Mar 24

Relazione dell’Ufficio del Massimario della Cassazione sul NE BIS IN IDEM

Sul sito della Corte di Cassazione é stata pubblicata il 21 marzo 2017 la Rel. n. 26/17 a cura dell’UFFICIO DEL MASSIMARIO PENALE
La relazione ha per oggetto “NE BIS IN IDEM –  PERCORSI INTERPRETATIVI E RECENTI APPRODI DELLA GIURISPRUDENZA NAZIONALE ED EUROPEA”

Ecco il lavoro nella sua integralità

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Mar 22

Autorizzazione paesaggistica: interventi esclusi o sottoposto a procedura semplificata.

È stato pubblicato il DECRETO DEL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA 13 febbraio 2017, n. 31 Regolamento recante individuazione degli interventi esclusi dall’autorizzazione paesaggistica o sottoposti a procedura autorizzatoria semplificata.

 (GU Serie Generale n.68 del 22-3-2017)

Link al sito della Gazzetta Ufficiale

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Mar 20

Sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi: vanno chieste nell’atto di appello.

Le Sezioni Unite della Corte di cassazione hanno affermato che il giudice di secondo grado non può applicare le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi nel caso in cui nell’atto di appello non risulti formulata alcuna specifica richiesta al riguardo.Trattasi della sentenza n. 12872 / 2017 (ud. 19/01/2017 – deposito del 17/03/2017). Sul sito della Corte si può leggere la MOTIVAZIONE  (cliccare su MOTIVAZIONE).
La Terza Sezione penale, con ordinanza in data 8-23 novembre 2016, aveva rimesso il ricorso alle Sezioni Unite, registrandosi nella giurisprudenza di legittimità orientamenti contrapposti circa l’applicabilità da parte del giudice di secondo grado delle sanzioni sostitutive allorché con l’atto di appello non sia stata devoluta la relativa questione, ma sia stato rimesso il punto relativo al trattamento sanzionatorio, come avvenuto nella specie. Con decreto del 24 novembre 2016 il Primo Presidente ha assegnato il ricorso alle Sezioni Unite. In data 14 dicembre 2016 il Procuratore generale ha depositato memoria con la quale ha sostenuto la tesi che il giudice di appello possa sostituire la pena detentiva con quella pecuniaria corrispondente purché sia stato devoluto il punto relativo al trattamento sanzionatorio.
La questione di diritto per la quale il ricorso è stato rimesso alle Sezioni Unite è la seguente: “Se il giudice di secondo grado possa applicare le sanzioni sostitutive delle pene detentive brevi nel caso in cui nell’atto di appello non risulti formulata alcuna specifica richiesta con riguardo a tale punto”.
Le Sezioni Unite danno una risposta negativa a tale quesito sulla scorta dell’orientamento predominante in giurisprudenza.
Per le Sezioni Unite in primo luogo da escludere che l’art. 597, comma 5, cod. proc. pen. attribuisca al giudice di appello il potere di applicare di ufficio anche le sanzioni sostitutive qualificate come una sorta di minus rispetto alla sospensione condizionale della pena, alla non menzione della condanna, al riconoscimento di circostanze attenuanti e alla correlata formulazione del giudizio di comparazione, di cui è consentita l’applicazione ex officio. La norma citata è di stretta interpretazione costituendo un’eccezione alla regola generale dell’effetto devolutivo fissata dal comma 1 dell’art. 597 cod. proc. pen., secondo il quale «l’appello attribuisce al giudice di secondo grado la cognizione del procedimento limitatamente ai punti della decisione ai quali si riferiscono i motivi proposti». Eccezione per sua natura inapplicabile oltre i casi in essa considerati, ai sensi dell’art. 14 delle Preleggi.
Neppure varrebbe invocare, osserva la Corte, la portata generale dell’art. 58 della legge n. 689 del 1981, che attribuisce al giudice il potere discrezionale di sostituire la pena detentiva, per pretendere di trarvi la conseguenza che lo stesso potere sia esercitabile anche dal giudice di secondo grado, ostandovi il dato testuale secondo cui quel potere va esercitato «nei limiti fissati dalla legge», il che significa non solo che esso non è esercitabile ex officio in ogni stato e grado, ma anche che incontra un limite nel rispetto dell’ambito della cognizione del giudice di appello segnato dall’effetto devolutivo.
L’evoluzione dell’orientamento minoritario verso la prospettazione della possibilità di ritenere le questioni inerenti all’applicazione delle sanzioni sostitutive incluse nel punto della decisione relativo al trattamento sanzionatorio non è sostenibile. In buona sostanza secondo l’orientamento minoritario, in caso di devoluzione del trattamento sanzionatorio al giudice di appello, questi potrebbe anche, senza violare i vincoli dell’effetto devolutivo, applicare le sanzioni sostitutive, mera variante qualitativa delle pene detentive brevi, ontologicamente prive di specificità ed autonomia. Secondo le Sezioni Unite la valutazione di tale prospettazione deve passare attraverso il richiamo sia alla natura di tali sanzioni, sia al principio di recente scolpito dalle Sezioni Unite (Sez. U, n. 8825 del 27/10/2016, dep. 2017, Galtelli) secondo cui l’appello (come il ricorso per cassazione) è inammissibile per difetto di specificità dei motivi quando non risultino esplicitamente enunciati e argomentati i rilievi critici mossi alle ragioni di fatto e di diritto alla base della sentenza impugnata. Secondo le Sezioni Unite merita in primo luogo piena condivisione la tesi della natura di vera e propria pena autonoma delle sanzioni sostitutive, piuttosto che di semplice modalità esecutiva della pena sostituita, sostenuta già in tempi risalenti dalle Sezioni Unite sul rilievo del carattere afflittivo delle prime, della loro convertibilità – in caso di revoca – nella pena sostituita residua, dello stretto collegamento con la fattispecie penale cui conseguono, con la rilevante conseguenza, nel caso allora esaminato, del riconoscimento della natura sostanziale delle disposizioni che le contemplano, soggette, in caso di successione di leggi nel tempo, alla disciplina di cui all’art. 2, terzo comma, cod. pen., che prescrive l’applicazione della norma più favorevole per l’imputato (Sez. U, n. 11397 del 25/10/1995, Siciliano, Rv. 202870).
Questi sono i capisaldi della decisione che sicuramente lascerà strascichi nella giurisprudenza di merito.

