Ott 21

Le Sezioni Unite della Cassazione Civile intervengono sulla usura sopravvenuta 

Le Sezioni Unite Civili della Cassazione hanno affermato che qualora il tasso degli interessi concordato tra mutuante e mutuatario superi, nel corso del rapporto, la soglia dell’usura, come determinata in base alle disposizioni della l. n. 108 del 1996, non si verifica la nullità o l’inefficacia della clausola di determinazione del tasso degli interessi pattuita prima dell’entrata in vigore della l. n. 108 del 1996, o della clausola successiva di un tasso non eccedente tale soglia quale risultante al momento della stipula; ed hanno escluso che la pretesa del mutuante di riscuotere gli interessi secondo il tasso validamente concordato possa essere qualificata, per il solo fatto del sopraggiunto superamento di tale soglia, contraria al dovere di buona fede nell’esecuzione del contratto.
È la sentenza n. 24675 del 19/10/2017 (Clicca qui per leggerla nella versione integrale sul sito della Suprema Corte)

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Ott 19

Brutto tempo. La PEC (e pure il fax) non funzionano: appello improcedibile.

La Cassazione Civile conferma un principio ormai pacifico dal 2012 e cioè da quando, con il DL 179/2012, è stato imposto ai cancellieri di effettuare le comunicazioni a mezzo posta elettronica certificata: l’avvocato deve preoccuparsi di far sì che la sua Pec sia censita sul Reginde e che funzioni.

Nel caso di specie una Corte di Appello aveva dichiarato improcedibile un appello stante l’impossibilita di comunicare all’appellante a mezzo Pec (e nemmeno a mezzo fax) la comunicazione del rinvio ex art 348 cpc non risultando presente la pec e risultando inattivo il fax.

A seguito di ricorso per cassazione avverso tale pronuncia la Suprema Corte Terza Sezione Civile con ordinanza n 23959 del 12.10.2017 (questo è il link per leggerla) ha ribadito che: “i tre motivi possono essere esaminati congiuntamente e sono inammissibili. Sono inammissibili laddove prospettano, in maniera generica ed attraverso una superficiale esposizione della vicenda, una serie di questioni di fatto tendenti ad ottenere dalla Corte di legittimità una nuova e diversa valutazione del merito della controversia. Infatti, quanto ai primi due motivi si rileva la apodittica affermazione relativa al mancato funzionamento del fax e della pec dello studio dell’avvocato………… in conseguenza di eventi atmosferici che, da un lato non sono minimamente comprovati e dall’altro si rivelano inconferenti, atteso che gli stessi, avuto riguardo alla comunicazione a mezzo di casella di posta elettronica certificata, non escludono di per sé la funzionalità e la consultazione dello strumento di comunicazione telematica da parte dell’utente in possesso delle corrette credenziali di accesso”.

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Ott 19

Brutto tempo. La PEC (e pure il fax) non funzionano: appello improcedibile.

La Cassazione Civile conferma un principio ormai pacifico dal 2012 e cioè da quando, con il DL 179/2012, è stato imposto ai cancellieri di effettuare le comunicazioni a mezzo posta elettronica certificata: l’avvocato deve preoccuparsi di far sì che la sua Pec sia censita sul Reginde e che funzioni.

Nel caso di specie una Corte di Appello aveva dichiarato improcedibile un appello stante l’impossibilita di comunicare all’appellante a mezzo Pec (e nemmeno a mezzo fax) la comunicazione del rinvio ex art 348 cpc non risultando presente la pec e risultando inattivo il fax.

A seguito di ricorso per cassazione avverso tale pronuncia la Suprema Corte Terza Sezione Civile con ordinanza n 23959 del 12.10.2017 (questo è il link per leggerla) ha ribadito che: “i tre motivi possono essere esaminati congiuntamente e sono inammissibili. Sono inammissibili laddove prospettano, in maniera generica ed attraverso una superficiale esposizione della vicenda, una serie di questioni di fatto tendenti ad ottenere dalla Corte di legittimità una nuova e diversa valutazione del merito della controversia. Infatti, quanto ai primi due motivi si rileva la apodittica affermazione relativa al mancato funzionamento del fax e della pec dello studio dell’avvocato………… in conseguenza di eventi atmosferici che, da un lato non sono minimamente comprovati e dall’altro si rivelano inconferenti, atteso che gli stessi, avuto riguardo alla comunicazione a mezzo di casella di posta elettronica certificata, non escludono di per sé la funzionalità e la consultazione dello strumento di comunicazione telematica da parte dell’utente in possesso delle corrette credenziali di accesso”.

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Ott 17

Annullamento in autotutela di concessione edilizia e onere di motivazione.


La Quarta Sezione del Consiglio di Stato ha esaminato la questione della necessità di una congrua motivazione del provvedimento con cui in autotutela viene annullata una concessione edilizia a distanza di anni dal suo rilascio.

