazione in ordine alle ragioni di pubblico interesse (diverse da quelle inerenti al ripristino della legittimità violata) che impongono la rimozione dell’abuso neanche nell’ipotesi in cui l’ingiunzione di demolizione intervenga a distanza di tempo dalla realizzazione dell’abuso, il titolare attuale non sia responsabile dell’abuso e il trasferimento non denoti intenti elusivi dell’onere di ripristino”.

Nella giurisprudenza amministrativa si erano formati due diversi orientamenti.

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