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Mar 18

Misure di prevenzione patrimoniale nei confronti degli eredi

Con sentenza depositata il 16 marzo 2017, le Sezioni Unite Penali della Corte di Cassazione, hanno affermato i seguenti principi in tema di misure di prevenzione patrimoniale nei confronti degli eredi e dei successori di persona deceduta:- le nozioni di erede e di successore a titolo universale o particolare, di cui all’art. 18, commi 2 e 3, d.lgs. 6 settembre 2011, n. 159, sono quelle proprie del codice civile;- nell’ipotesi in cui l’azione di prevenzione patrimoniale prosegua ovvero sia esercitata dopo la morte del soggetto socialmente pericoloso, la confisca può avere ad oggetto non solo i beni pervenuti a titolo di successione ereditaria, ma anche i beni che, al momento del decesso, erano comunque nella disponibilità del de cuius per essere stati fittiziamente intestati o trasferiti a terzi;

– nell’ipotesi in cui il giudice accerti la fittizietà dell’intestazione o del trasferimento di beni a terzi, la declaratoria di nullità prevista dall’art. 26, comma 1, d.lgs. n. 159 del 2011 non è pregiudiziale ai fini della validità della confisca, ma costituisce un obbligo consequenziale all’accertamento della fittizietà, la cui inosservanza da parte del giudice non integra vizi rilevanti ai sensi degli artt. 177 ss. cod. proc. pen., bensì un’omissione rimediabile, anche d’ufficio, con la procedura ex art. 130 cod. proc. pen.; – le presunzioni di fittizietà previste dall’art. 26, comma 2, d.lgs. cit. si riferiscono esclusivamente agli atti realizzati dal soggetto portatore di pericolosità e non riguardano anche gli atti dei suoi successori.

È la Sentenza n. 12621 /2017 (ud. 22/12/2016 – deposito del 16/03/2017).

Sul sito della Corte la MOTIVAZIONE

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Mar 16

Art. 157, comma 8 bis, cpp: notifica nulla se vi era elezione di domicilio

Il codice di procedura penale all’art. 157 e precisamente al comma 8 bis (comma che è stato inserito ex art. 2, del D.L. 21 febbraio 2005, n. 17, conv. con l. 22 aprile 2005, n. 60.) prevede: “8-bis. Le notificazioni successive sono eseguite, in caso di nomina di difensore di fiducia ai sensi dell’articolo 96, mediante consegna ai difensori. Il difensore può dichiarare immediatamente all’autorità che procede di non accettare la notificazione. Per le modalità della notificazione si applicano anche le disposizioni previste dall’articolo 148, comma 2-bis “,

La Sesta Sezione della Corte di Cassazione Penale con sentenza n. 11954/2017 ( ud. 15/02/2017 – deposito del 13/03/2017)  ha affermato che è nulla la notifica del decreto di citazione eseguita, ex art. 157, comma otto bis, cod. proc. pen., presso il difensore di fiducia nel caso in cui l’imputato abbia ritualmente dichiarato domicilio.

Ecco la motivazione sul sito della Corte: MOTIVAZIONE

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Mar 16

Carcere: celle di almeno 3 mq.

La Seconda sezione Penale della Cassazione ha affermato che, ai fini dell’accertamento della violazione del divieto di trattamenti inumani o degradanti, se lo spazio delle celle è inferiore ai tre metri quadrati esiste una forte presunzione di violazione dell’art. 3 della Convenzione  Edu, vincibile solo attraverso la valutazione dell’esistenza di adeguati fattori compensativi che si individuano nella durata della restrizione carceraria, nella misura della libertà di circolazione, nell’offerta di attività da svolgere in spazi ampi fuori dalle celle e nel decoro complessivo delle condizioni di detenzione.
Trattasi della Sentenza n. 11980/2017 ( ud. 10/03/2017 – deposito del 13/03/2017 ).
Sul sito della Corte la MOTIVAZIONE

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Mar 13

La motivazione del tribunale della libertà in caso di accoglimento della domanda cautelare già rigettata dal GIP.

