Apr 24

Natura della competenza del Magistrato e del Tribunale di sorveglianza.

La Sezione Prima Penale della Suprema Corte ha affermato che la competenza del Magistrato e del Tribunale di sorveglianza ha natura funzionale ed inderogabile, non inquadrabile nella mera competenza territoriale, per cui la sua eventuale inosservanza può essere rilevata, anche d’ufficio, in ogni stato e grado del procedimento.

È’ la sentenza n. 19385/2017 (udienza 21.12.2016- deposito 21.4.2017) di cui, sul sito della Corte,  si può leggere la MOTIVAZIONE.

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Apr 21

Sottotetto: accertamento proprietà e litisconsorzio.

La Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione con sentenza n. 10005 del 2017, pubblicata il 20.04.2017, (qui la motivazione sul sito della Corte) ha esaminato una fattispecie riguardante l’accertamento della proprietà del sottotetto.

Una signora aveva comprato un appartamento credendo che vi fosse compreso il sottotetto, tant’è che iniziò i lavori di ristrutturazione dello stesso ricevendo peró l’opposizione del Condominio. Di qui l’azione della acquirente contro il condominio per far accertare il suo diritto sul sottotetto o, in subordine, contro i venditori, qualora fosse risultato che il sottotetto fosse condominiale, per ottenere una riduzione del prezzo.

Il Tribunale dichiarò la natura condominiale del sottotetto, ma ricobbe all’acquirente il diritto ad una riduzione del prezzo di acquisto.

In appello si costituirono tutti gli altri condomini e la Corte confermò  la sentenza di prime cure, tranne che per il capo che prevedeva la riduzione del prezzo che venne riformato in toto non riconoscendo più  il diritto a tale riduzione del prezzo.

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Apr 20

Siti internet degli studi legali e modalità della pubblicità 

Sentenza delle Sezioni Unite Civili della Cassazione n. 9861 del 2017 pubblicata il 19.4.2017 (qui la motivazione sul sito della Corte) in merito alle forme di pubblicità che possono porre in essere gli avvocati sui loro siti internet.

La Cassazione tratta il caso di alcuni avvocati che nel sito internet del proprio studio -col loro consenso- avevano pubblicato l’elenco dei principali clienti assistiti in via continuativa e dei principali clienti assistiti per progetti specifici in violazione degli artt. 6 e 17 del codice.

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Apr 18

Confisca beni ed istanza di revoca di terzi

In tema di confisca di beni nella formale titolarità di terzi estranei al procedimento penale, la Prima sezione della Corte di cassazione ha affermato che, qualora la richiesta di revoca della confisca proposta dal terzo venga dichiarata “de plano” inammissibile, ai sensi dell’art. 667, comma 4, cod. proc. pen., e tale soggetto proponga opposizione, il giudice dell’esecuzione è tenuto ad instaurare il contraddittorio tra le parti ai sensi dell’art. 666, commi 3 e 4, cod. proc. pen., a pena di nullità assoluta dell’ordinanza che definisce il procedimento, e deve altresì disporre la trattazione nelle forme della pubblica udienza, qualora l’opponente ne abbia fatto esplicita richiesta, configurandosi, in difetto, una nullità relativa.
Trattasi della sentenza n. 18691 /2017 (ud. 10/06/2016 – deposito del 14/04/2017) di cui sul sito della Corte si può leggere la motivazione

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Apr 14

Reformatio in peius in appello e regole di giudizio.

Le Sezioni Unite Penali della Suprema Corte  hanno affermato che è affetta da vizio di motivazione, per mancato rispetto del canone di giudizio “al di là di ogni ragionevole dubbio”, la sentenza di appello che, su impugnazione del pubblico ministero avverso assoluzione disposta all’esito di giudizio abbreviato non condizionato, affermi la responsabilità dell’imputato operando una diversa valutazione di prove dichiarative ritenute decisive, senza che nel giudizio di appello si sia proceduto all’esame delle persone che abbiano reso tali dichiarazioni.

