Ancora sull’accertamento della colpa medica.

Da una recente pronuncia della Cassazione Penale emerge quanto segue.

Il giudizio concernente la responsabilità degli esercenti le professioni sanitarie è, nel tempo, sottoposto a continue sollecitazioni, vuoi per i reiterati interventi del legislatore, vuoi per le sempre più approfondite ed articolate elaborazioni dottrinali, vuoi per la ricerca da parte degli interpreti di un equilibrio tra le istanze di generai-prevenzione correlate all’esercizio di un’attività rischiosa e l’imperativo di matrice costituzionale di attribuire rilievo penale alle sole condotte colpevoli.

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Irregolarità urbanistica e nullità dell’atto di acquisto

La Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente per l’eventuale assegnazione della causa alle Sezioni Unite in ordine alla risoluzione delle questioni, oggetto di contrasto, circa la natura formale o sostanziale della nullità degli atti di trasferimento di diritti reali su immobili, prevista dagli artt. 17, comma 1 e 40, comma 2, della l. n. 47 del 1985 (e, attualmente, dall’art. 46, comma 1, del d.P.R. n. 380 del 2001), nonché circa la nozione di irregolarità urbanistica rilevante ai fini della declaratoria della nullità suddetta.

Trattasi dell’ordinanza interlocutoria n 20061 del 31.7.2018.

Clicca qui per leggere la motivazione sul sito della Corte di Cassazione.

Motiva la Corte che secondo un più risalente orientamento, che privilegia un’interpretazione letterale della norma, gli artt. 17 e 40 della legge 28 febbraio 1985, n. 47 comminano la nullità degli

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Sulla elezione dei componenti dei COA

Il CNF ha stabilito che la nuova normativa di cui al combinato disposto degli art. 3, comma 3 (che per la prima volta ha introdotto la ineleggibilità per pregresso mandato), e art. 17, comma 3 l.n. 113/2017 (che disciplina il regime transitorio della legge n. 113/2017), non può che interpretarsi nel senso che la regola della ineleggibilità si applica ai due mandati successivi consecutivi svolti successivamente alla sua entrata in vigore (Nel caso di specie, era stato proposto reclamo avverso l’elezione di un Consigliere che già aveva ricoperto due mandati, ma prima dell’entrata in vigore del Nuovo ordinamento forense. In applicazione del principio di cui in massima, il CNF ha rigettato il ricorso).

Ecco il link per leggere la sentenza: testo sentenza.

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Tassa di soggiorno: giurisdizione contabile per il mancato versamento all’Ente.

Con ordinanza n. 19654 del 23 luglio 2018 le Sezioni Unite Civili della Cassazione hanno stabilito che il del gestore della struttura ricettiva (o “albergatore”) che non provvede al versamento al Comune delle somme riscosse a titolo di imposta di soggiorno è soggetto alla giurisdizione della Corte dei Conti..

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Società tra avvocati e altri professionisti all’esame delle Sezioni Unite

La Cassazione con la sentenza delle Sezioni Unite n. 19282 del 19.7.2018 si è pronunciata su un tema caro a tanti avvocati e cioè se e come possa essere costituita una società multidisciplinare. Qui il link per leggere la motivazione sul sito della Cassazione.

La Corte svolge un breve excursus dell’evoluzione legislativa in materia di esercizio in forma associata della professione di avvocato.

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PCT: documentazione servizi web. Versione 1.35

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Prescrizione e ricorso teso solo alla rettifica della pena

La Quinta Sezione Penale della Corte di cassazione ha affermato che non può dichiararsi l’intervenuta prescrizione del reato qualora il ricorso sia inammissibile e si renda necessaria esclusivamente la rettifica della pena ai sensi dell’art.619, comma 2, cod.proc.pen., comportando, questa, la mera correzione di un errore di computo non attinente al contenuto decisorio della sentenza.

È la sentenza n. 32347/2018 udienza 15/2/2018 pubblicata il 13.7.2018

Clicca qui per leggere la motivazione sul sito della Corte

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Pubblicato in Gazzetta il cd. Decreto dignità – Novità per i professionisti

Sulla Gazzetta Ufficiale serie generale n. 161 de. 13.7.2018 é stato pubblicato il D.L. 12 luglio 2018 n. 87 recante “Disposizioni urgenti per la dignità dei lavoratori e delle imprese”.