Con ordinanza del 19 aprile 2017 n. 1830 la Sezione ha chiarito che sulla questione si sono formati due contrapposti orientamenti.

Un primo, più recente orientamento (Cons. St., sez. VI, 27 gennaio 2017, n. 341), con riferimento ad un provvedimento di annullamento in autotutela di una Continue reading

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Ott 14

Slide lezione sul PAT 13.10.2017

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Ott 12

Revoca lavoro di pubblica utilità e ripristino pena residua

La Prima Sezione Penale della Corte di Cassazione, pronunciandosi con riferimento all’ipotesi prevista dall’art. 73, comma 5-bis D.P.R. n. 309 del 1990, ha ribadito il principio, già affermato in materia di circolazione stradale, secondo cui la revoca della sanzione sostitutiva del lavoro di pubblica utilità comporta il ripristino della sola pena residua, calcolata sottraendo dalla pena complessivamente inflitta il periodo di positivo svolgimento dell’attività, mediante un criterio di esatta corrispondenza temporale.

È la sentenza  46551 / 2017 (ud. 25/05/2017 – deposito del 10/10/2017). 

Clicca qui di seguito per leggerla sul sito della Corte: MOTIVAZIONE

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Ott 06

Esame da avvocato: legittima la motivazione attraverso il punteggio numerico

DAL SITO DELLA GIUSTIZIA AMMINISTRATIVA

L’Adunanza plenaria ribadisce che il punteggio numerico definisce legittimamente l’ambito della motivazione dell’insufficienza all’esame per la c.d. abilitazione forense

Cons. St., A.P., 20 settembre 2017, n. 7 – Pres. Pajno, Est. Taormina

Avvocato – Esami – Prova scritta espletata nelle more dell’entrata in vigore della riforma dell’esame di abilitazione – Motivazione – Voto numerico – Sufficienza.

 

        La norma transitoria di cui all’art. 49, l. 31 dicembre 2012, n. 247 – che rinvia l’entrata in vigore della riforma dell’esame di abilitazione –  esclude in modo non irragionevole l’immeditata applicabilità dell’art. 46, comma 5, della stessa legge, secondo cui “La commissione annota le osservazioni positive o negative nei vari punti di ciascun elaborato, le quali costituiscono motivazione del voto che viene espresso con un numero pari alla somma dei voti espressi dai singoli componenti” (1).

Nella vigenza dell’art. 49, l. n. 247 del 2012 i provvedimenti della commissione esaminatrice degli aspiranti avvocati, che rilevano l’inidoneità delle prove scritte e non li ammettono all’esame orale, vanno di per sé considerati adeguatamente motivati anche quando si fondano su voti numerici, attribuiti in base ai criteri da essa predeterminati, senza necessità di ulteriori spiegazioni e chiarimenti, valendo comunque il voto a garantire la trasparenza della valutazione (2).

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Ott 02

Legge Pinto: non è ammissibile la surrogatoria.

La Cassazione Civile Sezione Seconda con Ordinanza n. 22975 del 02/10/2017  hanno stabilito che:“La domanda volta ad ottenere l’indennizzo per il danno non patrimoniale subìto in conseguenza dell’irragionevole durata del processo presupposto, “ex lege” n. 89 del 2001, non può essere proposta in via surrogatoria, ex art. 2900 c.c., trattandosi di azione che, per la propria natura, deve essere esercitata dal relativo titolare, giacché l’esistenza di detto danno non può essere predicata in difetto di allegazione del danneggiato”.

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Set 28

Condominio: la nullità della delibera rilevata per la prima volta in appello.

In tema di impugnazione delle delibere condominiali, la richiesta di accertamento, per la prima volta in grado di appello, di un motivo di nullità diverso da quelli proposti in primo grado è inammissibile, a ciò ostando il divieto di “nova” ex art. 345, comma 1, c.p.c., salva la possibilità per il giudice del gravame – obbligato comunque a rilevare d’ufficio ogni possibile causa di nullità – di convertirla ed esaminarla come eccezione di nullità legittimamente formulata dall’appellante, ai sensi comma 2 del citato art. 345.

Trattasi del principio stabilito dalla sentenza della Seconda Sezione Civile della Corte di Cassazione n. 22678 del 27/09/2017    (clicca qui per leggere la motivazione). 

Ovviamente va valutato bene si vi sia una richiesta nuova oppure no.

Ricorda la Corte che  si è di recente chiarito che: «Il divieto di proporre domande nuove in appello implica che è preclusa la facoltà di avanzare pretese che involgano la trasformazione obiettiva del contenuto intrinseco della domanda proposta in primo grado, ma non quella di prospettare rilievi che importino una diversa qualificazione giuridica del rapporto e l’applicazione di una norma di diritto non invocata in primo grado, tanto più quando la nuova ragione giuridica dedotta in sede di gravame derivi da una norma di legge che il giudice è tenuto ad applicare» (Sez. 2 – , n. 6854 del 2017).