È la sentenza n. 18620/2017 ( ud. 19/01/2017 – deposito del 14/04/2017) e sul sito della Corte si può leggere la MOTIVAZIONE

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Apr 10

Convertito il decreto legge sul terremoto

La legge 7 aprile 2017 n. 45 ha convertito con modificazioni il decreto legge 9 febbraio 2017 n. 8 recante nuovi  interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017. 

Qui sotto il link per scaricare il testo coordinato del decreto con le modifiche apportate in sede di conversione.

Legge 7 aprile 2017 n. 45

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Apr 10

Dichiarazione fallimento e impugnazioni relative al concordato.

Importante pronuncia della Cassazione Civile, la n. 9146 del 10.04.2017. Sul sito della Corte la MOTIVAZIONE
Le Sezioni Unite, decidendo la corrispondente questione di massima di particolare importanza, hanno affermato che la sopravvenuta dichiarazione del fallimento comporta l’inammissibilità delle impugnazioni autonomamente proponibili contro il diniego di omologazione del concordato preventivo e, comunque, l’improcedibilità del separato giudizio di omologazione in corso, perché l’eventuale procedimento di reclamo ex art. 18 l.fall. assorbe l’intera controversia relativa alla crisi dell’impresa, mentre il giudicato sul fallimento preclude, in ogni caso, il concordato.

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Apr 08

La nuova legge sulla responsabilità medica.

Sulla Gazzetta Ufficiale S.G. n. 64 del 17 marzo 2017 è stata pubblicata la la L. 8 marzo 2017 n. 24, recante “Disposizioni in materia di sicurezza delle cure e della persona assistita, nonché in materia di responsabilità professionale degli esercenti le professioni sanitarie“. La legge è entrata in vigore il 1 aprile 2017, ma per alcuni aspetti dovranno essere emanati dei decreti attuativi, ad esempio in tema dei requisiti delle polizze assicurative di cui si dovranno obbligatoriamente dotare le strutture sanitarie e i medici.Dal punto di vista civilistico la legge supera il regime di responsabilità contrattuale c.d. da contatto sociale del medico ospedaliero, dato che l’art 7 colloca tale responsabilità nell’ambito di quella extra-contrattuale.
Si prevede un “doppio binario” di responsabilità:
· contrattuale ex art. 1218 c.c. delle strutture sanitarie e sociosanitarie (pubbliche e private);
· extra-contrattuale ex art. 2043 c.c. per l’esercente la professione sanitaria che svolge la propria attività nell’ambito di una struttura (pubblica o privata o in rapporto convenzionale con il Servizio Sanitario Nazionale).
Ne consegue che nel primo caso la prescrizione è decennale e l’onore probatorio sarà assolto provando il titolo e l’inadempimento; nel secondo caso la prescrizione è di cinque anni e l’attore deve provare tutti gli elementi dell’illecito aquiliano (condotta o omissione – nesso causalità – danno – dolo o colpa).
La nuova normativa, che è stata ispirata dallo scopo di evitare il proliferare del contenzioso sanitario pur senza pregiudicare i diritti dei pazienti danneggiati, distingue la posizione delle strutture sanitarie e sociosanitarie da quella dell’esercente la professione sanitaria e cerca di trasferire il rischio sul soggetto maggiormente capiente, valorizzando al contempo la socializzazione del rischio con la previsione della obbligatorietà delle polizze assicurative e dell’azione diretta verso la compagnia assicuratrice che garantisce le strutture sanitarie o sociosanitarie. Ciò avvantaggia sia l’esercente la professione sanitaria che risarcirà solo i danni effettivamente provati dal danneggiato, sia il paziente che è invogliato ad agire nei confronti del soggetto maggiormente in grado di garantire il risarcimento per quantificare il quale si farà applicazione del codice delle assicurazioni private (artt. 138-139).
Al fine di limitare il contenzioso la legge prevede un filtro perché il danneggiato deve prima di azionare l’azione giudiziaria di risarcimento deve obbligatoriamente avanzare un ricorso perconsulenza tecnica preventiva ex art. 696 bis c.p.c. oppure esperire il procedimento di mediazione ai sensi dell’art. 5 comma 1 bis D.lgs. n. 28/2010. La domanda giudiziale diviene procedibile solo se la conciliazione non riesce o il relativo procedimento non si conclude entro il termine perentorio di sei mesi dal deposito del ricorso. La partecipazione al procedimento di consulenza tecnica preventiva è obbligatoria per tutte le parti, comprese le imprese di assicurazione; in difetto, il giudice, con la sentenza che definisce il giudizio, condanna le parti che non vi hanno partecipato al pagamento delle spese di consulenza e di lite – a prescindere dall’esito del giudizio -, oltre che ad un’ulteriore somma, a titolo di “pena pecuniaria” da determinarsi equitativamente, in favore della parte che è comparsa alla conciliazione.
Come sopra accennato la legge introduce l’obbligo di dotarsi di polizza assicurativa per la responsabilità civile in capo alle strutture sanitarie (pubbliche o private che siano) ed agli esercenti la professione sanitarie: le prime per la responsabilità contrattuale verso terzi e verso i prestatori d’opera, anche per i danni cagionati dal personale che opera a qualsiasi titolo presso le strutture medesime e per la responsabilità extracontrattuale verso terzi degli esercenti le professioni sanitarie ed i secondi per i rischi derivanti dalla propria attività laddove operino fuori le strutture o operino dentro le stesse in regime libero professionale o comunque si avvalgano della struttura a per adempiere l’obbligazione contrattuale direttamente assunta con un paziente.
In base all ‘art 12 il danneggiato ha possibilità di azione diretta nei confronti dell’impresa di assicurazione della struttura sanitaria e dell’esercente la professione sanitaria. Ciò sarà possibile solo dopo l’emanazione dei decreti attuativi che regoleranno i requisiti delle polizze.
Ecco il link alla Gazzetta Ufficiale per scaricare la Legge 8 marzo 2017 n. 24