Per il liberi professionisti é rilevante il Capo IV che comprende gli articoli da 10 a 12.

In particolare con l’art. 12 é stato abolito lo split payment per i liberi professionisti. Infatti all’art. 17 ter del DPR 633/1972 dopo il comma 1-quinquies é stato aggiunto il seguente:

«1 -sexies . Le disposizioni del presente articolo non si applicano alle prestazioni di servizi rese ai soggetti di cui ai commi 1, 1 -bis e 1 -quinquies , i cui compensi sono assoggettati a ritenute alla fonte a titolo di imposta sul reddito ovvero a ritenuta a titolo di acconto di cui all’articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 600.».

Al comma 2 é stato chiarito che ” Le disposizioni del comma 1 si applicano alle operazioni per le quali è emessa fattura successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto”.

Ecco il testo integrale

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Parametri per assegno divorzile: nuovo intervento della Cassazione.

Le Sezioni Unite della Cassazione con sentenza n 12287 dell’11.07.2018 hanno affermato che ai sensi dell’art. 5, comma 6, della I. n. 898 del 1970, dopo le modifiche di cui alla I. n. 74 del 1987, il riconoscimento dell’assegno di divorzio, cui deve attribuirsi una funzione assistenziale ed in pari misura compensativa e perequativa, richiede l’accertamento dell’inadeguatezza dei mezzi, o comunque dell’impossibilita di procurarseli per ragioni oggettive, attraverso l’applicazione dei criteri di cui alla prima parte della norma, che costituiscono il parametro di cui si deve tenere conto per la relativa attribuzione e determinazione, ed in particolare, alla luce della valutazione comparativa delle condizioni economico-patrimoniali delle parti, in considerazione del contributo fornito dal richiedente alla conduzione della vita familiare e alla formazione del patrimonio comune e personate di ciascuno degli ex coniugi, in relazione alia durata del matrimonio e all’età dell’avente diritto.

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La motivazione della revoca della messa alla prova

La Sesta Sezione penale della Corte di cassazione ha affermato che, in presenza di una delle ipotesi contemplate dall’art. 168-quater cod. pen., il giudice, al fine di disporre la revoca della sospensione del procedimento con messa alla prova, è titolare di uno spazio di discrezionalità, limitato al solo apprezzamento dei presupposti di legge, che gli impone uno specifico onere di motivazione dell’ordinanza emessa ai sensi dell’art. 464-octies cod. proc. pen, censurabile in sede di ricorso per cassazione. Con specifico riguardo all’ipotesi di revoca di cui al n. 2 dell’art. 168-quater cod. pen., la Corte ha aggiunto che spetta al giudice del sub-procedimento verificare che la “commissione” del fatto – reato determinante la revoca del beneficio sia provata in termini di elevata probabilità, attraverso una delibazione della serietà dell’accusa compiuta sulla scorta di una solida base cognitiva, senza che sia necessario attendere la definizione con sentenza irrevocabile dell’autonomo procedimento relativo a detto illecito.

Trattasi della sentenza n. 28826/2018 pubblicata il 21.6.2018.

Clicca qui per leggere la motivazione sul sito della Corte

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Usura: si deve tenere conto anche della CMS nella verifica dell’usurarieta’ dei tassi.

Le Sezioni Unite Civili della Cassazione con sentenza del 20 giugno 2018 n. 16303 si sono pronunciate sulla questione di massima di particolare importanza della rilevanza delle commissioni di massimo scoperto agli effetti del superamento del tasso soglia dell’usura, di cui all’art. 644, comma terzo, primo periodo, cod. pen.; ciò in riferimento ai rapporti antecedenti all’entrata in vigore dell’art 2bis D.L. 185/2008.

Ecco il link per leggere la sentenza: Cass. Civ. 16303/2018.

