Opposizione a decreto ingiuntivo: su chi incombe l’onore di introdurre il procedimento di mediazione?

Con ordinanza n. 18741 del 12.7.2019 la Terza Sezione civile della Cassazione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite ai sensi dell’art. 374, comma 2, c.p.c., la seguente questione di massima di particolare importanza: se, in tema di opposizione a decreto ingiuntivo, l’onere di esperire il tentativo obbligatorio di mediazione ricada sul debitore opponente, in quanto parte interessata all’instaurazione e alla prosecuzione del processo ordinario di cognizione, posto che, in difetto, il decreto acquista esecutorietà e passa in giudicato, ovvero sulla parte opposta, che ha proposto la domanda di ingiunzione ed è attore in senso sostanziale, tenuto conto che l’art. 5 del d.lgs. n. 28 del 2010 onera dell’attivazione della condizione di procedibilità della domanda giudiziale “chi intende esercitare in giudizio una azione”.

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Le Sezioni Unite sulla garanzia per vizi nella compravendita.

Importante e dai notevoli risvolti pratici è la sentenza delle Sezioni Unite Civili della Corte di Cassazione n. 18672 dell’11.07.2019 sulle modalità per far valere la garanzia per i vizi in tema di compravendita ed in particolare su come interromper la prescrizione.

La Suprema Corte ha infatti, su questione di massima di particolare importanza, ha affermato il seguente principio di diritto: “Nel contratto di compravendita costituiscono – ai sensi dell’art. 2943, comma 4, c.c. – idonei atti interruttivi della prescrizione dell’azione di garanzia per i vizi, prevista dall’art. 1495, comma 3 c.c., le manifestazioni extragiudiziali di volontà del compratore compiute nelle forme di cui all’art. 1219, comma 1, c.c., con la produzione dell’effetto generale contemplato dall’art. 2945, comma 1, c.c.”.

Con ordinanza n. 23857/2018, depositata il 31 gennaio 2018, la Seconda Sezione civile ha rilevato l’emergenza di una questione di massima di particolare importanza riferita all’istituto della garanzia per vizi nel contratto di compravendita e, specificamente, sull’aspetto se siano configurabili idonei atti interruttivi della prescrizione prevista dall’art. 1495, comma 3, c.c., ai sensi degli artt. 2943 e segg. c.c., diversi dalla proposizione dell’azione giudiziale, e se, ed in quale misura, detti atti interruttivi inibiscano il decorso della prescrizione in relazione alle azioni edilizie.

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Condanna penale del danneggiante ed opponibilita’ all’assicurazione del danneggiante.

In tema di assicurazione obbligatoria sulla responsabilità civile derivante dalla circolazione dei veicoli a motore e dei natanti, il giudizio di condanna del danneggiante non può essere opposto dal danneggiato che agisca in giudizio nei confronti dell’assicuratore ed ha, in tale giudizio, esclusivamente efficacia di prova documentale, al pari delle prove acquisite nel processo in cui il giudicato di è formato.

Lo ha stabilito la Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione con sentenza n. 18325 del 09/07/2019.

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Agenzia delle Entrate Riscossione e Avvocatura dello Stato

La Terza Sezione civile della Cassazione ha rimesso al Primo Presidente, per l’eventuale assegnazione alle Sezioni Unite ai sensi dell’art. 374, comma 2, c.p.c., la seguente questione di massima di particolare importanza: se la rappresentanza in giudizio della neo costituita Agenzia delle Entrate – Riscossione sia caratterizzata dalla obbligatorietà del patrocinio autorizzato da parte dell’Avvocatura dello Stato o, in alternativa, dalla facoltatività di questo su un piano di parità – salva la volontaria autolimitazione dell’Agenzia in sede di convenzione con l’Avvocatura – con l’avvalimento di avvocati del libero foro.

È l’Ordinanza interlocutoria n. 18350 del 09/07/2019.

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Azione di regresso e tassa di registro

Le Sezioni Unite Civili della Cassazione, a risoluzione di contrasto, hanno affermato che, in tema di imposta di registro, il decreto ingiuntivo ottenuto nei confronti del debitore dal garante che abbia stipulato una polizza fideiussoria e che sia stato escusso dal creditore è soggetto all’imposta con aliquota proporzionale al valore della condanna, in quanto il garante non fa valere corrispettivi o prestazioni soggetti all’imposta sul valore aggiunto, ma esercita un’azione di rimborso di quanto versato.

È la Sentenza n. 18520 del 10/07/2019.

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Giudizio di rinvio ex art. 622 c.p.p..

La Terza Sezione Civile della Cassazione con Sentenza n. 16916 del 25/06/2019 ha chiarito che il giudizio di rinvio ex art. 622 c.p.p. costituisce solo formalmente una mera prosecuzione del processo penale, trattandosi, viceversa, di una sostanziale “translatio iudicii” dinanzi al giudice civile, con la conseguenza che rimane del tutto estranea all’assetto di esso la possibilità dell’applicazione di criteri e regole probatorie, processuali e sostanziali, tipiche della fase penale esauritasi a seguito della pronuncia emessa dalla Corte di cassazione ai sensi dell’art. 622 c.p.p., mentre deve ritenersi imposta l’applicazione dei criteri e delle regole probatorie, processuali e sostanziali, proprie del giudizio civile. Ne consegue che nel giudizio di rinvio, ex art. 246 c.p.c., non è consentita l’utilizzazione, alla stregua di una testimonianza, delle dichiarazioni rese dalla parte civile sentita quale testimone nel corso del processo penale

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Accesso civico e soggetto che non ha partecipato alla gara

Io Consiglio di Stato ha stabilito che un soggetto che non ha partecipato a una gara ha diritto di ricevere la relativa documentazione in base alla normativa sull’accesso civico.

