Gen 18

La (potenziale) rilevanza deontologica della vita privata del professionista

Pubblicato  sul sito del CNF il 18.1.2017

Deve ritenersi disciplinarmente responsabile l’avvocato per le condotte che, pur non riguardando strictu sensu l’esercizio della professione, ledano comunque gli elementari doveri di probità, dignità e decoro e, riflettendosi negativamente sull’attività professionale, compromettono l’immagine dell’avvocatura quale entità astratta con contestuale perdita di credibilità della categoria. La violazione deontologica, peraltro, sussiste anche a prescindere dalla notorietà dei fatti, poiché in ogni caso l’immagine dell’avvocato risulta compromessa agli occhi dei creditori e degli operatori del diritto.

Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Logrieco, rel. Siotto), sentenza del 31 dicembre 2015, n. 266
NOTA.

In senso conforme, tra le altre, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Tinelli), sentenza del 24 settembre 2015, n. 150, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. Florio), sentenza del 24 settembre 2015, n. 145, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Perfetti, rel. De Giorgi), sentenza del 24 settembre 2015, n. 141, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Tacchini, rel. De Giorgi), sentenza del 14 marzo 2015, n. 59, Consiglio Nazionale Forense (pres. Alpa, rel. Ferina), sentenza del 24 luglio 2014, n. 102, Consiglio Nazionale Forense (pres. f.f. Salazar, rel. Broccardo), sentenza del 17 luglio 2014, n. 94.

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Gen 18

Sequestro dell’automezzo se l’uso è funzionale a commettere il reato di atti persecutori.

L’art 612 bis, 1^ comma, c.p. prevede che “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a cinque anni chiunque, con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato di ansia o di paura ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita”.

Nel caso analizzato da Cassazione Penale Sezione Quinta nella sentenza n.    1826 pubblicata il 16.1.2017 (udienza del 24.10.2016)  alcuni soggetti avevano sistematicamente utilizzato un autocarro e una macchina parcheggiando in modo tale da impedire che i clienti della persona offesa potessero raggiungere l’esercizio commerciale gestito da quest’ultimo oppure impedendo alla persona offesa di poter parcheggiare nei posti auto di sua proprietà.

Il tutto era stato ripreso da videocamere e, a seguito di denuncia, il GIP aveva emesso ordinanza di convalida di sequestro preventivo d’urgenza e contestuale decreto di sequestro preventivo dell’autocarro e dell’autovettura.

La Quinta Sezione della Corte di cassazione, con la sentenza sopra indicata, ha affermato la legittimità del sequestro preventivo dell’automezzo utilizzato per commettere il reato di atti persecutori, in presenza dell’uso reiterato e sistematico di esso, finalizzato a produrre uno degli eventi previsti dalla fattispecie di cui all’art. 612-bis cod. pen.

Link per leggere la motivazione sul sito della Corte Sent 1826 del 2017

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Gen 17

Pluralità di imputati e condanna alle spese a favore della parte civile.

La Seconda Sezione Penale della Cassazione ha affermato che più imputati possono essere condannati in solido al pagamento delle spese in favore della parte civile costituita nei loro confronti quando vi sia una responsabilità solidale in ordine all’obbligazione dedotta in giudizio ovvero una comunanza di interessi tra loro, ravvisabile anche in base a convergenti atteggiamenti difensivi.

Per interpretare in tal senso l’art. 541 c.p.p. la Corte richiama il codice di procedura civile ed in particolare l’art. 97 c.p.c. che appunto prevede che “se le parti soccombenti sono più, il giudice condanna ciascuna di esse alle spese ed ai danni in proporzione del rispettivo interesse nella causa, potendo pronunciare condanna solidale di tutte o di alcune di esse, quando hanno interesse comune”. Secondo la giurisprudenza civile la condanna solidale alle spese può essere pronunciata non solo in caso di rapporti inscindibili o caratterizzati da solidarietà, ma anche laddove sussista una comunanza di interessi desumibile anche dalla semplice identità delle questioni trattate e discusse oppure dalla convergenza delle condotte processuali difensive.

La conferma di questo criterio ermeneutico si rinviene nello stesso art. 541  c.p.p. laddove prevede la possibilità di condanna solidale dell’imputato e del responsabile civile al pagamento delle spese alla parte civile, previsione che si basa sull’evidente presupposto che imputato e responsabile civile rispondono in solido delle conseguenze dannose del reato e, di solito, hanno un interesse comune a contrastare la pretesa civilistica.

Trattasi della  sentenza n. 1681 pubblicata il 13 gennaio 2017 (udienza 25 novembre 2016) . Ecco il link al sito della Corte per leggere la motivazione: Cass Pen n 1681 del 2017

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Gen 17

Vendibilita’ del bene sequestato se si può deprezzare.