La Sesta sezione della Corte di cassazione ha affermato che il tribunale della libertà, qualora accolga la domanda cautelare riformando in sede di appello ex art. 310 cod. proc. pen. la decisione di rigetto del G.i.p., non è gravato dall’onere della c.d. motivazione rafforzata, in quanto tale onere è configurabile solo in sede di giudizio, dove il canone valutativo è costituito non dalla gravità indiziaria, ma dalla certezza processuale della responsabilità dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio.

È la Sentenza n. 11550 / 2017 (ud. 15/02/2017 – deposito del 09/03/2017). Qui la MOTIVAZIONE presente sul sito della Corte.

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Mar 09

L’informazione alla persona offesa in tema di richieste de libertate

E’ stata pubblicata sul sito della Cassazione la Relazione n. 05/17 Roma dell’ 08 febbraio 2017 intitolata “Relazione di orientamento – Omessa notifica alla persona offesa delle richieste de libertate: le prime pronunce della Corte di Cassazione”.

La relazione da conto delle pronunce intervenute in tema  di oneri informativi introdotti da recenti interventi normativi a favore delle persone offese in occasione del sub-procedimento di revoca o sostituzione delle misure cautelari coercitive.

Ecco il testo della relazione

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Mar 08

Il dipendente postale è incaricato di pubblico servizio

La Sesta Sezione della Corte di cassazione ha affermato che il dipendente di Poste Italiane S.p.a. che svolga attività di bancoposta afferente alla raccolta di risparmio postale riveste la qualità di persona incaricata di pubblico servizio.

È la sentenza  n. 10875 / 2017 (ud. 23/11/2016 – deposito del 06/03/2017) di cui si può leggere la MOTIVAZIONE sul sito della Corte.

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Mar 06

Ricorso per cassazione. L’abnormita’ del numero dei motivi crea genericità del gravame.

La Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha affermato che assume carattere di genericità del ricorso per cassazione la sua articolazione in un numero abnorme di motivi (nella specie settantanove) concernenti gli stessi capi d’imputazione e i medesimi punti e questioni oggetto della decisione, così da rendere confusa l’esposizione delle doglianze e difficoltosa l’individuazione delle questioni sottoposte al vaglio della Corte.Trattasi della Sentenza n. 10539/2017 ( ud. 10/02/2017 – deposito del 03/03/2017).

Nel caso di specie il ricorrente aveva articolato ben 79 motivi di ricorso e le difese delle parti civili avevano eccepito che trattavasi della medesime censure svolte in secondo grado e che quindi il ricorso andava dichiarato inammissibile. La Corte accoglie l’eccezione rilevando che la specificità dei motivi si caratterizza per il fatto che deve essere chiara la critica che si vuole svolgere alla sentenza gravata, cosa che non si riscontra laddove si ripetano gli stessi motivi esposti nel secondo grado sia pure con sfumature diverse.

L’inammisibilita deriva altresì, afferma la Corte, anche dall’uso di argomenti ridondanti, con esposizione eccessivamente prolissa e tale da non rendere chiaro il fine dell’atto rendendo difficile individuare le critiche al provvedimento impugnato che si vogliono portare all’attenzione della Corte.

Cliccare qui per leggere la MOTIVAZIONE sul sito della Cassazione.

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Mar 01

Favoreggiamento di immigrazione clandestina.

La Prima Sezione ha affermato, in tema di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, che non è configurabile l’attenuante comune del danno patrimoniale di speciale tenuità in ragione del modesto importo del compenso corrisposto, o promesso, dallo straniero favorito.

È la sentenza della Prima Sezione Penale della Cassazione  n. 9636 ud. 13/05/2016 – deposito del 27/02/2017. Qui la MOTIVAZIONE

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Feb 28

Controricorrente e nuovo art.380-bis.1  c.p.c.

Qualora la controversia sia trattata, giusta l’art. 1-bis, comma 2, della l. n. 197 del 2016 (di conversione, con modif., del d.l. n. 168 del 2016), con il rito camerale di cui al comma 1, lett. f), della medesima disposizione, al controricorrente costituitosi tardivamente deve riconoscersi la facoltà di depositare memorie scritte, nel termine di cui all’art. 380-bis.1 c.p.c., al fine di evitare disparità di trattamento rispetto ai processi trattati in pubblica udienza – per i quali è prevista la discussione orale – ed altresì dovendosi assicurare una ragionevole durata del processo, per conseguire una tutela giurisdizionale effettiva, in attuazione del principio costituzionale del giusto processo di cui agli artt. 111 Cost. e 6 CEDU.

Trattasi dell’Ordinanza n. 4906 del 27/02/2017;leggibile sul sito della Suprema Corte la  MOTIVAZIONE

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