Notifica del titolo senza formula esecutiva: quali conseguenze?

L’omessa spedizione in forma esecutiva della copia del titolo esecutivo rilasciata al creditore e da questi notificata al debitore determina una irregolarità formale del titolo medesimo, che deve essere denunciata nelle forme e nei termini di cui all’art. 617, comma 1, c.p.c., senza che la proposizione dell’opposizione determini l’automatica sanatoria del vizio per raggiungimento dello scopo, ai sensi dell’art. 156, comma 3, c.p.c.; tuttavia, in base ai principi di economia processuale, di ragionevole durata del processo e di interesse ad agire, il debitore opponente non può limitarsi, a pena di inammissibilità dell’opposizione, a dedurre l’irregolarità formale in sé considerata, senza indicare quale concreto pregiudizio ai diritti tutelati dal regolare svolgimento del processo esecutivo essa abbia cagionato.

Lo ha stabilito la Corte di Cassazione Terza Sezione Civile con Sentenza n. 3967 del 12/02/2019.

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La revisione possibile anche sulle sentenze di proscioglimento che abbiano pronunciato sui danni.

Le Sezioni unite penali della Corte di cassazione con Sentenza n. 6141/2019 ( ud. 25/10/2018 – deposito del 07/02/2019) hanno affermato che è ammissibile, sia agli effetti penali che agli effetti civili, la revisione, richiesta ai sensi dell’art. 630, comma 1, lett. c), cod. proc. pen., della sentenza del giudice dell’appello che, decidendo anche sull’impugnazione ai soli effetti delle disposizioni e dei capi concernenti gli interessi civili, in applicazione della disciplina dettata dall’art. 578 cod. proc. pen., abbia prosciolto l’imputato per l’intervenuta prescrizione del reato, e contestualmente confermato la sua condanna al risarcimento del danno nei confronti della parte civile.

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Attenuante della riparazione del danno ed reati connessi alla circolazione stradale.

In tema di circolazione stradale, la Quarta Sezione penale della Corte di cassazione ha affermato che la circostanza attenuante dell’integrale riparazione del danno non è applicabile ai reati di fuga e di omissione di soccorso, trattandosi di reati di pericolo.

Lo ha stabilito la Quinta Sezione Penale della Corte di Cassazione con sentenza n. 5050 ud. 17/01/2019 – deposito del 01/02/2019.

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P.A.T. – Il deposito telematico si considera tempestivo con riguardo al giorno e non all’ora

Dal sito della giustizia amministrativa

Con l’entrata a regime del processo amministrativo telematico, gli atti in scadenza possano essere depositati con modalità telematica fino alle ore 24.00 dell’ultimo giorno, ai sensi del primo periodo dell’art. 4, comma 4, delle norme di attuazione del c.p.a. (allegato 2 del d.lgs. n. 104 del 2010), laddove nel regime del processo “cartaceo” il termine era stabilito alle ore 12.00 (1).

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Interruzione del processo per fallimento e termine per la riassunzione

La Prima Sezione civile della Cassazione con ordinanza interlocutoria n. 2723 del 30/01/2019 ha enunciato, ai sensi dell’art. 363 c.p.c., il seguente principio di diritto: “in caso di interruzione automatica del processo determinata dalla dichiarazione di fallimento di una delle parti, il termine per la riassunzione di cui all’art. 305 c.p.c. decorre dalla dichiarazione o notificazione dell’evento interruttivo secondo la previsione dell’art. 300 c.p.c., ovvero, se anteriore, dalla conoscenza legale di detto evento procurata dal curatore del fallimento alle parti interessate”.

Nel caso trattato il processo si era interrotto a seguito della dichiarazione in udienza del fallimento del suo assistito da parte dell’avvocato. Effettuata la riassunzione ad iniziativa della controparte la Corte d’appello, pronunciando nel contraddittorio con il Fallimento, ha con sentenza dichiarato estinto il giudizio con compensazione di spese. Ha in particolare ritenuto la Corte territoriale, accogliendo l’eccezione del Fallimento, che il termine per la riassunzione del giudizio interrotto dovesse essere computato a far data non già dalla dichiarazione dell’evento interruttivo in udienza, bensì da una precedente lettera del 26 novembre 2014, inviata a mezzo pec al difensore dell’appellante, con la quale il Curatore aveva comunicato l’intervenuto fallimento, sicché, movendo da tale data, il ricorso per riassunzione risultava depositato dopo la scadenza del termine semestrale, ratione temporis applicabile, previsto dall’articolo 305 c.p.c..

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Importante sentenza sull’etilometro e onere della prova nell’opposizione al verbale

La Corte di Cassazione Sesta Sezione Civile con ordinanza n. 1921 del 24 gennaio 2019 ha chiarito quanto segue.

In tema di violazione al codice della strada, il verbale dell’accertamento effettuato mediante etilometro deve contenere, alla luce di una interpretazione costituzionalmente orientata, l’attestazione della verifica che l’apparecchio da adoperare per l’esecuzione del cd. “alcooltest” è stato preventivamente sottoposto alla prescritta ed aggiornata omologazione ed alla indispensabile corretta calibratura; l’onere della prova del completo espletamento di tali attività strumentali grava, nel giudizio di opposizione, sulla P.A. poiché concerne il fatto costitutivo della pretesa sanzionatoria.