È la sentenza della Terza Sezione n. 3780/2019 pubblicata il 5.6.2019.

Clicca qui per leggerla sul sito della Giustizia Amministrativa

Questo è il passo più significativo della motivazione:

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Indebito oggettivo e decorrenza degli interessi.

Le Sez. Unite Civili della Cassazione hanno affermato che, ai fini del decorso degli interessi in ipotesi di ripetizione di indebito oggettivo, il termine “domanda” di cui all’art. 2033 c.c., non va inteso come riferito esclusivamente alla domanda giudiziale ma comprende, anche, gli atti stragiudiziali aventi valore di costituzione in mora, ai sensi dell’art. 1219 c.c.

È la sentenza n. 15895 del 13.06.2019.

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Eccezione di prescrizione nelle cause di diritto bancario

Finalmente le Sezioni Unite della Cassazione hanno chiarito le modalità con cui gli Istituti di credito devono articolare l’eccezione di prescrizione nelle cause in cui sono convenute.

Trattasi della sentenza N. 15895/2019 del 13/6/2019 che ha fissato il seguente principio di diritto: “l’onere di allegazione gravante sull’istituto di credito che, convenuto in giudizio, voglia opporre l’eccezione di prescrizione al correntista che abbia esperito l’azione di ripetizione di somme indebitamente pagate nel corso del rapporto di conto corrente Ric. 2017 n. 24481 sez. SU – ud. 21-05-2019 -18- assistito da un apertura di credito, è soddisfatto con l’affermazione dell’inerzia del titolare del diritto, e la dichiarazione di volerne profittare, senza che sia anche necessaria l’indicazione di specifiche rimesse solutorie

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Sull’articolo 622 c.p.p.

Nel giudizio civile di rinvio innanzi alla Corte d’appello civile ex art. 622 c.p.p., a seguito di annullamento (su impugnazione della parte civile) di sentenza di assoluzione disposto dalla Corte di cassazione penale ai soli effetti civili, la Corte d’appello competente per valore deve applicare le regole, processuali e probatorie, proprie del processo civile e, conseguentemente, adottare, in tema di nesso eziologico tra condotta ed evento di danno, il criterio causale del “più probabile che non”, e non quello penalistico dell’alto grado di probabilità logica e di credenza razionale.

Lo ha stabilito la Terza Sezione Civile della Cassazione con sentenza n. 15859 del 12/06/2019

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La Corte Costituzionale si pronuncia su riqualificazione del fatto e messa alla prova

Con sentenza interpretativa di rigetto n. 131 del 3 aprile – 29 maggio 2019 la Consulta ha chiarito che le norme di cui agli artt. 464 bis, comma 2 e 521, comma 1, c.p.p.. vanno interpretate nel senso che vi è la possibilità per il giudice di disporre la sospensione con messa alla prova qualora, in esito al giudizio, ritenga di dare al fatto una definizione giuridica diversa da quella enunciata nell’imputazione, tale da consentire l’accesso al beneficio. –

Ecco il passo più importante della motivazione.

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Designazione anticipata dell’amministratore di sostegno

In tema di amministrazione di sostegno, la Prima Sezione civile della Corte di Cassazione, con Ordinanza n. 12998 del 15/05/2019, dopo aver ribadito che la procedura di nomina dell’amministratore non presuppone che la persona interessata versi in uno stato d’incapacità d’intendere o di volere, essendo sufficiente che sia priva, in tutto o in parte, di autonomia per una qualsiasi “infermità” o “menomazione fisica”, anche parziale o temporanea e non necessariamente mentale, che la ponga nell’impossibilità di provvedere ai propri interessi, ha stabilito che la designazione anticipata dell’amministratore di sostegno da parte dello stesso interessato, in vista della propria eventuale futura incapacità, prevista dall’art. 408, comma 1, c.c., non ha esclusivamente la funzione di scegliere il soggetto che, ove si presenti la necessità, il giudice tutelare deve nominare, ma ha altresì la finalità di consentire al designante, che si trovi ancora nella pienezza delle proprie facoltà cognitive e volitive, di impartire delle direttive vincolanti sulle decisioni sanitarie o terapeutiche da far assumere in futuro all’amministratore designato; tali direttive possono anche prevedere il rifiuto di determinate cure, in quanto il diritto fondamentale della persona all’autodeterminazione, in cui si realizza il valore fondamentale della dignità umana, sancito dall’art. 32 Cost., dagli art. 2, 3 e 35 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e dalle convenzioni internazionali, include il diritto di rifiutare la terapia, come nell’ipotesi di aderente alla confessione religiosa dei Testimoni di Geova, che in sede di designazione anticipata abbia preventivamente manifestato la sua irrevocabile volontà di non essere sottoposto, neanche in ipotesi di morte certa ed imminente, a trasfusioni a base di emoderivati.

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