La Corte di cassazione Sezione Seconda Penale con sentenza n. 1916 pubblicata il 16 gennaio 2017 (udienza 9 dicembre 2016) ha affermato che: “Ai fini della alienazione di cose in sequestro che possono alterarsi (art. 260, comma 3, cod. proc. pen.) rileva anche il progressivo intrinseco deprezzamento del bene in ragione del trascorrere del tempo; ne consegue che è legittima la vendita di una autovettura, oggetto di sequestro per equivalente, in quanto funzionale alla ottimizzazione della fruttuosità della misura ablatoria”.

Ecco il link per leggere la motivazione sul sito della Corte Cass Pen 1916 del 2017

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Gen 14

Fondo solidarietà coniugi bisognosi: é arrivato il DM

La legge 28 dicembre 2015 n. 208 all’art. 1 commi 414, 4145 e 416 ha previsto in via sperimentale  un Fondo di solidarietà per il coniuge in stato di bisogno che non sia in grado di mantenere i figli minori o handicappati e non abbia percepito l’assegno di mantenimento da parte del coniuge che vi era tenuto.
Ecco testualmente cosa prevedono dette disposizioni:

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Gen 13

Sequestro preventivo antimafia e fallimento.

La Prima Sezione Civile della Corte, pronunciandosi, per la prima volta, sulla corrispondente questione, ha ritenuto l’ammissibilità della dichiarazione di fallimento della società il cui patrimonio sia stato integralmente sottoposto a sequestro preventivo antimafia.

Trattasi della sentenza n. 608 del 12 gennaio 2017.

Sul sito della Suprema Corte si può leggere la motivazione seguendo il seguente link motivazione

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Gen 12

Protocollo Cassazione per ricorsi penali

Il 3.1.2017 è stato siglato tra il Primo Presidente della Corte ed il Procuratore generale un protocollo per migliorare il funzionamento della gestione dei ricorsi penali.
Il protocollo è stato pubblicato sul sito internet della Corte.
Ecco il protocollo

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Gen 11

La Cassazione sul nuovo art. 380 bis c.p.c.

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale – sollevata in riferimento all’art. 24 Cost. – dell’art. 380-bis c.p.c. (nel testo introdotto dal d.l. n. 168 del 2016, conv., con modif., dalla l. n. 197 del 2016), costituendo ragionevole esercizio del potere legislativo di conformazione degli istituti processuali la scelta di assicurare un contraddittorio solo cartolare alla decisione, in sede di legittimità, di questioni prive di rilievo nomofilattico, all’esito di una mera proposta di trattazione camerale da parte del consigliere relatore.

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Gen 10

Decorrenza del termine per impugnare le delibere condominiali

Un condomino che era assente il giorno in cui si tenne l’assemblea del condominio impugna davanti al Tribunale la relativa delibera. La difesa del Condominio eccepisce la tardività dell’impugnazione.

Il Tribunale accoglie l’eccezione di tardività considerando che:

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Gen 04

Atti e ricorsi nel processo amministrativo telematico: le regole

Il Presidente del Consiglio di Stato in data 22.12.2016 ha emanato un decreto di dieci articoli  con cui ha fissato i criteri per la redazione degli atti e ricorsi nei processi amministrativi nonché i limiti dimensionali degli stessi. Ecco il testo ufficiale del decreto

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Dic 29

Richiesta riesame: come non presentarla.

In tema di misure cautelari reali, la Terza Sezione della Corte di cassazione ha affermato che è inammissibile la richiesta di riesame presentata a mezzo del servizio postale presso la cancelleria di un giudice diverso da quello competente, poiché la facoltà per la parte privata di presentare l’impugnazione nella cancelleria del giudice del luogo in cui essa si trova, anche se diverso da quello in cui fu emesso il provvedimento, è collegata al dato “naturalistico” della presenza fisica della parte in tale luogo.

Trattasi della sentenza n. 55004 depositata il 28.12.2106 ecco il link al sito della Corte per la visione della motivazione

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Dic 28

Accordi ristrutturazione debiti e regime di impugnabilità 

Le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione con sentenza del 27.12.2016 n. 26989 hanno stabilito alcuni importanti punti fermi in tema di impugnazioni delle decisioni sugli accordi di ristrutturazione dei debiti e precisamente che:

–  il decreto con cui la corte di appello, decidendo sul reclamo ex artt. 183, comma 1, e 182-bis, comma 5, l.fall., provvede in senso positivo o negativo sull’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, è ricorribile in Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., avendo natura decisoria e non essendo altrimenti impugnabile;

–  in caso di ricorso per cassazione del debitore avverso il decreto con cui la corte di appello, provvedendo sul reclamo ex artt. 183, comma 1, e 182-bis, comma 5, l.fall., neghi l’omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti, la legittimazione passiva non spetta al P.M., bensì ai creditori per titolo e causa anteriore alla data di pubblicazione dell’accordo nel registro delle imprese, cui si riferiscono gli effetti dell’accordo stesso, nonché agli altri interessati che abbiano proposto opposizione.

Ecco il link al sito della Corte per leggere la motivazione

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