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Notifiche a mezzo Pec alle PPAA: quale indirizzo utilizzare

Con la recente decisione del 12.12.2018 n. 7026 la Quinta Sezione del Consiglio di Stato ha ritenuto che è valida, dopo l’entrata in vigore del processo amministrativo telematico, la notifica Pec effettuata all’Amministrazione all’indirizzo tratto dall’elenco Indice PA.
In particolare la Sezione ha stabilito che dopo l’entrata in vigore del Pat, la notificazione, a mezzo posta elettronica certificata, del ricorso effettuata all’amministrazione all’indirizzo tratto dall’elenco presso l’Indice PA è pienamente valida ed efficace; l’Indice PA è, infatti, un pubblico elenco in via generale e, come tale, utilizzabile ancora per le notificazioni alle P.A., soprattutto se  l’amministrazione pubblica destinataria della notificazione telematica è rimasta inadempiente all’obbligo di comunicare altro e diverso indirizzo PEC da inserire nell’elenco pubblico tenuto dal Ministero della giustizia.

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Particolare tenuità del fatto e precedenti di polizia.

Cassazione Penale Quarta Sezione

Sentenza n. 51526 ud. 04/10/2018 – deposito del 15/11/2018

CAUSE DI NON PUNIBILITA’ – Non procedibilità per particolare tenuità del fatto – Presupposto ostativo del comportamento abituale – Rilevanza di denunce e precedenti di polizia – Esclusione – Conseguenze – Indicazioni

La Quarta Sezione ha affermato che, ai fini della sussistenza del presupposto dell’abitualità del comportamento dell’imputato ostativo al riconoscimento della non punibilità per particolare tenuità del fatto, non rilevano, di per sé, denunce o precedenti di polizia, i quali determinano il dovere del giudice di verificarne anche d’ufficio gli esiti, onde trarre da questi concreti elementi di fatto eventualmente dimostrativi del suddetto presupposto.

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Membri dei Consigli degli ordini degli avvocati: la vicenda del doppio mandato

La legge di riforma dell’ordinmento forense n. 247/2012, entrata in vigore il 2.2.2013, all’art. 25, comma 5, prevedeva:

5. Risultano eletti coloro che hanno riportato il maggior numero di voti. In caso di parita’ di voti risulta eletto il piu’ anziano per iscrizione e, tra coloro che abbiano uguale anzianita’ di iscrizione, il maggiore di eta’. I consiglieri non possono essere eletti per piu’ di due mandati. La ricandidatura e’ possibile quando sia trascorso un numero di anni uguale agli anni nei quali si e’ svolto il precedente mandato.

L’art. 28, comma 5, citato é stato abrogato dall’art. 18 della Legge 12 luglio 2017 n. 113.

L’art. 3 comma 2 della Legge 12 luglio 2017, entrata in vigore il 21.07.2017, ha previsto che:

3. Sono eleggibili gli iscritti che hanno diritto di voto, che non abbiano riportato, nei cinque anni precedenti, una sanzione disciplinare esecutiva piu’ grave dell’avvertimento. Fermo restando quanto previsto al comma 4, i consiglieri non possono essere eletti per piu’ di due mandati consecutivi. La ricandidatura e’ possibile quando sia trascorso un numero di anni uguale agli anni nei quali si e’ svolto il precedente mandato.

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Elezioni forensi e doppio mandato

Le Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione con sentenza n. 32781 del 19/12/2018 hanno fissato il presente principio:

“In tema di elezioni dei Consigli degli ordini circondariali forensi, la disposizione dell’art. 3, comma 3, secondo periodo, della l. n. 113 del 2017, in base alla quale i consiglieri non possono essere eletti per più di due mandati consecutivi, si intende riferita anche ai mandati espletati solo in parte prima della sua entrata in vigore, con la conseguenza che, a far data dall’entrata in vigore di detta legge (21 luglio 2017) e fin dalla sua prima applicazione in forza del comma 3 del suo art. 17, non sono eleggibili gli avvocati che abbiano già espletato due mandati consecutivi (esclusi quelli di durata inferiore al biennio ex art 3, comma 4, della legge citata) di componente dei Consigli dell’ordine, pure se anche solo in parte sotto il regime anteriore alla riforme di cui alle leggi n. 247 del 2012 e n. 113 del 2017”.

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Ritenuta d’acconto e sostituto d’imposta.

La Sezione Tributaria della Cassazione ha rimesso gli atti al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite, ai fini della composizione di un rilevato contrasto sulla natura solidale dell’obbligazione del sostituito d’imposta nei confronti dell’Amministrazione finanziaria rispetto al dovere del sostituto di effettuare la ritenuta d’acconto.

Trattasi dell’ordinanza n. 31742 del 7.12.2018.

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Proprietario del veicolo ed esonero da responsabilità

Ai sensi dell’art. 126 bis, comma 2, Codice della strada, come modificato dall’art. 2, comma 164, lett. b), del d.l. n. 262 del 2006, conv. in legge n. 286 del 2006, ai fini dell’esonero del proprietario di un veicolo dalla responsabilità per la mancata comunicazione dei dati personali e della patente del soggetto che lo guidava all’epoca del compimento di una infrazione, possono rientrare nella nozione normativa di “giustificato motivo” soltanto il caso di cessazione della detenzione del detto veicolo da parte del proprietario o la situazione imprevedibile e incoercibile che impedisca allo stesso di sapere chi conducesse il mezzo in un determinato momento, nonostante egli abbia dimostrato di avere adottato misure idonee, esigibili secondo criteri di ordinaria diligenza, a garantire la concreta osservanza del dovere di conoscere e ricordare nel tempo l’identità di chi si avvicendi nella guida.

Lo dice la Cassazione Civile Seconda Sezione con Sentenza n. 30939 del 29/11/2018.

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