Peraltro nel caso di specie  il ricorrente, con l’appello, aveva prospettato un presunto ulteriore vizio di nullità della delibera condominiale, rispetto a quelli fatti valere con la domanda introduttiva del giudizio di primo grado. In relazione ai motivi di nullità delle delibere condominiali deve richiamarsi l’orientamento di questa Corte secondo cui: «Alle deliberazioni prese dall’assemblea condominiale si applica il principio dettato in materia di contratti dall’art. 1421 cod. civ., secondo cui è attribuito al giudice il potere di rilevarne d’ufficio la nullità» Sez. 2, n. 12582 del 2015 (Rv. 635891). Ne consegue che, anche in relazione alla nullità delle delibere condominiali, deve trovare applicazione il principio affermato in materia contrattuale, secondo cui: «La domanda di accertamento della nullità di un negozio proposta, per la prima volta, in appello è inammissibile ex art. 345, primo comma, cod. proc. civ., salva la possibilità per il giudice del gravame – obbligato comunque a rilevare di ufficio ogni possibile causa di nullità, ferma la sua necessaria indicazione alle parti ai sensi dell’art. 101, secondo comma, cod. proc. civ. – di convertirla ed esaminarla come eccezione di nullità legittimamente formulata dall’appellante, giusta il secondo comma del citato art. 345» Sez. U, n. 26243 del 2014 (Rv.633566).

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Set 28

Controversie su concessioni di beni e servizi pubblici: la giurisdizione è del Giudice Amministrativo.

Le Sezioni Unite Civili della Cassazione con sentenza n.   22357 del 26.9.2017 (clicca qui per leggerla) sono  tornate sul tema di cui al titolo.

Ricordano gli Ermellini che sin dagli anni ’90 si è affermato che appartengono alla giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo, a norma degli artt. 5-7, legge 06/12/1971, n. 1034, le controversie relative a rapporti di concessione di beni e di servizi pubblici, indipendentemente dalla natura delle posizioni giuridiche dedotte e alla fonte da cui detti rapporti traggono origine (Cass. Sez.U. 19/07/1995, n. 7816). Si è ritenuto che tale giurisdizione non viene meno neppure ove si chieda la risoluzione del contratto per inadempimento degli obblighi assunti, sia che l’ente concedente non faccia ricorso a poteri autoritativi per revocare la concessione, bensì faccia valere, ad esempio, una clausola di disdetta (Cass. Sez.U. 11/05/1998, n. 4749), sia che il concessionario chieda la risoluzione del rapporto per pretese inadempienze dell’ente concedente, nonché la condanna di quest’ultimo al ristoro dei danni relativi (Cass. Sez.U. 17/11/1998, n. 11578).

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Set 26

Opposizione a cartella di pagamento: decorrenza del termine qualora sia il primo atto noto.

Le Sezioni  Unite Civile della Cassazione  hanno affermato che l’opposizione a cartella di pagamento, per la riscossione di sanzione amministrativa pecuniaria irrogata ai sensi del codice della strada, va proposta, nel termine di trenta giorni, a pena di inammissibilità, ex art. 7 d.lgs. n. 150 del 2011 e non ex art. 615 c.p.c., qualora la parte deduca che essa costituisce il primo atto con il quale è venuta a conoscenza della sanzione irrogata in ragione della nullità o dell’omissione della notificazione del processo verbale di accertamento della violazione del codice della strada.

Trattasi della sentenza n. 22080 del 22/09/2017 : ecco il link per leggere la MOTIVAZIONE sul sito della Corte.

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Set 26

Sanzioni amministrative: obbligazione del corresponsabile e regresso.

Le Sezioni  Unite Civili della Corte di Cassazione  hanno affermato che la solidarietà prevista dall’art. 6 l. n. 689 del 81 persegue anche uno scopo pubblicistico di deterrenza generale nei confronti di quanti abbiano interagito con il trasgressore. Pertanto, l’obbligazione del corresponsabile solidale non viene meno nell’ipotesi in cui quella dell’obbligato in via principale, ai sensi dell’art. 14, ultimo comma, della detta legge, si estingua per mancata tempestiva notificazione; con l’ulteriore conseguenza che l’obbligato solidale che abbia pagato la sanzione conserva l’azione di regresso per l’intero verso l’autore della violazione, il quale non può eccepire l’estinzione del suo obbligo verso la P.A..

La pronuncia della Corte é la sentenza n. 22082 del 22/09/2017 (link per leggere la MOTIVAZIONE sul sito della Corte).

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