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Apr 07

Art. 342 c.p.c.: le Sezioni Unite si pronunceranno sulla specificità dei motivi di appello.

La Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione con ordinanza interlocutoria n. 8845 del 5 aprile 2017 ha deciso di rimettere alle Sezioni Unite una questione che, oggetto di diverse interpretazioni giurisprudenziali, non ha finora visto una precisa presa di posizione da parte delle Sezioni Unite.

La questione è la seguente: quale sia l’ambito della nozione di specificità dei motivi di appello, ora prevista a pena di inammissibilità dal testo dell’art. 342 cod. proc. civ. – di cui all’art. 54 d.l. 22 giugno 2012, n. 83, conv. con modificazioni dalla legge 7 agosto 2012, n. 154 – (e dell’omologo art. 434 cod. proc. civ. per il rito del lavoro) ned in particolare se essa imponga all’appellante un onere di specificazione di un diverso contenuto della sentenza di primo grado, se non perfino un progetto alternativo di sentenza o di motivazione, o non piuttosto soltanto una compiuta contestazione di bene identificati capi della sentenza impugnata e dei passaggi argomentativi, in fatto o in diritto, che la sorreggono, con la prospettazione chiara ed univoca della diversa decisione che ne conseguirebbe sulla base di bene evidenziate ragioni di dissenso rispetto al percorso adottato dal primo giudice. 

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Apr 06

Rapporto tra art. 2368 c.c. e art 190 TUF

L’art. 2368 c.c. e l’art. 190 TUF puniscono entrambi, il primo sotto il profilo penale, il secondo sotto l’aspetto amministrativo, la medesima condotta, consistente nella trasmissione alla CONSOB di una relazione, dal contenuto non veritiero, inerente verifiche di conformità sul collocamento di un prestito obbligazionario, con conseguente applicazione della sola disciplina penale, ex art. 9, comma 1, della l. n. 689 del 1981.