Ritengono le Sezioni Unite che l’art. 2 bis d.l. n. 185 del 2008, cit., non possa essere qualificato norma di interpretazione autentica dell’art. 644, quarto comma, cod. pen. . Nonostante ciò i Giudici reputano che l’esclusine del carattere interpretativo, e quindi retroattivo, dell’art. 2 bis d.l. n. 185 del 2008 non è decisiva, però, per la soluzione della questione, che qui interessa, della rilevanza o meno delle commissioni di massimo scoperto ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell’usura presunta secondo la disciplina vigente nel periodo anteriore alla data dell’entrata in vigore di tale disposizione, e dunque in particolare quanto ai rapporti esauritisi in tale periodo, come il rapporto dedotto nel giudizio in esame (del resto, nella stessa giurisprudenza penale di legittimità, sopra illustrata, il richiamo dell’art. 2 bis, cit., e la sua ritenuta natura interpretativa costituivano un argomento di mero rincalzo, di conferma, cioè, di un risultato ermeneutico già raggiunto per altra via).

Infatti la commissione di massimo scoperto, quale «corrispettivo pagato dal cliente per compensare l’intermediario dell’onere di dover essere sempre in grado di fronteggiare una rapida espansione nell’utilizzo dello scoperto del conto … calcolato in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi nel periodo di riferimento», secondo la definizione richiamata all’inizio, non può non rientrare tra le «commissioni» o «remunerazioni» del credito menzionate sia dall’art. 644, comma quarto, cod. pen. (determinazione del tasso praticato in concreto) che dall’art. 2, comma 1, legge n. 108 del 1996 (determinazione del TEGM), attesa la sua dichiarata natura corrispettiva rispetto alla prestazione creditizia della banca.

Ebbene nei decreti ministeriali la CMS viene comunque rilevata, sia pur non essendo conteggiata nel calcolo del TEGM. Tale rilevazione esclude l’illegittimità di tali decreti e consente di pervenire ad un metodo che, nel rispetto del principio di simmetria tra calcolo di TEG e TEGM, valorizzi anche la CMS nella verifica dell’usurarieta’ dei corrispettivi pretesi dalla Banca.

Tale metodo secondo le Sezioni Unite si riassume nel seguente principio di diritto: «Con riferimento ai rapporti svoltisi, in tutto o in parte, nel periodo anteriore all’entrata in vigore delle disposizioni di cui all’art. 2 bis d.l. n. 185 del 2008, inserito dalla legge di conversione n. 2 del 2009, ai fini della verifica del superamento del tasso soglia dell’usura presunta come determinato in base alle disposizioni della legge n. 108 del 1996, va effettuata la separata comparazione del tasso effettivo globale d’interesse praticato in concreto e della commissione di massimo scoperto (CMS) eventualmente applicata – intesa quale commissione calcolata in misura percentuale sullo scoperto massimo verificatosi nel periodo di riferimento – rispettivamente con il tasso soglia e con la “CMS soglia”, calcolata aumentando della metà la percentuale della CMS media indicata nei decreti ministeriali emanati ai sensi dell’art. 2, comma 1, della predetta legge n. 108, compensandosi, poi, l’importo della eventuale eccedenza della CMS in concreto praticata, rispetto a quello della CMS rientrante nella soglia, con il “margine” degli interessi eventualmente residuo, pari alla differenza tra l’importo degli stessi rientrante nella soglia di legge e quello degli interessi in concreto praticati».

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Appropriazione indebita e interpello della persona offesa.

La Seconda Sezione della Corte di Cassazione, pronunciando su un ricorso in tema di appropriazione indebita aggravata, divenuto perseguibile a querela ex art. 10 del d.lgs. n. 36 del 2018, entrato in vigore in data 9 maggio 2018, ha affermato che, nel caso in cui la persona offesa si sia costituita parte civile, non va attivata la procedura prevista dall’art. 12, comma 2, del medesimo d.lgs., secondo cui, per i reati in precedenza perseguibili d’ufficio, commessi prima della data di entrata in vigore dello stesso decreto, il pubblico ministero o il giudice, dopo l’esercizio dell’azione penale, è tenuto ad informare la persona offesa dal reato della facoltà di esercitare il diritto di querela. (In motivazione, la Corte ha precisato che è irrilevante la circostanza che la parte civile non abbia presentato le proprie conclusioni).

Trattasi della sentenza n. 23077/2018 (ud. 09/05/2018 – deposito del 23/05/2018): clicca qui per leggerla sul sito della Cassazione

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