Lo afferma la Cassazione Seconda Sezione Civile con sentenza n. 8855 del 05/04/2017. Sul sito della Corte la MOTIVAZIONE.

La Corte ritiene che: 1) la disposizione penale dell’art. 2638 c.c. e la disposizione sanzionatrice amministrativa di cui all’art. 190, in relazione all’art. 10 TUF, puniscono entrambe lo stesso fatto, nella specie costituito dalla condotta consistente nella trasmissione all’autorità di vigilanza di una relazione inerente verifiche di conformità sul collocamento di un prestito obbligazionario, con la quale si esponevano fatti materiali non rispondenti al vero; 2) peraltro, la generale violazione delle prerogative spettanti all’autorità di vigilanza nell’espletamento dell’attività ispettiva rimane del tutto compresa nella disposizione speciale penale che persegue l’ostacolo all’esercizio delle funzioni stesse di vigilanza; 3) ne consegue che, agli effetti dell’art. 9, comma 1, legge n. 689/1981, deve trovare applicazione la sola disposizione speciale di cui all’art. 2638 c.c. 

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Apr 04

Relata di notifica a mezzo PEC non firmata e nullità

La Corte di Cassazione con sentenza 6518/2017 del 14 marzo 2017 ha  rigettato “l’eccepita inammissibilità del ricorso per cassazione in ragione della nullità della notificazione eseguita a mezzo PEC dal difensore del ricorrente, perché la relata sarebbe un documento privo della firma digitale (a differenza del ricorso e della procura, a cui quella sarebbe stata apposta), essendo stato tale documento diretto inequivocabilmente dalla casella PEC dell’avvocato del ricorrente a quella del difensore avversario, senza che abbia limitato i diritti difensivi della parte ricevente. Infatti, questa Corte ha stabilito che il difetto della firma non è causa di inesistenza dell’atto, ed ha anzi affermato la surrogabilità di quella prescrizione attraverso altri elementi capaci di far individuare l’esecutore dell’atto (cfr. Cass. Sez. 3, Sentenza n. 10272 del 2015, secondo cui, “in tema di notificazione L. 21 gennaio 1994, n. 53, ex art. 4, qualora nella relata manchino le generalità e la sottoscrizione dell’avvocato notificante, la sua identificazione, necessaria al fine di verificare la sussistenza dei requisiti soggettivi indispensabili, può avvenire” anche aliunde ……[omissis] Orbene, nella specie, la notificazione affidata a mezzo PEC la mancata forma digitale della relata non lascia alcun dubbio sulla riconducibilità alla persona dell’avv. [omissis], attraverso la sua indicazione e l’accostamento di quel nominativo alla persona munita ritualmente della procura speciale.”

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Mar 30

I luoghi di privata dimora ex art. 624 bis c.p.

 

Dinanzi alle Sezioni Unite Penali della Cassazione è arrivato il seguente quesito: “Se rientra nella nozione di privata dimora, ai fini della configurabilità del reato di cui all’art. 624-bis cod. pen., il luogo dove si esercita un’attività commerciale o imprenditoriale (nella specie, ristorante)”.

La Suprema Corte ha dato  risposta negativa, salvo che il fatto non sia avvenuto all’interno di un’area riservata alla sfera privata della persona offesa. Rientrano nella nozione di privata dimora di cui all’art. 624-bis cod. pen. esclusivamente i luoghi, anche destinati ad attività lavorativa o professionale, nei quali si svolgono non occasionalmente atti della vita privata, e che non siano aperti al pubblico né accessibili a terzi senza il consenso del titolare (ricorso n. 18100/2016 udienza 23.3.2017).

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